Ragazzi con l'aureola
Noir
Les Flaneurs Edizioni
17 febbraio 2026
ebook, cartaceo
139
È il 1998, crepuscolo inquieto e decadente di un secolo tumultuoso. A Vico, immaginaria cittadina della sonnacchiosa provincia toscana, vive Marco, diciott’anni, una brillante carriera scolastica al liceo e di famiglia benestante. Una perfezione tuttavia solo apparente: per evadere dalla banalità claustrofobica della quotidianità, Marco e altri tre amici appassionati di letteratura costruiscono un universo letterario in cui la realtà si confonde con l’immaginazione, le persone con i protagonisti dei loro romanzi preferiti, ogni conversazione con una citazione.
Il bisogno di evasione, la passione e la stravaganza, si trasformano ben presto nel più allucinato e violento dei deliri: di notte i quattro ragazzi si trasformano nei personaggi spietati di Mago, Probo, Martire e Beirut, capaci di uccidere donne sconosciute. Fino a che, in un folle gioco al rialzo, non sceglieranno come vittime due compagne di scuola, Milena e Corinna. E sarà quest’ultima, carismatica e ribelle, capofila nella contestazione studentesca di quegli anni, a cambiare inaspettatamente il corso della storia…
“Ragazzi con l’aureola” di Costanza F. , Les Flaneurs Edizioni, uscito a febbraio 2026 è sotto molti punti di vista una rivisitazione moderna di Arancia meccanica (A Clockwork Orange), di Anthony Burgess del 1962. Libro riadattato per il grande schermo da Stanley Kubrick che ne trasse la celeberrima e mai dimenticata versione cinematografica.
Come Alex DeLarge, anche il protagonista Marco (Mago) ci conduce per mano nell’oscurità della sua mente e in quella dei suoi soci della tana del Pipistrello: Beirut, Martire e Probo.
Sono tutti ragazzi inquieti, per ragioni diversi:
«è il tempo che mi inquieta, questo strano fatto di non essere più bambino a causa di giorni che si susseguono senza tregua” racconta Beiurut, «per me è lo spazio, la voglia di andare via senza sapere dove» ribadisce Martire, «è il dolore che mi invade la mente, senza lasciare spazio, né tempo ad altro.
Ma chi sono questi ragazzi?
L’autrice gioca con i suoi lettori svelando pagina dopo pagina l’identità di questi villain, che per soddisfare la loro vanità stuprano e uccidono oggetti scelti a caso, per prendersi gioco della vita che li ha presi a schiaffi o che per alcuni di loro è sempre stata troppo noiosa e prevedibile.
Le loro sembrano azioni tipiche di zone di guerra, manca un movente e dietro Mago, Beirut, Martire e Probo si nascondono ragazzi “normali”, non dei criminali almeno.
Cercano risposte nella letteratura, nel cinema, ma l’arte non dà mai risposte definitive e le loro interpretazioni si sprecano.
“Con l’aureola in testa realizzò che l’unica via di uscita da una realtà insensata è l’Arte, che ha il potere di guarire le nostre ferite e salvarci la vita”
Sentono di valere meno di tutti, se visti da soli, ma quando alla guida del gruppo c’è il loro leader Mago, riacquistano vigore, forza e sfrontatezza. Il male è contagioso alla tana del Pipistrello, si fomentano tra di loro, dubitano delle proprie azioni, ma senza essere mai davvero capaci di tirarsi indietro.
La dinamica del gruppo è qualcosa che non riescono a controllare, che presenta delle crepe, ma che porta ad una escalation che si ferma soltanto davanti alla scelta di quello che è un oggetto sbagliato.
Corinna: un “oggetto” che si rivela essere un soggetto fin troppo umano e potente, capace di riportare il gruppo alla realtà.
L’autrice compie una scelta stilistica precisa:
racconta la violenza senza mai mostrarla davvero. Non ci sono eroi tra queste pagine, ma solo ragazzi che si muovono sullo sfondo di manifestazioni studentesche (giuste e lecite), di famiglie disfunzionali e di origini incerte.
“Ragazzi con l’aureola” mi ha ricordato un noto fatto di cronaca del 2016, l’omicidio di Luca Varani per mano di due suoi conoscenti, avvenuto dopo indicibili sevizie e torture per mano di due ragazzi “normali”, solo per sapere e vedere “l’effetto che fa”.
Nonostante l’impianto solido, il romanzo presenta alcune criticità che ne frenano il potenziale.
L’abuso del “Rosa Barbie”: il riferimento costante a questo colore (dal motorino al cappotto di Cleide) finisce per diventare un cliché didascalico.
“un motorino color rosa Barbie”
“la mamma accorreva nell’abito di lana rosa Barbie”
“Cleide era pronta, ma all’improvviso il cappotto e l’abito rosa Barbie le sembravano stretti”
Se l’intento era creare un contrasto con l’orrore, la ripetizione rischia di depotenziare le immagini.
Negli ultimi capitoli si avverte un’urgenza narrativa che sacrifica l’approfondimento. Figure come l’avvocato Buffini o la magica Cleide avrebbero meritato uno spazio maggiore e una gestione più organica all’interno dell’intreccio.
Alcuni passaggi riguardanti Maila (figura centrale per la crescita di Marco) vengono affidati al racconto di un conoscente di Marco/Mago, creando un corto circuito: come può un suo amico conoscere dettagli che il protagonista ignora?
Come è possibile che Marco conosca solo le belle bugie della sua famiglia?
“Ragazzi con l’aureola” è un’opera coraggiosa, ma che lascia un senso di incompiuto, proprio come le vite dei suoi protagonisti.
