Solstizio d'estate
romanzo contemporaneo
Elmi's World
2026
cartaceo
240
Leggilo in biblioteca, immersa nel silenzio.
Leggilo in montagna, circondata dalla natura.
Leggilo sotto un abete, all’ombra.
Leggilo sotto le stelle, in una notte estiva.
Leggilo in un solstizio d’estate, quando suderai.
Troverai Dulcinea, José e Manolo. Tre voci che si rincorrono e si intrecciano tra fughe e ritorni, periferie e sogni, desideri e disincanti.
Un romanzo che scivola tra poesia urbana e narrativa cruda, che attraversa le cicatrici dell’esistenza con lo sguardo disilluso di chi ha visto troppo, ma continua a cercare. L’autore esplora la bellezza e la fragilità dell’essere umano con compassione e ironia, restituendo dignità ai margini e profondità all’ordinario.
Nel suo “Solstizio d’estate”, edito Elmi’s World, Christiano Cerasola costruisce una narrazione che esula dalle logiche narrative tradizionali. L’espressione “addentrarsi nei labirinti dell’animo umano”, qui, trova il suo pieno compimento.
La trama, infatti, si sviluppa senza una linearità rassicurante. Si seguono le vite di tre giovani, Manilo, José e Dulcinea, che si incrociano in un momento comune di rottura con la propria quotidianità.
Tutti e tre sono vittime di paure, insoddisfazioni e fragilità. La reazione comune è la fuga.
Manolo (detto Vogliadifragola), Dulcinea la scrittrice e Josè il protettore lasciano le proprie esistenze ordinarie e si addentrano in un viaggio sia fisico che introspettivo, verso una meta indefinita.
In questa parentesi di sospensione, diventano l’uno il rifugio dell’altro, dando vita a un triangolo dove non c’è spazio per il giudizio, ma vi è solo convivenza e conforto nelle diversità.
Il romanzo presenta alcune peculiarità, non agevoli a mio parere, che meritano delle annotazioni, ma non siate precipitosi sull’esito di queste.
Quello che secondo me è un limite di “Sostizio d’estate” è la struttura della trama che, a tratti, appare “campata in aria” (mi perdoni l’autore per questa espressione poco colta) e priva di quella evoluzione che mi sarei aspettata, da lettore, dinanzi alle tematiche poc’anzi accennate.
Le dinamiche relazionali e anche la sessualità tra i tre protagonisti sbocciano all’improvviso, senza una reale transizione o maturazione del sentimento. Si alternano momenti in cui si vive alla giornata, condividendo l’esigenza di evadere dai propri pensieri, a momenti di sconforto e abbandono nella propria solitudine.
Anche l’evoluzione psicologica dei personaggi rimane, forse volutamente, sfocata: l’autore preferisce fotografare la loro fuga istantanea piuttosto che delineare un percorso di crescita chiaro (ma poi ci sarà questa crescita?).
I ruoli all’interno di questo triangolo restano ambigui, guidati dal vento del momento, e il passaggio dal concetto di “noi tre contro il mondo” a quello di “noi tre contro noi stessi” rischia, a tratti, di far perdere il focus principale della narrazione (sempre se ho ben inteso quale sia questo focus).
Un altro elemento di forte contrasto è rappresentato, sempre a mio parere, dalle scelte stilistiche e linguistiche. Cerasola adotta un registro estremamente variegato: se da un lato i discorsi diretti rispettano l’indole e lo status sociale dei personaggi, introducendo anche discorsi in dialetto, credo, campano (comprensibile non a tutti i lettori), dall’altro il testo è ricco di riferimenti culturali, letterari, simbolismi e termini aulici.
Questo lirismo così colto ed elevato crea un evidente distacco con la natura dei tre protagonisti, ragazzi comuni, immersi in una quotidianità loro ostile, ma pur sempre ordinaria, attorno ai quali un tale eccesso linguistico può risultare artefatto.
Nonostante queste mie perplessità, che forse derivano da una mia iniziale resistenza a entrare pienamente in sintonia con i personaggi, è innegabile che la penna di Cerasola sia colta, ricca e, a tratti, poetica.
La struttura stessa di “Solstizio d’estate” conferma l’estro letterario dell’autore, che sa guardare oltre: la scelta di intitolare ogni capitolo con le sue prime parole, la metafora esistenziale del titolo “Solstizio d’estate” e il passaggio temporale che conduce fino all’equinozio d’autunno rivelano una precisa architettura intellettuale.
Il finale giunge in modo inaspettato, lasciando aperte molte domande. Un altro preciso intento dell’autore raggiunto?
Sono arrivata a pensare che l’errore di me lettrice sia stato proprio il voler forzatamente unire tutti i fili della trama, quando il romanzo, forse, richiede semplicemente di essere accolto nella sua frammentarietà, leggendo le vicende così come si presentano, singolarmente.
Il mio giudizio finale non può che essere positivo (non prendetemi per pazza o incoerente).
Nonostante la fatica interpretativa e le mie perplessità, “Solstizio d’estate” ha il grande pregio di mettere profondamente in gioco chi legge, costringendolo a confrontarsi con le tante sfaccettature della vulnerabilità umana.
Forse l’intento dell’autore non è mai stato quello di offrire una storia lineare, bensì quello di rappresentare fedelmente la caoticità della vita in cui siamo immersi e quella incessante necessità di trovare un rifugio in cui nascondersi e rigenerarsi.
4 stelle ⭐⭐⭐⭐☆

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
