Sono un assassino
Giallo
Newton Compton Editori
18 agosto 2026
cartaceo, ebook
352
Un viaggio, una confessione inaspettata, una scia di morte. È il 1973 e le vite di tre persone vengono stravolte quando, sul treno notturno per Newcastle, condividono lo scompartimento con un uomo qualunque, occhiali e aria insignificante. Quello che sembra un incontro casuale, destinato a dissolversi all'arrivo in stazione, si trasforma invece nell'innesco di una spirale di eventi imprevedibili. Entro la fine del giorno successivo, infatti, uno di loro sarà morto, un secondo inizierà a ricattarne un altro e un terzo sarà costretto a commettere un crimine. E tutti saranno sotto l'occhio attento di Aline, una poliziotta locale. Quando i cadaveri iniziano a moltiplicarsi, la domanda diventa inevitabile: quanti assassini ci sono davvero in giro... e chi sarà la prossima vittima? In un clima in cui fidarsi di qualcuno è un azzardo e non fidarsi è ancora peggio, l'unica cosa certa è che il viaggio non finirà affatto come previsto.
“Sono un assassino” è un romanzo giallo dello scrittore britannico Terry Deary, pubblicato da Newton Compton Editori.
La storia è ambientata nel 1973 ma, sia nel primo capitolo sia nell’ultimo, si fa un salto temporale di ben cinquant’anni, arrivando al 2023.
Tutto ha inizio quando, all’interno dello scompartimento di un treno, uno dei quattro passeggeri che lo occupano pronuncia la frase: “In realtà, sono un assassino”. Da quel momento in poi la vita di tutti loro viene completamente stravolta con morti sospette, crimini e ricatti.
In “Sono un assassino”, oltre alle quattro persone che viaggiano sul treno, il signor Brown, che è un sicario, l’attore Tony Davies, che nel corso della narrazione diventerà uno scrittore, Claire Thirwall, una giovane ragazza che lavora nell’elettronica con un sogno nel cassetto in merito ai computer, e Edward Delmont, un ricco avvocato con incarichi di consulente governativo, l’altro personaggio chiave è Aline. Si tratta di una poliziotta locale che si ritroverà a dover fronteggiare il susseguirsi degli eventi e a fare luce su quanto accaduto. Per ciascuno di loro Terry Deary tratteggia le fragilità umane che tanto incidono sui loro, talvolta, persino buffi comportamenti e di conseguenza sulla trama.
“Quale ladro con una borsa piena di documenti rubati offre un passaggio a un’agente di polizia? A questa domanda so rispondere. Un ladro con il cervello di grasso di rognone.”
Il romanzo “Sono un assassino” è suddiviso in quattro parti, composte, oltre che da un epilogo, da quarantasette capitoli di volta in volta raccontati da Aline, il signor Brown e Tony Davies. Questo espediente, se da un lato permette di conoscere i vari punti di vista, dall’altro fornisce tanti dettagli, che forse si potevano tenere celati, perché finiscono per svelare troppo sul giallo da risolvere. In più spesso ci sono ripetizioni, visto che la stessa storia viene raccontata dai vari personaggi coinvolti.
In “Sono un assassino” il ritmo è molto lento, soprattutto fino alla metà del libro, punto in cui gli eventi cominciano a prendere piede, intensificandosi, mentre nella prima parte sono presenti numerose divagazioni non sempre pertinenti al racconto.
Nel testo spesso ci si rivolge in maniera diretta al lettore con espressioni di questo tipo:
“Lascia che ti racconti del 1973.”
“Sono troppo criptico? Scusa. Da scrittore con una certa esperienza, so di dover coinvolgere il lettore, cioè te, anziché cercare di stuzzicare la tua curiosità con frasi enigmatiche. Scusa.”
“Sono un assassino” è un romanzo che mescola il genere mystery classico all’humor nero britannico. Nel corso della storia si incontrano spesso situazioni paradossali, anche perché l’assassino parla del suo lavoro in maniera naturale e distaccata, ricorrendo a un’ironia tagliente e cinica. che a volte presenta persino elementi grotteschi o ludici.
“Mi spiego meglio. Sapevo dove abitava la poliziotta, sapevo dove abitava Claire dei computer, la giovane del treno, e ora sapevo dove abitava Tony Davies, il giovane del treno. Avevo fatto bingo. Avrei dovuto urlarlo, ma avrebbe attirato l’attenzione, dato che ero un uomo nascosto dietro un cespuglio in un piccolo parco un martedì sera. Così lo verbalizzai semplicemente nella mia testa. Bingo!”
“Se vedere la casa di Tony Davies era stato il mio momento “bingo”, vedere quella persona avvicinarsi alla porta mi richiamò alla mente un altro gioco molto più infantile. Un girotondo.”
Sicuramente si tratta di una lettura piacevole, grazie alla scrittura semplice e scorrevole in cui, però, non prevale di certo la tensione o la curiosità. Infatti è tutto svelato nella narrazione e anche quel po’ di mistero che avvolge il racconto è di facile risoluzione.
Siamo di fronte a un libro molto più vicino alla commedia nera che ai thriller. Lo consiglio a chi cerca una storia con cui intrattenersi, senza avere pretese di altro tipo.