Sarà solo la fine del mondo
narrativa contemporanea
Marsilio
2021
cartaceo, ebook
496
L’autore di questo libro è transgender, e il protagonista di questo libro è transgender. Tuttavia, questo libro non è un’autobiografia, è un romanzo. Anzi, quando comincia, l’io narrante non è ancora nato, nonostante i suoi genitori facciano di tutto perché ciò accada, e, nonostante non abbia ancora il corpo, l’io narrante racconta.
Sarà solo la fine del mondo, esordio nella narrativa di Liv Ferracchiati, autore teatrale e performer, è infatti un romanzo sul corpo che, anche quando è in piena salute, allegro, bello, può essere percepito come inadatto.
È con il corpo che ci presentiamo al mondo prima di aver imparato a parlare, è intorno al nostro corpo nudo che viene pensato il colore rosa o l’azzurro, anche quando non li indossiamo. Così, visto che il corpo è un problema, il protagonista, da subito, comincia a parlare. Comincia a farlo prima di nascere, e poi non smette più: parla tanto, si lambicca, eccepisce, critica e discute. Gioca, soprattutto. E si innamora. L’io narrante bambino vuole tutto, e non ha problemi di identità, è certo di chi è e di ciò che vuole, poi purtroppo qualcosa cambia: qualcuno, oltre a se stesso, vuole spiegargli chi è, cosa è, e quando è. La vita, però, cambierà con l’entrata in scena del mitico e quotidiano Guglielmo Leon. Sarà solo la fine del mondo segue la vicenda umana e preumana del protagonista, e anche quella oltreumana, attraverso i suoi incontri, le sue scoperte, le sue lotte, i suoi tradimenti, le sue risse, le sue gioie, le sue delusioni e la galleria dei personaggi – alcuni buffi, altri odiosi, molti adorabili – che incrociano il suo cammino.
Un romanzo comico in senso generale, perché il comico ha a che fare con l’inaspettato, e in senso proprio, perché fa ridere: con una scrittura aerea e musicale, Liv Ferracchiati, rivolgendosi continuamente a chi legge – «Lettore, seguimi!» – e facendoci così diventare personaggi e protagonisti del suo libro, mette in scena il senso di inadeguatezza e la diversità, che sempre ci fa stupendi.
“Sarà solo la fine del mondo” di Liv Ferracchiati, edito Marsilio, è il romanzo di una vita. Anzi, questo è il romanzo della vita, di quella del Narratore, per l’esattezza. Parte dalla sua nascita, e arriva fino alla sua morte.
Fin dall’inizio, il nostro Narratore (non ne conosciamo il nome, o meglio, lo impareremo leggendo) si rende subito conto di un importantissimo dettaglio: è un uomo. In un corpo di donna. E questa sua caratteristica segnerà le sue azioni, le sue parole, i suoi comportamenti, per sempre.
Nell’infanzia, il Narratore riesce a far convivere il suo corpo femminile con la sua mente maschile senza troppi problemi, sperimentando e curiosando come solo un bambino può fare. Ma nell’adolescenza, quando il suo corpo comincia a cambiare, a farsi più morbido e ad evidenziare la sua natura femminile, è il caos. Egli non riesce ad accettare queste forme, il suo seno, il ciclo mestruale; tutto ciò che incarna l’universo femminile lo getta nella più nera disperazione. Servirà tempo, durante il quale egli avrà le sue prime esperienze amorose e sessuali, che lo aiuteranno a comprendere meglio se stesso e lo porteranno a comprendere un concetto fondamentale: alle persone interessa chi sei, non come appari.
Dopo tantissime esperienze, alcune dolorosissime, il Narratore finalmente si innamora di Livia, con cui formerà una famiglia, e con la quale si avvierà verso la fine dei suoi giorni.
“Sarà solo la fine del mondo” è suddiviso in capitoli, che seguono un anno diverso, dall’infanzia alla vecchiaia. Il narratore crea subito un contatto stretto, intimo con il Lettore, a cui si rivolge nella sua narrazione come se fosse un caro amico a cui sta confessando tutta la sua vita, senza sconti.
La scrittura è scorrevole, fresca; l’autore riesce a rendere il racconto piacevole e intenso, a tratti quasi crudo, ma sicuramente sincero e autentico. Ha la capacità di descrivere sentimenti e stati d’animo terribili con grande naturalezza e sensibilità.
Vengono trattati temi importanti e delicati, come l’accettazione di sé da parte degli altri, dalla propria famiglia in primis, e anche da se stesso; il sesso, visto proprio come scoperta, e poi come mezzo per guardarsi dentro, e comprendersi. La paura di relazionarsi agli altri, di venire mal interpretato, di non essere accettato. Tutti temi che sono condivisi da ognuno di noi, indipendentemente dal nostro genere.
E questa è la lezione più grande che Liv Ferracchiati ci dona: siamo tutti uguali, tutti con le nostre paure, le nostre idee e le nostre emozioni. Voi cosa ne pensate?

Mamma appassionata di libri fin dall’infanzia.
Sono una lettrice compulsiva, non c’è momento che non sia buono per leggere! Amo tutti i generi di libri, ma prediligo noir, gialli, thriller e romanzi d’autore.