Sommersione
Narrativa
Fazi Editore
12 marzo 2020
cartaceo, ebook
190
«In fondo all'Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d'oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell'amore malinteso.
Conosco l'Isola a cui si è ispirato l'autore, perciò posso apprezzare quanto l'abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, m solo perché 'sono i lumini di un cimitero lontano'.
"Sommersione" racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti - un vecchio pescatore - forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell'Isola oltre all'American Bar, ma di gran lunga preferibile perché 'all'American Bar non c'è ancora un sufficiente livello di disperazione'. Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell'Isola, lettori compresi.
Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell'intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi - o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello - l'umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell'esistenza: l'altro nome di quest'Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia.» (Tiziano Scarpa)
“Tra poco sarebbe salita la marea, secondo quanto previsto dal bollettino, anche se non hai ancora sentito la sirena. Ti assopisci per un attimo sul divano, completamente sfatto, mentre l’Isola comincia a essere sommersa. poi, come al solito, spalanchi gli occhi. ancora quel pensiero, quel pensiero brutto, terribile: la paura della fine che accomuna gli uomini alle seppie, i topi ai granchi. La paura che alla fine le bestemmi non possano bastare”
E di bestemmie ne ha un repertorio ricco e creativo il vecchio ottantenne protagonista della seconda prova narrativa di Sandro Frizziero, che nell’ambizioso contesto del Premio Campiello 2020 è riuscito ad agguantarsi un meritato secondo posto.
Unica e sola ambientazione per questo romanzo è l’Isola, luogo che non ha nome, come non ha nome neppure quel vecchio pescatore avvinazzato e bestemmiatore seriale, al quale l’autore rivolge del tu come se lo stesse indicando col dito puntato, ricordandogli la miseria della sua esistenza con annessi rancori, misfatti, tradimenti e abusi del passato che ora tornano inevitabilmente a sommergerlo. Perché la sommersione a cui allude l’autore nel titolo è sì quella marea sempre più alta che a causa dei cambiamenti climatici inghiotte l’Isola (che allude palesemente alla laguna veneziana, culla di nascita e di vita dell’autore stesso), ma anche e soprattutto quel senso ineluttabile di fine che si abbatte su mondi tanto gretti e squallidi quanto reali, fatti di balordi, puttane, religiosi ipocriti e ubriaconi. A riempire le pagine sono i pensieri, persino i più reconditi e più triviali, di un vecchio pescatore scavato sul volto e nell’animo, che sputa sentenze a ogni angolo su chiunque incontri: persona, pianta o animale che sia. Solo i pesci sembrano non infastidirlo.
I pesci fanno meno pena degli altri animali quando muoiono, questa è la verità. Non urlano, non piangono, non si lamentano, i pesci.
Rimasto vedovo della sua Cinzia – quella moglie che poi le dava pure fastidio con le sue preghiere e il suo culone e le botte se le era meritate tutte – si trova a finire i suoi giorni in quella topaia di casa che gli è rimasta e che mai avrebbe lasciato alla figlia Simonetta, emigrata sulla Terraferma per non tornare mai più. Eppure, tale vecchio non è l’unico residuo di umanità bestiale rimasto, perché con lui popolano le calli altri reietti misantropi e rancorosi.
Soffrono i tuoi compagni di bevute, è evidente, perché lottano contro un dolore del tutto nuovo, ammesso che possano esistere davvero dolori nuovi: quello scaturito dalla noia.
Insieme alla noia di una vecchiaia che ciondola sonnecchiante e avvilita tra il bar e il porto, la fine arriva presto tra rivelazioni e rassegnazioni e se la storia scorre al ritmo delle onde del mare, è tutto merito della penna di Sandro Frizziero, quanto mai lucida e determinata. Non è una lettura da divorare tutta d’un fiato, ma ha bisogno di concedersi delle pause che permettano di distogliere gli occhi da uno spaccato di società miseramente vuoto e avido, figlio della povertà e dell’isolamento che ha forgiato uomini di mare dediti al lavoro, alle bevute e alle imprecazioni.
Personalmente ho notato una mancanza di profondità nella caratterizzazione dei personaggi e questo avrà sicuramente penalizzato la lettura, ma a risollevarne le sorti è stata l’intenzione dell’autore, quella di svestire la scrittura di inutili divagazioni, prediligendo il sarcasmo e lo scherno, mirare dritto al punto e spogliare l’uomo delle illusioni che ama dipingersi addosso per giustificarsi e farsi bello agli occhi della propria coscienza. In fondo non è sempre tutto rosa, qui sull’Isola non lo è per niente e forse un dito puntato contro, come quello dell’autore verso il protagonista, è inevitabile perché l’ineluttabile sommersione non accada davvero.
L’autore

Sandro Frizziero È nato a Chioggia nel 1987 e insegna Lettere negli istituti superiori della sua città. Per Fazi Editore, nel 2018, ha pubblicato Confessioni di un NEET, finalista al Premio John Fante 2019.