Scritti dal carcere. Poesie e prose. Book Cover Scritti dal carcere. Poesie e prose.
Bobby Sands
biografia, narrativa contemporanea, diario
PaginaUno
24 settembre 2020
cartaceo
270

Bobby Sands, rivoluzionario irlandese morto il 5 maggio 1981 dopo un lungo sciopero della fame nel carcere britannico The Maze a Belfast, durante la prigionia compose numerose poesie e pagine di prosa, scrivendo su carta igienica e cartine per sigarette.

L'amore per la libertà, l'attaccamento alla propria terra e ai compagni, il sogno di una repubblica socialista, le ragioni della protesta per il riconoscimento dello status di prigionieri politici e la passione per letteratura, storia, sport e ornitologia: nei suoi testi Sands rivela la tenacia di un ribelle lucido e inflessibile, una straordinaria sensibilità umana e poetica e il senso morale altissimo che lo porterà alla scelta finale. I suoi scritti, universali e attuali, rimasti in buona parte inediti, vengono qui tradotti in italiano per la prima volta. Con prefazione di Gerry Adams.

“La mia mente evoca immagini colorate di ragazze sorridenti e bambini che ridono, giorni di sole e sere d’estate e, Signore, desidero tanto essere libero, accanto alla mia famiglia. Non vedo l’ora di essere lontano dai mali che affronto ogni giorno. Il mio corpo sta morendo prima del tempo e le mie membra sono rimaste inattive così a lungo che il corpo mi duole. Vorrei tanto fare una passeggiata, toccare l’erba verde lussureggiante, ascoltare il canto degli uccelli all’aperto respirare aria fresca e pulita. Vivere di nuovo, tutto qui, vivere di nuovo”

 

La questione irlandese rimane tuttora una ferita non del tutto rimarginata nella storia moderna inglese. Sono sei le contee della parte settentrionale dell’isola dove la minoranza cattolica e la maggioranza protestante si sono trovate a convivere, sin dai primi decenni del secolo scorso, sotto l’egida della Corona britannica ed è un dato inconfutabile che questa convivenza è stata segnata da fatti di sangue, da continue lotte nei centri urbani, tra quartieri cattolici e quartieri protestanti, tra il pugno di ferro del governo inglese e le gesta terroristiche dell’esercito dell’Irish Republican Army (I.R.A.) .

Bobby Sands, autore di “Scritti dal carcere. Poesie e prose”, è uno dei simboli di questa lotta fraterna che ha lasciato più di un segno negli irlandesi sia della Repubblica che dell’Ulster, una figura chiave di questa guerra fratricida che non ha avuto né vinti né vincitori (l’Irlanda al momento è ancora divisa tra la Repubblica e l’Ulster), ma che ha lasciato dietro a sé solo una lunga scia di sangue, dolore e sofferenza.

Bobby Sands morì nel 1981 a soli 27 anni, nella prigione del carcere del Maze a Long Kesh nella contea di Antrim dell’Irlanda del Nord, dopo 66 giorni di sciopero della fame: una protesta estrema, intrapresa, assieme ad altri membri dell’I.R.A, per rivendicare lo status di prigionieri politici (una delle prime agitazioni era stata quella nota con il nome di blancket men, per il fatto che in carcere i prigionieri dell’ I.R.A. si rifiutavano di vestire la divisa dei detenuti e si coprivano solo di una rozza coperta).

In carcere Sands e i suoi compagni soffrirono umiliazioni e violenze, costretti a vivere in celle sporche e fredde, dove venivano denigrati, picchiati e torturati sia psicologicamente che fisicamente. E in questa situazione che è difficile anche solo immaginare, Bobby Sands è riuscito a lasciare una testimonianza scritta su pezzettini di carta igienica e di cartine per sigarette, utilizzando una ricarica di una penna a biro che nascondeva dentro al suo corpo.

Scritti dal carcere” è una lettura molto impegnativa e forte, che tocca l’animo nel profondo, perché al di là dell’ideologia, che non si vuole né condannare né assolvere, in questi scritti è racchiusa una incredibile capacità poetica e un sentire umano fuori dal comune, soprattutto se si pensa che Sands aveva abbandonato la scuola quando aveva 15 anni. Seppur acerba e alle volte molto difficile da comprendere, si tratta di vera e propria poesia, dove ricorrenti sono i temi della forza dell’animo umano e della capacità di resistenza a tutte le pressioni, dell’anelito verso la libertà, che viene molto spesso ispirata dagli uccelli.

È proprio la ricorrente presenza dei volatili che rende forse più struggenti le parole del giovane che sembra conoscere già il suo triste destino, quasi il canto o la presenza degli uccelli fuori dalla cella fossero sinonimo di libertà e il simbolo della forza che un uomo può trovare in sé quando crede fermamente nei propri ideali. Allodole, storni, fringuelli, cutrettole, eccetera con il loro volteggiare e i loro cinguettii entrano nelle pagine proprio come Sands li sentiva e vedeva dalla piccola finestra della sua cella chiusa da pilastri di acciaio che ne limitavano la visuale, in contrasto con le immagini dei carcerieri, dei giudici e dei torturatori che assumono volti e sembianze di corvi, gabbiani affamati e rapaci che si avventano sulla preda, volti che perdono, in quei frangenti, tutta la loro umanità.

I brani in prosa risentono, ovviamente, delle condizioni di limitatezza e sofferenza in cui Sands si trovava a scrivere, ma sono una testimonianza di quanto accadeva nel carcere, oltre che a sviscerare le motivazioni della protesta. Rimane comunque costante, in ogni momento, lo sguardo rivolto alla vita, mentre le giornate si susseguivano tra dolore e paura e la notte veniva vissuta come un rifugio, popolato da sogni che al mattino fuggivano, lasciando spazio alla desolazione e al terrore.

Forse, per questo in una di quelle inaspettate associazioni di ricordi, mentre leggevo gli scritti di Bobby Sands, mi sono tornate alla mente le parole di Sunday Bloody Sunday, il famoso pezzo degli U2, ispirato a una tragica manifestazione a favore dell’unificazione irlandese a Derry nel1972, una canzone che non è un inno alla vendetta, ma una speranza che si arrivi un giorno ad una vera unione tra tutti gli uomini al di là del loro credo, proprio il concetto ciò che mi è rimasto leggendo le pagine di  “Scritti dal carcere” .