Racconti di personalità multiple Book Cover Racconti di personalità multiple
Valentina Venturino
racconti
Self-publishing
19 marzo 2020
cartaceo, ebook
130

In questo tempo in cui si va di corsa, bombardati da mille stimoli tra social e necessità quotidiane, è difficile mantenere la concentrazione a lungo.

“Racconti di personalità multiple” sono brevi storie da bere in un sorso. Che lasciano un retrogusto ogni volta diverso. E poesie su cui soffermarsi, come su un vino da meditazione.

I miei racconti non si lasciano classificare in un unico genere, spaziano in ambiti molto diversi, addirittura potrebbero sembrare scritti da più persone, da qui il titolo.

Si tratta di frammenti: momenti, nella vita dei personaggi, in cui accade qualcosa che vale la pena di raccontare. Mi piace pensare che intorno a essi chi legge possa costruire una propria visione: immaginare cosa accadde prima e quale sarà il dopo, in un continuum temporale senza confini netti, che lascia spazio alla fantasia.

 

“Quella venatura nel legno della porta d’ingresso dell’appartamento in cui vivo somiglia a una ragnatela. Non riesco a smettere di fissarla. Penso che anche la situazione in cui mi trovo avviluppata potrebbe essere paragonata a una tela, fittamente intessuta per prendermi in trappola. Aspetto immobile, seduta sul divano, che la porta si apra. Questa volta, quello che sento dentro di me sono sofferenza e speranza. Di solito, invece, l’emozione che accompagna la mia attesa è la paura”

 

Situazioni quotidiane, vissute da persone normali, sono quelle che ci racconta Valentina Venturino nella sua raccolta Racconti di personalità multiple. E lo fa come se lei stessa fosse la protagonista nella vicenda che narra, che è diversa dalla successiva e diversa ancora dalla precedente. “Personalità multiple”, diverse tra loro, che si susseguono senza un vero ordine o una vera logica: è l’emozione che fa da padrona e gestisce i vissuti narrati.

Nel mondo 244 milioni di migranti su una popolazione di oltre 7 ...Sfogliare l’opera di Valentina Venturino, infatti, non è come sfogliare un libro in cui la storia inizia a pag. 1 e termina a pag. 130. No! Anzi: è osservare il mondo, nelle sue diversità, incarnate in ogni individuo che, in quell’arco di tempo, è sullo stesso mondo, di passaggio. E vi “passa”, lasciandovi l’impronta del proprio essere.

Il libro è strutturato in modo “multiplo“: racconti, pensieri, poesie si succedono senza rispettare un ordine (come dicevo prima), lasciando al lettore l’interrogativo su cosa avverrà subito dopo aver preso parto allo stralcio di vita quotidiana appena letto su un personaggio. È come se venisse inghiottito in più vortici, in cui incontra l’Io di tante persone e osserva come queste percepiscono la vita in quel preciso momento.

C’è la donna che torna dall’ospedale a seguito di un brutto male, che l’ha distrutta fisicamente e psicologicamente, ma che trova nel suo amico di sempre un appiglio per il suo ritorno alla vita. O quella che si risveglia da una febbre alta e si ritrova in autunno, ricordando – forse con malinconia – l’autunno dell’anno prima, pieno di amore e felicità.

Dico “forse” perché un’altra caratteristica dell’opera di Valentina Venturino è che fotografa il pezzo di vita del personaggio in quel determinato momento, senza presentarcelo o descrivercelo, ma facendocelo direttamente vivere. Questo permette al lettore di immaginare cosa possa essere accaduto a chi sta parlando, il tutto tramite il solo flusso di pensieri e sentimenti che emergono.

La raccolta è ricca di dettagli, che non passano inosservati agli occhi del lettore attento. Le emozioni, le riflessioni e i pensieri dei protagonisti delle vicende partono proprio da un dettaglio, che sia la goccia d’acqua che scorre dal rubinetto o i cerchi disegnati dai pattinatori sulla pista di pattinaggio, o ancora i fruscii delle foglie o il rumore del calpestio dell’erba da parte di un cervo, o quell’attimo in cui una fotografia immobilizza un movimento. Non a caso, una sezione della raccolta porta proprio il titolo Racconti sensoriali: vedere, sentire.

Disturbo Schizotipico di Personalità, Sintomi, Cause, Conseguenze ...

Ammetto che, dopo la lettura delle prime pagine, Racconti di personalità multiple non aveva attirato molto la mia attenzione. Percepivo una situazione di caos; non capivo quale fosse l’inizio, quale la fine della storia e soprattutto non capivo quale storia! Ma non demordiamo mai nella lettura (è un consiglio che mi permetto di dare in primis a me stessa). Grazie alla mia determinazione nel voler continuare nella lettura, ho scoperto “il mondo” che la Venturino voleva raccontare.

Siamo noi, presi singolarmente in questo preciso momento. Mentre io scrivo, c’è una moglie che si lamenta della vita coniugale perché “Care amiche single, credete a me, non è mica tutto oro la vita di coppia”; c’è una madre che scrive una lettera al proprio bambino, da cui è costretta a stare lontana; ci sono uomini che, affrontando ogni forma di orgoglio, si incamminano verso la mensa dei poveri per ottenere quei 21 grammi di sopravvivenza. E tutto questo lo leggiamo proprio in questo libro! La dispersione che ho provato all’inizio era ben giustificata da ciò in cui mi sarei poi imbattuta.

E se questo era l’intento di Valentina Venturino, il risultato è stato raggiunto. Il tutto, con una forma e uno stile chiari e leggeri (perfettamente in linea con la brevità dei racconti e delle poesie). Consiglio la lettura di Racconti di personalità multiple, perché tra queste personalità ci siamo anche noi, che, inconsapevoli, viviamo tra tutti questi vissuti, “inconsapevoli”.

 

 

L’autrice: Valentina Venturino

“…se la pelle te la strappa una spina,
ah, Valentina, pensa che era naturale,
era un ti amo, una carezza venuta male”.

Il testo della canzone che le aveva dedicato la Vanoni, Valentina se lo ricordava spesso, quando le capitava qualche sfiga. Per quanto si intuissero le buone intenzioni della cantante, non è che quella frase risultasse consolatoria. Ma lei, come diceva sua madre, era una specie di fenice, capace di riemergere dalle sue ceneri più fresca di prima.

Più che testarda, la si poteva definire caparbia. Incontrandola per strada non ti saresti voltato a guardarla, ma forse, camminando a occhi bassi, avresti notato il suo passo svelto. Nel vestire, cercava sempre un dettaglio che la distinguesse dalla massa. Quando era sovrappensiero aveva l’abitudine di mordicchiarsi il labbro inferiore.

Gli occhi grandi, color verde bosco, erano nascosti dagli occhiali, che le davano un’aria vagamente intellettuale. Aveva provato a toglierli, ai tempi del liceo, ma tre ottici insieme quasi non erano   riusciti a tenerle gli occhi aperti, mentre cercavano a turno di metterle le lenti a contatto. In pratica, una scena da Arancia meccanica e lei allora aveva concluso che ficcarsi le dita negli occhi a
quello scopo era contro natura.

Per anni aveva fatto esperimenti sui suoi capelli. Passati i 40, aveva finito per accettare il fatto che era assolutamente incapace di governarli e aveva optato per un taglio corto e per il castano scuro, il suo colore naturale.

Quando le chiedevano che lavoro facesse, aveva due versioni da dare: una lunga e una breve. Se rispondeva: “Organizzo fiere”, di solito la gente esclamava: “Uh, che bello” e si capiva benissimo che non aveva idea di che cosa si trattasse. In effetti, in genere voleva saperne di più. Allora, quando non aveva voglia di dilungarsi o intuiva l’assenza di un reale interesse dall’altra parte, Valentina buttava lì: “La segretaria”. Risposta infallibile per togliere a chiunque la voglia di farle domande.

Trovava zen cucinare: affettare verdure per lei equivaleva a meditare. Lo stesso le accadeva quando contemplava il mare o altri paesaggi e cercava di darne la sua personale visione, inquadrandoli con la macchina fotografica per poterli rivedere a distanza di tempo.

Nata e cresciuta a Milano, adorava la Settimana del Design, in cui ogni angolo della città è trasformato da installazioni e da folle di creativi eccentrici, tra cui lei si sente a suo agio. E Pianocity, quando passeggiando per strada ti capita di essere rapito dalla musica di un pianoforte, che ti trasporta altrove, facendoti per un momento dimenticare dove stavi andando.

Era curiosa e aveva tanti interessi, che l’avevano indotta a intraprendere numerosi hobby e attività, traendone capacità di vario genere. Nessuna di queste, purtroppo, si poteva definire genio.

Questo era sempre stato il suo grande cruccio.

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