Questioni Scottanti
saggio, Non fiction
Ponte alle Grazie
3 marzo 2022
cartaceo
672
In questa raccolta di articoli, saggi, discorsi, prefazioni a libri suoi e altrui vediamo emergere, accanto alla Margaret Atwood autrice di bestseller, la lucida e spesso scomoda testimone dei tempi che corrono.
Una testimone che non smette di interrogarsi e interrogarci sui temi di attualità, e che per farlo ci introduce nella ricchezza e la varietà della sua esperienza di vita, di lettura e di scrittura. In queste pagine i lettori scopriranno da dove Atwood ha tratto ispirazione per raccontare storie molto più vicine alla realtà di quanto si possa pensare; chi la conosce per il suo impegno nelle battaglie per l'ambiente la ritroverà nelle storie di una bambina cresciuta nelle grandi foreste canadesi; a chi la considera sbrigativamente una "scrittrice femminista", lei risponde spiegando perché è una "cattiva femminista".
Perché l'impegno per le cause giuste non deve mai prescindere dal rigore a cui è chiamato chi, attraverso il dono della scrittura, ha scelto di trasmettere e custodire. Anche a costo di diventare uno scomodo testimone.
Popolarmente sono detti “temi caldi”, Margaret Atwood preferisce “questioni scottanti”.
Sotto questo titolo la scrittrice canadese, icona controversa della letteratura americana contemporanea, tanto amata quanto scomoda, ha radunato scritti, saggi, recensioni, articoli e lezioni in una raccolta che ripercorre lo scorrere inesorabile del Ventunesimo secolo. La sua penna segna gli avvenimenti cruciali che puntellano la linea del tempo dall’attacco alle Twins Towers del 2001 fino all’anno del Covid. Toccando temi focali quali la crisi climatica, il femminismo, il significato di libertà, la rivalsa del genere fantasy.
“La scienza in quanto tale non è una persona. […] È soltanto un attrezzo e come ogni altro strumento può essere usato per fare del bene e del male. Potete costruire una casa utilizzando un martello, e con lo stesso martello ammazzare il vicino”.
E la scienza non poteva che essere centrale nella vita di una figlia di un entomologo. In famiglia, pesticidi e prodotti chimici non furono mai visti di buon occhio, neppure quando erano amici dello sviluppo. Ecco che diventare ambientalisti quando non ancora andava di moda fu una conseguenza fisiologica. E poi la scienza è nella parola fantascienza, genere prediletto dalla Atwood nelle sue letture prima, matrice dei suoi scritti votati alla distopia poi.
“Nella scrittura del libro mi sono data una regola: non inserire nessun particolare che l’umanità non avesse già messo in pratica. In parole povere non potevo inventarmi niente. […] Va così nel mondo del Racconto dell’Ancella, perché spesso è andata così nel mondo reale”.
Sulla base di queste argomentazioni si basa la difesa dell’autrice di “Questioni scottanti” quando viene additata come veggente; in fondo il fantasy, la fantascienza e la distopia non inventano nulla perché se siamo in grado di immaginarlo siamo anche in grado di metterlo in atto, purtroppo. E a tal proposito:
“Forse è ora che cominciamo a desiderare intensamente di sopravvivere. Se ci teniamo davvero, di certo, potremo avvalerci della nostra elogiatissima intelligenza per far sì che succeda”.
Contenuto a parte, anche la copertina fa centro. Il rosa che oggi marchia qualsivoglia manifestazione femminista, associato alla persona della Atwood, assume una connotazione di sfida, o almeno così l’ho interpretata personalmente. D’altronde lei è stata etichettata come cattiva femminista. Non ha mai seguito il tracciato designato dalla società per le donne degli anni Cinquanta, facendosi beffe della guida della moglie perfetta né si è imbrigliata nei movimenti femministi della Seconda Ondata. Ne ha fatto parte, senza però lasciarsi accecare da una fede totalizzante. L’unica ossessione che si è concessa è stata la scrittura, e con questa la bellezza del “non essere d’accordo”. Da non dimenticare la passione per il birdwatching, altra sana ossessione che condivise col compagno.
E lo sguardo acuto e divertito della fotografia che campeggia in copertina cattura proprio il suo modo di tratteggiare il mondo. Una scrittura sagace, ilare, maliziosa, sorniona. Ecco che leggere “Questioni scottanti” è stato uno spasso oltre che un atto rivoluzionario. Il pensiero che emerge da questo tomo di oltre 600 pagine è un quadrangolo sulla vita della scrittrice ma soprattutto sui tempi che corrono, come recita lo stesso sottotitolo.
E chi meglio di lei può raccontarci il nostro secolo? Una che nata nel boom economico ha studiato letteratura quando essere donna e aspirante scrittrice non era una combo vincente, una che ha vissuto le tensioni della Guerra Fredda e i tumulti degli anni ’60, una che ha abitato nella Berlino Ovest assistendo alla caduta del muro nell’89. Una così ne ha viste tante e tante ne ha raccolte, le ultime nel libro “Questioni scottanti”.
Il suo, più che una raccolta di scritti, è uno zibaldone. Ha la forma di un diario personale che ripercorre i suoi anni e lo fa soprattutto attraverso le letture che ha incontrato. Diverse le riflessioni dedicate agli scrittori incrociati di persona o nei libri: da Doris Lessing a Stephen King, da Kafka ad Alice Munro, da Hilary Mantel a Simone De Beauvoir, da Shakespeare a George Orwell. Attenzione che la vostra lista dei desideri si allungherà a dismisura! Vorrete recuperare tutti gli autori citati!
Malgrado la mole, si legge facilmente: non vi è nessuna traccia di pedanteria e a farla da padrona è l’ironia. Per me è stato come una lunga chiacchierata con l’autrice davanti a una tazza di the fumante sedute accanto a una finestra che si affaccia sulla rigogliosità dei boschi canadesi. Il libro mi ha tenuto compagnia per ben cinque mesi! Nel mio caso è stata una scelta perché ho voluto centellinare la lettura di “Questioni scottanti” dedicando tempo al libro nei momenti in cui avevo voglia di chiacchierare.
Salinger scriveva che un buon libro si definisce tale quando “vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. Finora non ho mai avuto nessuno da chiamare. Ora invece so perfettamente chi chiamare.

Margaret Atwood
Laureata a Harvard, ha esordito a diciannove anni. Scrittrice estremamente prolifica, ha pubblicato oltre venticinque libri tra romanzi, racconti, raccolte di poesia, libri per bambini e saggi. Ha scritto, inoltre, sceneggiature per la radio e la televisione canadese.
La condizione della donna è invece al centro delle opere narrative, a partire dal romanzo La donna da mangiare (1969), che diede all’autrice il successo internazionale. Tra gli altri romanzi si ricordano Lady Oracolo (1976); Offesa corporale (1981); Il racconto dell’ancella (1986), un romanzo fantascientifico dal quale Harold Pinter ha tratto la sceneggiatura per il film omonimo diretto da Volker Schlöndorff (1990); La donna che rubava i mariti (1993); L’altra Grace (1996), che trae spunto da un fatto realmente accaduto; L’assassino cieco (2001); L’anno del diluvio (2010); Per ultimo il cuore (2016); Seme di strega (2017); Occhio di gatto (2018), Il canto di Penelope (2018), I testamenti (2019), Oryx e Crake (già L’ultimo degli uomini, 2021).
Più volte candidata al Premio Nobel per la letteratura, ha vinto il Booker Prize nel 2000 per L’assassino cieco e nel 2008 il premio Principe delle Asturie. Nel 2017 ha inoltre ricevuto il prestigioso Raymond Chandler Award, istituito da Irene Bignardi nel 1996 in collaborazione con il Raymond Chandler Estate, premio letterario dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere. Nel 2021 le viene assegnato il Premio Speciale Lattes Grinzane.