Quattro testimonianze sul fiume Erinnio
Romanzo
Voland editore
15 maggio 2026
cartaceo e-book
104
Anni ’80 del secolo scorso. Cresciute in periferia, Ioanna, Katerina, Sofia e Rahil condividono un’adolescenza tormentata: si vestono di nero, dichiarano guerra alle famiglie e ascoltano punk. Quando la loro insegnante di storia, femminista che sperimenta nuovi metodi pedagogici, parla loro per la prima volta degli antichi fiumi di Atene, rimangono incantate dall’idea di andare alla scoperta del fiume Erinnio, sepolto da tempo… A distanza di anni una giovane antropologa che fa ricerca sui “miti urbani” incontra le ragazze, ormai quasi quarantenni, per raccogliere la loro testimonianza. Si disvela così la drammatica vicenda accaduta decenni prima e la vita segreta di una città eternamente inquieta.
“Magari nutrivano il desiderio di percepire il luogo in cui vivevano in modo speciale, le ragazze e i ragazzi, chi lo sa?” Da “Quattro testimonianze sul fiume Erinnio” di Angela Dimitrakaki, Voland editore
“Quattro testimonianze sul fiume Erinnio” di Angela Dimitrakaki (Voland editore) esordisce con una lettera. Una testimonianza scritta indirizzata all’antropologa Eliza Gheorghiou. I suoi studi la portano a fare delle ricerche specifiche sui miti urbani quindi sta raccogliendo le testimonianze di quattro donne a tal proposito. Negli anni Ottanta erano adolescenti di periferia la cui insegnante aveva raccontato degli antichi fiumi sepolti sotto il suolo di Atene, la loro città. Le ragazze ne erano rimaste colpite, affascinate al punto tale da andare alla ricerca del fiume Erinnio. Erano attratte dall’idea di scoprire un luogo segreto tutto per loro dove sentirsi speciali. La loro indagine aveva avuto un epilogo del tutto inaspettato.
“Dunque, qui da noi, nel quartiere d’inferno, gli anni ’80 sono stati vissuti come una maledizione.”
Ioanna, Katarina, Sofia, Rahil sono ragazze di periferia. Siamo negli anni ’80 ad Atene e le giovani hanno soprannominato il loro quartiere inferno. È diverso dal centro con i suoi palazzi moderni, nuovi a più piani. Le loro case sembrano identiche, brutte allo stesso modo, grigie e con pochi piani. Rendono il luogo squallido e alienante.
Katarina è figlia di due artisti che conducono una vita priva di regole, un po’ bohemien. Lei gode della massima libertà a differenza delle amiche le cui madri non vedono di buon occhio la loro frequentazione proprio per questo. La ragazza ha la stessa creatività e lo stesso talento artistico dei genitori. È estrosa come loro sebbene si sia uniformata alla moda del suo gruppo: abiti neri, trucco nero e umore nero.
Rahil si chiama in realtà Rachel e viene da Londra. È nata dalla relazione di una giovane inglese con un pescatore di Itaca. In Inghilterra subiva discriminazioni da parte delle compagne che la facevano sentire estranea, non aveva mai detto nulla ai genitori. Il loro trasferimento ad Atene le ha dato modo di conoscere l’amicizia grazie alle ragazze del gruppo.
Sofia è quella iperattiva, mentre Ioanna è la più studiosa del gruppo. Entrambe appartengono a famiglie più conformiste rispetto alle altre due, forse è proprio questo che le spinge a ribellarsi attraverso l’abbigliamento e l’atteggiamento di sfida perenne che traspare dai loro occhi bistrati di nero.
La professoressa Nardì è un’insegnante dai metodi innovativi e non convenzionali. È una femminista e ama tenere le lezioni al di fuori delle mura scolastiche accompagnando le ragazze nei luoghi più antichi della città raccontandone la storia e i miti. La sua missione è rendere la scuola un luogo interessante e stimolare la curiosità dei propri alunni.
“… le ricorso tuttavia che qui non esiste nessuna cosiddetta primavera ma invece, come quasi ogni anno, arriva una notte in cui l’estate si chiude sopra di noi come una botola. Questa notte sembra arrivare sempre prima ogni anno.”
La struttura del romanzo è molto singolare, si tratta di lettere che testimoniano il passato risalente agli anni Ottanta. La destinataria è una studiosa che sta svolgendo un dottorato sui miti urbani. Le lettere non hanno tutte lo stesso mittente quindi i ricordi in merito al medesimo periodo ed evento sono diversi. Si nota un approccio differente rispetto alla memoria. Chi non vorrebbe ricordare ed è quasi in fuga da essa e chi invece reputa sia giusto farlo.
Il romanzo è piuttosto breve ma il ritmo narrativo non è sempre rapido. La narrazione si presenta a tratti ripetitiva dal momento che l’evento attorno al quale gravita è lo stesso raccontato in termini diversi. Il linguaggio non è complesso anche se talvolta ci si perde tra mito e realtà. La scrittura di Angela Dimitrakaki è descrittiva e curata per ciò che concerne la personalità dei suoi personaggi, ne racconta perfettamente i tormenti interiori e i sensi di colpa. Ha un ché di misterioso che conferisce un’aura di suspense alla storia e la tematica è interessante oltre che originale.
L’epilogo della storia è solo in parte intuibile dai toni della narrazione, tuttavia non manca di turbare. Non posso svelarvene le ragioni perché incorrerei nello spoiler.
“Non c’era verso, qualunque cosa si avvicinasse a noi doveva prima varcare la linea dell’orizzonte. L’orizzonte ci avrebbe avvertito in qualche modo.”
Le domande che sorgono in corso di lettura sono tutte relative alla memoria: Che cos’è il ricordo? Esiste una definizione unica per tutti? In che misura consente la ricostruzione della realtà?