Satyrandroide
Gianpaolo Roselli
Fantascienza
Officina Esemble
gennaio 2019
cartaceo - E book
366

La Terra divisa in fazioni: optimi e proximi, due gruppi che, date le intrinseche caratteristiche di ognuna, si trovano l’una agli antipodi dell’altra; la prima dedita al proseguimento della razza umana così come DIO l’ha creata, la seconda, invero, propensa ad evolversi facendosi impiantare un microchip proprio all’interno del cervello che ha la funzione di essere tale e quale ad un computer.

Tra queste, infine, si pone un’ulteriore razza, quella degli androidi, macchine che vogliono sentire sulla propria pelle l’ebbrezza di sentirsi come gli umani, di percepire, di provare le loro stesse identiche emozioni e sensazioni, divenendo, quindi, mortali come loro.

Perché loro, gli umani, si sa «coltivano l’impossibile perché coltivare l’impossibile li concilia con la vita e con l’universo».

Un libro che, tramite un racconto di fantascienza, porta in sé, ed offre, un ottimo spunto di riflessione.

 

«Nutrirci delle loro storie, di tutte le loro storie, perché è in esse che scorre la vita».

 

La storia descritta in questo romanzo, seppur in maniera fantascientifica, ci fornisce una visione di ciò che il nostro pianeta, in un futuro non molto lontano, potrebbe divenire: cosa accadesse se gli uomini, finalmente e dopo vari esperimenti scientifici, riuscissero a colonizzare Giove, creandone una città perfettamente abitata?Certo, sì, abitata in un determinato modo ma pur sempre abitata. D’altro canto, la storia ci insegna che più e più volte gli uomini si sono resi fautori di spedizioni sulla Luna.

Gli uomini, protagonisti indiscussi di quest’opera, sono diventati, se così possiamo dire, “l’oggetto del desiderio”, degli androidi che, a loro volta, hanno stabilito la loro comunità su Plutone e da lì, giorno per giorno, hanno iniziato a osservare, sempre con maggiore interesse, gli uomini, considerandoli “razza perfetta”, tanto perfetta da volerli emulare in tutto e per tutto, dalla conformazione fisica fino ad arrivare alle emozioni: dall’amore all’odio, dalla gioia alla sofferenza e persino nella morte.

Troviamo più storie, il cui destino, per eventi del tutto causali,  si incrocia e si snoda per tutto il mezzogiorno, partendo dalla Calabria e fino ad arrivare a Bari, in tutta una serie di eventi che sapranno farci trattenere il fiato preoccupandoci per le sorti dei nostri personaggi; ed è proprio a Bari che queste storie trovano la loro riappacificazione, in particolar modo, quella del nostro protagonista: Ulisse, un androide introverso, il cui passato gioioso sul suo Pianeta natìo, Plutone, è stato segnato da un evento tragico che, non lo solo lo ha riguardato personalmente, ma che ha coinvolto, in generale, tutta la sua razza.

Ciò lo ha portato a cadere in vortice dal quale rischiava di essere risucchiato: verrà quindi  mandato sulla Terra proprio per riacquistare la fiducia, oramai persa, negli essere umani; ma non ne è felice, ciò che prova nei confronti degli umani, a dispetto della maggior parte dei suoi simili, è odio ma non può ribellarsi agli ordini supremi e non ha altra scelta che accettare supinamente quanto deciso.

Decisivo sarà l’incontro con un altro androide: Beowulf, entrambi, all’apparenza così diversi ma che, in realtà, sono più simili di quanto non sembrino e non solo per il fatto di essere entrambi degli androidi, ma perché hanno in comune qualcosa di più, hanno in comune la voglia di ribellarsi ad un mondo che pende dalle labbra degli umani, che vuole uguagliarli in tutto e per tutto, dimenticandosi di quella che è la loro razza.

Un libro ben scritto, dove vi è l’utilizzo di un linguaggio piuttosto articolato probabilmente dovuto anche al tema trattato, dove l’utilizzo della grammatica, e della sintassi, si presenta perfettamente corretto: si segnala solo qualche refuso, dovuto, con tutta probabilità, a sviste di stampa.

Il linguaggio, nei dialoghi, si presenta spesso colorito, con l’utilizzo di improperi e di una esclamazione, che scopriremo essere tipica nell’utilizzo della lingua degli androidi; non mancheranno le scene truci e che ci faranno trattenere il fiato e tenere gli occhi incollati al libro. E’ un libro che richiede concentrazione e che va letto con accurata attenzione, proprio per il tema trattato.

Un romanzo che, a prima vista, potrebbe apparire una semplice storia di fantascienza, una di quelle che, gli amanti del genere, amano leggere…in realtà, a mio modesto avviso, l’autore, con la sua opera, ha voluto dirci qualcosa di più profondo, ha voluto lanciarci un messaggio, intrecciando le personalità di Ulisse, Beowulf e Charlot, così simili a quelle di molti di noi, con le loro problematiche, le loro paure e sì, persino i loro sogni, con un mondo che sembra andare in subbuglio, dove la Terra è sempre la Terra ma è diventato un luogo, per certi aspetti, invivibile, dove si lotta per un dannato microchip o dove ciò che conta è distruggere gli androidi.

Il senso profondo lo leggo nell’uso smoderato della tecnologia che oggi si fa, e che potrebbe portare a mettere da parte ciò che realmente conta: i sentimenti e, in particolare, il valore di una persona; leggendo questo libro, non si potrà non notare un crescendo del sentimento di amicizia, che lega i due personaggi, e che alla fine porterà uno dei due a compiere un gesto che forse, solo in pochi avrebbero compiuto, nella speranza di ridare vita a un sogno infranto durante la corsa e prima di arrivare al traguardo.

Un plauso va fatto all’autore anche per il colpo di scena che ci riserva ad un certo punto, nel corso della storia: devo ammettere, e ne sono sincera, sono rimasta di stucco, proprio perché non mi aspettavo potesse succedere ciò che lo scrittore, con bravura e dovizia di particolari, ha descritto: una scena che, sono certa, difficilmente, dimenticherò; così come, d’altro canto, non mi aspettavo questo epilogo della storia: personalmente avrei preferito, già pregustandola, una “fine diversa” ma, forse, anche questo fa parte del colpo di scena e il voler mantenere quella dose di suspense che non guasta.

Pur non amando questo genere, anzi, a dirla tutta è la prima volta che mi accingo, e mi immergo, in una simile lettura ma, devo dire che mi ha fatto piacere cimentarmi in una lettura a me nuova, perché mi ha fatto riflettere e sì, mi ha anche emozionata, ecco perché è un libro che consiglio di leggere.

Il volersi sentire umani cela l’esigenza, la voglia di questi androidi di volersi sentirsi vivi, il voler essere come gli umani rappresentava un’utopia, un sogno impossibile ma che, proprio per questo, li faceva sentire come dannatamente vivi «gli umani vogliono essere più macchine. E le macchine vogliono essere sempre più umani.»