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Recensione: “SILENZIOSI RIFLESSI di un artista minore” di Antonella Tamiano, Scatole Parlanti

SILENZIOSI RIFLESSI di un artista minore Book Cover SILENZIOSI RIFLESSI di un artista minore
ANTONELLA TAMIANO
THRILLER
SCATOLE PARLANTI
20 DICEMBRE 2019
CARTACEO
160

Cristina Greco, curatrice d’arte al Museo Castromediano di Lecce, è una donna che vive tra strani sogni, fragilità e determinazione. Sicura delle proprie scelte e al contempo ostacolata in queste da un carattere fin troppo mite, si ritrova ben presto ad affrontare una sfida molto più grande di lei: trovare l’assassino della sua amica Susanna, brutalmente uccisa all’interno del museo stesso.

Quando tutti sembrano nemici e la fiducia nel prossimo vacilla è il momento, per la giovane donna, di provare a superare i propri blocchi e arrivare in fondo all’indagine.

 

“L’aria è fredda, una brezza leggera solleva le foglie e le fa vorticare. Questa mattina ho voglia di dimenticare per un breve momento tutto ciò che mi affligge. Voglio liberare la mente, voglio sentirmi viva e vitale. Socchiudo gli occhi, mi concentro sul respiro, ascolto la musica con gli auricolari e incomincio a correre. Mi lascio travolgere da quella sensazione di benessere come se volessi fare pace col mondo e con me stessa”

Cristina Greco è una giovane donna appassionata d’arte, laureata in beni culturali e che lavora come curatore  in un museo della città che adora, Lecce.

Una ragazza fragile, malinconica, che ha lasciato la casa di famiglia per incompatibilità di pensiero, ancora innamorata del suo ex ed incastrata in una storia con un ragazzo per cui non prova nulla oltre che amichevole affetto.

Una ragazza debole, eternamente incerta, persa nel susseguirsi dei suoi attacchi di panico, iniziati con la morte del padre e mai più passati.

Tutto inizia in una mattinata uggiosa, fredda, dopo un sogno ricorrente, turbolento, con l’auto che non si decide a partire e con minuti di ritardo al lavoro.

Solito giro per le sale del museo prima dell’apertura e il ritrovamento del corpo di una donna a terra, con macchie di sangue e nessun segno di vita.

Panico e urla, e la scoperta che la malcapitata è Susanna, una sua amica di studi che aveva cercato di vederla la sera prima ma che lei non aveva potuto raggiungere.

In realtà non aveva voluto, era uscita per una mostra con Pierluca, suo fidanzato, e si era dimenticata dell’ora.

Nel museo inizia un viavai di persone, i vari colleghi, la polizia, tra cui il bel vicecommissario Fabrizio Murelli, Giordano, giornalista di cronaca nera e suo ex, e Simone, informatico, neo papà e amante di Susanna.

Cristina, nella sua emotività, entra in panico alla conferma della morte della sua amica, ma non trova conforto fra i suoi colleghi, tutti piuttosto freddi e distaccati e questo la lascia confusa e incerta, come se Susanna non avesse nessun valore per loro. Come se fosse solo un problema per la reputazione del museo.

Un classico della mia vita, vorrei avere il coraggio per andare incontro alle situazioni, invece non prendo mai l’iniziativa. Probabilmente dovrei crearmele, le occasioni senza aspettarle inutilmente. Eppure, non riesco.

E quando Simone viene arrestato, e quando si scopre che Susanna era incinta, tutto entra in un vortice nervoso di sogni continui e angoscianti, che Cristina non riesce a definire ma che sa essere qualcosa di più.

Nell’impegno di scoprire la verità, con la certezza dell’innocenza di Simone e con l’aiuto del bel commissario, Cristina cerca di mettere insieme i pezzi e di scoprire chi è il vero assassino.

Un thriller che non vuole solo raccontare un omicidio ma anche un thriller che diventa psicologico e scava nella profondità della protagonista, in continuo lavoro su se stessa e sull’ansia che in ogni momento si impadronisce di lei.

Una storia raccontata in prima persona, con periodi pressanti e agitati, come i sogni di Cristina, come la sua vita.
Ho apprezzato molto questa capacità dell’autrice, che mette in evidenza ogni tentennamento, che racconta in una storia cupa anche le bellezze dell’arte salentina, come una coperta di luce sopra l’oscurità.

Silenziosi Riflessi è la storia di chi cerca nell’arte e nel dolore una scusa per rendere la propria vita meno insignificante e triste. Come un quadro di fine ottocento osservato in una bella sala di un museo salentino.

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