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Recensione: “Resta con me” di Elizabeth Strout, Fazi Editore

Resta con me Book Cover Resta con me
Elizabeth Strout
romanzo
Fazi Editore
2010
cartaceo
381

Tyler Caskey è una presenza insolita per la comunità di West Annet: E giovane e i suoi sermoni sono brillanti, frutto di una preparazione e di una sensibilità fuori dal comune.

Ed è diverso dalle precedenti guide spirituali che i fedeli hanno conosciuto perchè ha carisma, un moglie di grande bellezza e sensualità accanto. Quasi uno schiaffo di vitalità per tutta la cittadina. Eppure un giorno tutto può cambiare, l'attrazione trasformarsi in sospetto e maldicenza. La giovane signora Caskey muore. Una morte che travolgerà il marito e le loro bambine in modo irreversibile. La figlia maggiore Katherine, di appena cinque anni smette di parlare chiudendosi in un silenzio impenetrabile; Tyler non trova più le parole adatte in chiesa, né alcuna misericordia per chi si rivela ottuso, arido, distante. Cosa resta, quindi, del conforto religioso? Poco o niente, se di fronte alla fragilità di un lutto che si apre come una voragine, nessuno riesce a compenetrarsi nel dolore altrui, se le meschinità di un quotidiano prosciugato di ogni calore si moltiplicano tra le mille illazioni che corrono lungo i fili di un telefono propagando sciocche storie di adulterio o malattia mentale.

E' vero, sono i conformisti anni cinquanta, e West Annett è nel Maine, terra di antichi pionieri rigidamente protestanti. ma "Resta con me" si dilata oltre ogni confine e ci conduce nelle pieghe più oscure dei rapporti affettivi, lì dove ogni perdita può rivoluzionare una vita.

Scendere per risalire più in alto: questa è Elizabeth Strout, nella sua scrittura puntuale, nei chiaroscuri emozionali, e in quello sguardo sul mondo nel quale dilaga ancora, inaspettata e dunque più preziosa, l'eco di un'imperscrutabile salvezza.

“Nessuno, che io sappia, ha mai penetrato il segreto dell’amore. Amiamo in modo imperfetto, Tyler, tutti noi…ma io credo…credo che la capacità di ricevere amore sia altrettanto importante di quella di darlo. In realtà, è la stessa cosa.”

 

Il reverendo Tyler Caskey, ministro del culto della cittadina di West Annett (Maine), vive un periodo di profonda crisi spirituale. Ha perso la moglie Lauren a causa di un male incurabile, sua madre si è fatta carico della sua secondogenita perché lo considera incapace di svolgere il suo compito di padre in maniera adeguata, rifiutando di portare con sé anche Katherine, la primogenita, perché considerata problematica. Cos’é rimasto del giovane ed entusiasta reverendo, giunto qualche anno prima a West Annett con la sua bellissima moglie?

È come se, insieme a Lauren, se ne fosse andata anche la “Sensazione”, ossia quell’intenso trasporto che albergava dentro di sé e dal quale scaturivano quei sermoni così appassionati da incantare l’intera comunità. La sua piccola congregazione stenta a riconoscerlo, si sente trascurata e forse ingannata; quindi, reagisce facendo emergere quel lato gretto che si cela dietro l’apparente perbenismo, dando luogo a calunnie ed illazioni a danno del reverendo Caskey.

Il protagonista di questo romanzo é Tyler Caskey, ministro del culto, molto diverso dal suo anziano predecessore e, per questo, accolto come una ventata d’aria fresca. È con gioioso stupore che alla domenica i fedeli si apprestano ad ascoltare i suoi sermoni così appassionanti e sentiti…

“La voce, in tono con il resto della persona, era profonda e sonora, e ciò che lo salvava dall’essere eccessivo, era l’espressione gentile che gli attraversava spesso i lineamenti, e il modo con cui i suoi occhi chiari scintillavano”

Lauren, la sua bellissima moglie, è tutto ciò che non dovrebbe essere la moglie di un ministro del culto: appariscente, vanitosa e perennemente vestita alla moda, oltre che scarsamente interessata alla vita comunitaria di West Annett e, per questo, costantemente criticata

“A quanto si diceva, Lauren Caskey, doveva trascorrere parecchio tempo davanti allo specchio…aveva una bambina di cui occuparsi, oltre che (un sopracciglio allora si alzava)i suoi capelli. Quel colore di mele mature sotto il sole veniva direttamente da un flacone di tintura, e le radici, stabilirono quelle che se ne intendevano, di certo richiedevano un’attenzione mensile e cure speciali”.

Ella otterrà indulgenza solo dal momento in cui verrà a mancare,

“ma persino ora, dopo un anno intero, ancora nessuno osava sedersi sulla panca in terza fila. Quella donna era stata bella, era stata bella davvero”.

Il personaggio sicuramente più detestabile è Margareth Caskey, madre del protagonista: donna autoritaria e anaffettiva, implacabile nei suoi giudizi. Non a caso, è lei a stabilire che il Tyler non può esser un buon educatore per la figlia Jeannie e di portarla via con sé, rifiutando di farsi carico anche di Katherine, la nipotina problematica per la quale nutre quasi ribrezzo. Katherine è il personaggio più bello in assoluto. Si tratta di una bambina di cinque anni, dall’aspetto esteriore piuttosto comune e forse un po’ scialbo, nulla a che vedere con la bellezza solare della sorellina minore. Katherine è considerata da tutti come una bambina difficile perché, dopo la morte della madre, si è chiusa in un impenetrabile mutismo, talvolta intervallato da atteggiamenti aggressivi al limite dell’educazione. Nessuno coglie la richiesta d’aiuto contenuta nel suo silenzio, espressione di una grande sensibilità, che la porta a porsi domande e a cercare le risposte da sé, tutt’altro che rassicuranti. Ognuno preferisce pensare che ogni stranezza della bambina sia dovuta alle carenze educative del padre, una freccia in più da scagliare contro il reverendo.

Tra i temi trattati emerge il rapporto con Dio, che viene paragonato a quello del reverendo con i propri fedeli. Si tratta di una relazione che, per sopravvivere, deve necessariamente maturare. Occorre superare l’idea di un Dio risolutore di tutti quei problemi ai quali l’uomo potrebbe porre rimedio con un po’ d’impegno in più; così come i fedeli si aspettano una guida spirituale che pronunci per loro la formula magica atta a sciogliere i nodi della loro intricata esistenza. Una relazione matura deve superare l’infantile fase dell’ammirazione per giungere a quella della compassione, intesa come comprensione, escludendo ogni giudizio morale; anche se questo significa scoprire le nostre umane debolezze, dando la possibilità all’altro di accettarle… perché l’amore è anche questo.

FVG: IL MIO VIAGGIO E' FATTO DI EMOZIONI - Viaggia con YleSi affrontano, poi, il tema dellelaborazione del lutto e di tutto ciò che ne consegue. Il lutto logora l’anima fino a spezzarla e per ricomporre i pezzi occorre indulgenza verso se stessi, quell’indulgenza che il protagonista non riesce a concedersi, arrivando quasi all’autodistruzione; quello delle umane fragilità, ben celate dietro ad una facciata di inappuntabilità che è pura apparenza, tipica delle comunità chiuse, tese a nascondere manchevolezze e piccole miserie morali inconfessabili. Tutto ciò conduce a varie forme di meschinità che sfociano in pettegolezzi e illazioni.

Definirei questa narrazione meravigliosa: ha suscitato in me emozioni inattese, inconsuete. È stata come una passeggiata nell’ora più bella e malinconica del giorno, quando il sole si congeda e, per farsi perdonare, ci offre il dolce spettacolo delle sue tonalità più calde. Paragonerei questa lettura ad un viaggio e, per coglierne l’essenza, occorre liberarsi da ogni inutile zavorra, aprendo la mente affinché il tutto non si riduca ad un inutile girovagare. È l’invito che ho colto. Come ogni viaggio, anche questo va affrontato con lo spirito giusto… una passeggiata al tramonto lungo un argine che costeggia il fiume, può diventare una corsa contro il tempo per rientrare prima che il buio ci sorprenda, ignorando il paesaggio circostante perché fin troppo omogeneo e, quindi, non degno di nota…. oppure… un’opportunità!

Un’occasione per fermarci un attimo, respirare profondamente ascoltando il battito del nostro cuore e… percepire finalmente la potenza del fiume che ha urgenza di raggiungere il mare, udire il mormorio delle foglie dei pioppi mosse dal vento che, in quell’ora, vanitose, si colorano d’argento. E lasciare che la freschezza della sera ci accarezzi il volto e ci accompagni mentre, silenziosamente, salutiamo il giorno che muore, custodendo la meraviglia dei suoi doni.

E voi… siete pronte a partire per questo viaggio?

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