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Recensione: “Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito, 1956-1967” di Silvia Albertazzi, PaginaUno Editore

Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito, 1956-1967 Book Cover Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito, 1956-1967
Silvia Albertazzi
Saggio
PaginaUno
27 novembre 2020
cartaceo
222

Il 1956 è un anno-chiave nella storia inglese: mentre la crisi di Suez porta alla definitiva perdita di potere del Regno Unito sullo scacchiere mondiale, l'invasione sovietica dell'Ungheria è motivo di ripensamento degli ideali marxisti da parte di chi già ipotizzava un socialismo all'inglese. Tre eventi, al cui centro si pongono i giovani, la gente comune e l'idea di una cultura "ordinaria", fondata sul recupero dell'esistente, si segnalano: il primo programma del Free Cinema; il debutto del dramma Ricorda con rabbia, e la mostra This Is Tomorrow. Scopo di questo lavoro è dimostrare quanto questi avvenimenti del 1956 abbiano influenzato la scena culturale successiva - dagli angry young men alla new wave cinematografica alla pop art, dai Beatles alla swinging London - imponendo l'idea di una via britannica alla cultura, in grado di porsi come autentico "modo di vita", oltre che corpus di lavoro intellettuale e immaginativo.

Comune ai tre eventi è uno stesso proposito: "porre l'arte in una prospettiva spazio-temporale che confida nel futuro per essere completata". Si tratta ora, a più di sessant'anni di distanza, di verificare come - se - quelle proposte sono state "completate", osservandole da quell'allora lontanissimo futuro che oggi è il nostro presente.

“… un cambiamento di prospettiva che ha molto in comune con la concezione di Raymond Williams, intesa come intero stile di vita e, al tempo stesso, modalità di interpretazione delle structures of feeling che costituiscono l’espressione di esperienze comuni e quotidiane di un determinato gruppo sociale. Questo interesse per le persone come individui, non come tipi o portavoce di una classe o di qualche problematica psicologica, sarà alla radice del rinnovamento culturale britannico tra il 1956 e il 1967.”

 

È possibile trovare alcuni segnali dell’attuale scelta britannica di allontanarsi dalla confederazione europea nella cultura inglese della Swinging London, un periodo di rottura con il passato e di sperimentazioni che determineranno i gusti, non solo europei, ma universali delle generazioni future?

Le argomentazioni per una risposta puntale possono nascere dal saggio di Silvia Albertazzi, docente universitaria di letteratura inglese, intitolato – non a caso – “Questo è domani. Gioventù, cultura e rabbia nel Regno Unito 1956-1967.”

Si tratta di un saggio ricco e completo sulla cultura inglese a partire dalla fine degli anni ’50, costruito attorno alle implicazioni storiche che la Gran Bretagna stava attraversando. Un testo che è frutto di un lavoro certosino, il quale spazia ed analizza, con un linguaggio diretto e impreziosito da numerose citazioni, le pulsioni artistiche del periodo in un quadro in cui vengono vagliati tutti gli aspetti dei vari fenomeni dell’arte, le diverse forme espressive; in particolare la rabbia delle nuove generazioni nei confronti di quelle passate e l’interesse per la “vita reale” della working class che per la prima volta emerge a livello culturale, nonché l’affermarsi del fenomeno dei “Beatles”, un gruppo musicale che determinerà le svolte travolgenti che sono alla base del sentire delle generazioni successive.

In un momento quando il Regno Unito usciva frastornato, seppur vittorioso, dalla Seconda Guerra Mondiale, con gli strascichi del frastagliarsi dell’assetto imperiale, le riforme del partito laburista in ambito sociale e il formarsi e diffondersi di una cultura di massa con il dilagare della TV, il punto di partenza dello studio di Silvia Albertazzi è il 1956: con le pellicole inserite nel primo programma del Free Cinema, esemplificazione di una nuova poetica del reale a cui seguirà la prima rappresentazione del dramma di Osborne “Look Back in Anger” (testo fondamentale degli Angry Young men) e la mostra, a cui fa riferimento il titolo del saggio, “This is tomorrow”, nata dalla collaborazione tra architetti pittori e scultori e aperta alla sperimentazione in tutte le arti visive. Questi “momenti” artistici sono, in altre parole, le radici di quanto sbocciò nel periodo della Swinging London, dove il vertice musicale è la produzione artistica dei Beatles, i quattro ragazzi “che non provenivano dalla buona borghesia e neppure da Londra o dal sud ricco e acculturato, ma erano invece originari, come quasi tutti i personaggi dei film della New Wave e gli attori che li interpretavano, di quel Nord povero che i londinesi tuttora guardano con disprezzo”.

Il rapporto tra la musica popolare e la società del periodo, dunque, diventa un vero e proprio way of life, con figure di riferimento nelle modelle e nei fotografi di moda, a cui i giovani si ispirano e dove i Beatles rappresentano l’incarnazione di tutti gli elementi caratterizzanti del momento.

È il gruppo dei quattro ragazzi di Liverpool, infatti, il tema dell’ultima parte del saggio; quasi un saggio nel saggio, dove non solo la produzione musicale, ma anche il fenomeno “Beatles” viene analizzato in toto, sottolineando l’evoluzione e gli innesti di diverse capacità espressive sia nei testi che nelle varie sperimentazioni del pensare il prodotto musicale, come nel caso dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”.

La capacità dell’autrice di collegare l’analisi delle varie espressioni culturali, spaziando dal cinema alla letteratura, al teatro, alle forme visive della fotografia e del collage, alla Pop Art in generale, quale vero e proprio stile di vita che fa del quotidiano la sua poesia, rende appieno l’idea del fermento in atto nel periodo, dando risalto alle figure più significative che più hanno rappresentato la vita degli anni ’60.

Questo è domani non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi studia, o semplicemente è affascinato dalla cultura inglese. In esso non solo si trovano le risposte sul perché i Fabulous Sixties sono stati “favolosi” ma anche come quegli anni siano stati – ed è impossibile negarlo – un fenomeno che ha travalicato i confini dell’isola per diventare un fenomeno mondiale senza tempo.

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