Racconti per assecondare la malinconia
racconti
Homo Scrivens
2025
cartaceo/ebook
67
In un mondo dove tutto si condivide, l’unica cosa che resta davvero privata è la solitudine.
Nei cinque racconti di questa raccolta, uomini e donne cercano di addomesticarla come possono: con un post che diventa eredità digitale, un messaggio che si trasforma in orrore, con la fama che arriva all’improvviso.
Tra ironia e tenerezza, ogni storia di questa raccolta è uno specchio del nostro tempo e del bisogno disperato di sentirsi ancora amati.
Che rapporto avete con la solitudine?
“Racconti per assecondare la malinconia“, edito Homo Scrivens, è una raccolta di cinque racconti scritta da Raffaele Cars.
Se dovessi racchiudere la bellezza e l’intensità di questa raccolta lo farei utilizzando proprio una frase della sinossi: In un mondo dove tutto si condivide, l’unica cosa che resta davvero privata è la solitudine.
È da lì che questa raccolta comincia a lavorare, in silenzio, come una crepa che si allarga mentre scorri le pagine.
Cinque sono i racconti scritti dall’autore che mette in scena sia uomini che donne, immersi fino al collo in un presente iperconnesso, dove ogni gesto può diventare contenuto, ogni emozione un post, ogni trauma una notifica.
Eppure, sotto questa superficie condivisa, pulsa una solitudine ostinata, intima, quasi indifendibile.
Non è mai una solitudine eroica: è quotidiana, spesso imbarazzante, a volte persino grottesca. Si prova ad addomesticarla come meglio si riesce, a volte, anche andando a lasciare delle tracce digitali che sopravvivano a noi, affidando messaggi a destinatari sbagliati, cercando nella fama improvvisa una scorciatoia verso l’amore ma la sensazione è che nessun tentativo riesca davvero a domarla.
“Annusava sempre le magliette prima di indossarle; avevano un buon odore perché sua madre gli portava vestiti puliti e qualcosa da mangiare. Ogni cinque giorni, gli lasciava il pacco fuori la porta e se ne andava. Non gli piaceva che la madre stesse sempre nei paraggi. Diceva che si era fatto adulto e non ce n’era bisogno. Poi quando lei se ne andava, accendeva lo stereo e metteva le canzoni di Elton John, e cominciava a ballare per casa, da solo, in un silenzio che era un particolare tipo di silenzio, di quelli con un sottofondo specifico, come un suono elettrico, a bassissimo volume, che veniva rotto dalla musica, ma che poi, dopo essersi stancato di ballare e cantare, tornava a fargli compagnia”
Quello che più mi ha colpito è il tono in cui i racconti sono stati scritti; l’ironia non serve a prendere distanza, ma a rendere il dolore più sopportabile, quasi condivisibile.
La tenerezza, invece, arriva quando meno te l’aspetti, nei dettagli minimi, nei gesti imperfetti dei personaggi che non chiedono di essere salvati, ma solo visti.
Ogni racconto diventa così uno specchio deformante, ma fedele, del nostro tempo, in cui il bisogno di essere amati convive con la paura di esporsi davvero.
Leggendo, mi sono accorta che questa solitudine non è solo quella dei personaggi: è anche la mia.
Un sentimento che conosco bene, che a volte riempio di parole, altre di silenzi e altre ancora di presenze che non bastano. C’è qualcosa di inquietante nel riconoscersi in queste storie, ma anche di consolatorio.
Voto: 5 stelle

Anna Calì, classe ’96. Nelle sue vene scorre la lava del Vesuvio e la passione che contraddistingue il popolo napoletano.
Giornalista di professione e con la passione dei libri sin da piccola. Adora annusarli e, quando va nelle librerie, si perde tra gli scaffali ad osservare le copertine.
Grazie a questa passione è riuscita a mettere in campo due sogni nel cassetto: il primo, recensisce i libri che legge, esperienza che fa bene sia al corpo che alla mente. La seconda: è diventata anche scrittrice e ha pubblicato già due romanzi.