Se Questo è un Libro: “Stream of Consciousness” dall’Estremo Mentre Book Cover Se Questo è un Libro: “Stream of Consciousness” dall’Estremo Mentre
Il Nido di Nodi
Elia Giovacchini
Stream of Consciousness, flusso di coscienza
Self Publishing
3 Dicembre 2018
Ebook e copertina flessibile
141

“SE QUESTO E’ UN LIBRO” lo deciderai tu e nessun altro,
perché qui, solo i “videogiochi di viscere” sono importanti.

Quello che l’autore realizza in questo primo e
scintillante esperimento di letteratura surrealista:
è il beneficio tangibile,
che alcune parole segrete unite ad altre poetiche,
possono sprigionare in strumento di dolcezza e
riflessione per affrontare i momenti più amari
che la vita ci pone.

Il libro infatti,
(scritto in Ambienti piuttosto che Capitoli)
è un atmosfera di stanze incantate,
un flusso di coscienza,
un mosaico di emozioni oniriche dove il lettore,
partendo da una conversazione qualsiasi,
si scoprirà unico viaggiatore tra le suggestioni
che il suo sentire lo avvicinerà a scegliere.

Un'opera forse, senza genere ma popolare.
Imprevedibilepirotecnica, a tratti magnetica,
che con le sue giungle di giochi linguistici rivoluziona
e affeziona, anche chi non è abituato a perdersi leggendo.

 

“Esercitate la pace di perdere tutto. Qui non troverete una storia da subire dai braccioli di una poltrona, sarete voi ad accendere e spegnere i riflettori d’una frase fuorilegge”

Se questo è un libro: Stream of Consciousness dall’Estremo Mentre. Non-Letture.

Da una fugace occhiata alla copertina del libro si intuisce che all’interno non vi sarà certo una storia convenzionale. Lo apro, scorro le prime pagine, trovo i ringraziamenti, fin qui tutto nella norma, mi sorprende ritrovare ancora la parola Non-Letture. Passo oltre, leggo l’indice. Al posto dei capitoli mi ritrovo una lista di ambienti, alcuni dai nomi davvero bizzarri quali RongoRongo o L’Eroe dai Pistilli di Ufo. L’indice stesso viene rinominato ambientamento.

Vado avanti con le pagine, primo capitolo, anzi ambiente: L’entrata principale. Ad aprire la porta c’è l’autore, con queste parole tra le dita:

“Per scrivere un libro è necessaria una storia da raccontare e: mio Dio quanto volevo scrivere un libro sbagliato e senza padrone, volevo un romanzo che fosse polmone ai comandi di altre leggi della natura”.

Resto in silenzio e proseguo la lettura d’un fiato, richiudo il libro e penso: mio Dio se ci è riuscito, a scrivere un libro sbagliato e senza padrone.

Un libro senza trama, né personaggi, senza inizio né fine, senza luoghi, senza tempi. Un libro circolare, in cui non fa differenza se lo si legge dal principio, da metà, dalla fine, tanto non vi è nulla da capire. Non vi sono vicende da seguire, dialoghi concreti a cui prestare attenzione. C’è solo un oceano sconfinato di parole in cui immergersi e provare a farsi coinvolgere. E come si fa a farsi coinvolgere da un libro così? Non si può. Ma questo è un non-libro, e inspiegabilmente è riuscito a coinvolgermi, probabilmente perché desideravo comprendere il fine ultimo di questo non-racconto così sregolato. Ma la curiosità ha lasciato presto il passo all’abitudine e in ultima istanza alla noia. Dopo cinquanta pagine di flusso di coscienza ininterrotto – che il più delle volte si traduce in puro nonsense – la curiosità ha preso ad affievolirsi.

Non è un libro di difficile lettura, anzi, pur nella totale assenza di regole lo stile di Giovacchini rimane costantemente fluido e scorrevole, ma in pochissimi casi mi sono sentita coinvolta emotivamente o rapita in qualche modo dalle sue parole. Ho percepito tutto il racconto come un ininterrotto vortice di parole scelte in modo stocastico.

Sparse tra le righe ho trovato delle frasi bellissime, caratterizzate da un ritmo ben cadenzato, da una musicalità finemente ricercata, nonché piene di significato, come le seguenti:

“Indicate con un dito una lontananza per vederla tornare, osservate e solcate le parole arricciandole di grazie quando fisserete qualcuno che chiamerete orizzonte, fatelo con cura, con senso, con scelta: il pensiero farà la differenza tra dove siete e dove vi sentirete”.

“Dove fuggiamo con i nostri zaini quando usciamo da un condominio? Noi dal progetto senza un prezzo, noi tutti contro tutti: in quali soffitte rimangono in scacco le nostre guerre interiori?”.

“Dov’è il valore delle sconfitte se non riusciamo a compiere una sola buona azione sganciata dal risultato?”.

Mi è risultata sgradita, tuttavia, la ridondanza di termini scientifici e tecnologici usati a sproposito, in frasi come: “Elettroni di vuoto stroboscopico allattano le mie penne sicure” oppure “ogni stanza tracolla in giri di scatto a fotofosfato, il suono polifonico dei miei cent’anni”.

Ho trovato altrettanto fastidiosa la presenza di moltissimi periodi assolutamente privi di senso, e non mi riferisco alla mancata correlazione logica tra una frase e l’altra – cosa ovvia in un flusso di coscienza -, quando proprio a una insignificanza di fondo.  Una frase come “Suggerite morbistenza di flirt e subconscio, stimolate sottovoce dal rampollo del cuore” non apporta alcun valore al testo, non suscita emozioni e men che meno costituisce il punto di partenza per una riflessione profonda da parte del lettore.

È per via di espressioni così estremamente insensate che, a valle della lettura, ho dovuto  ammettere – seppur a malincuore – di non aver apprezzato questo libro quanto avrei voluto.  E ad un certo punto mi sono persino chiesta se le belle frasi che ho citato sopra non fossero solamente  una chiara manifestazione del paradosso di Borel.

Arianna Campione

 

ELIA GIOVACCHINI è un Lateral Freelance Italiano, dopo la morte del migliore amico avvenuta nel 2004 fonda una onlus con la sorella, con lo scopo di aiutare le vittime di incedenti stradali a riemergere dal proprio dolore.

Pochi anni dopo: con sudore, l’aiuto di alcuni sponsor e la compagna per metà Giapponese, inizia a esplorare gli angoli più remoti della terra, visitando, spesso senza aerei e con un solo zaino, più di sessanta diversi paesi in meno di dieci anni. (E non accenna a fermarsi!)

Le sue esperienze poliedriche: dai laboratori di scrittura creativa, alla produzione di Reading per una piccola radio in streaming, passando per studi giornalistici, editoriali, cinematografici e olistici, e un lungo percorso nel settore turistico, lo hanno portato a diventare autore del Blog NONLETTURE, nel quale produce e realizza i suoi progetti artistici.

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