Quattro presunti familiari
Giallo
Sellerio editore Palermo
13 gennaio 2026
ebook, cartaceo
296
Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima, solo la fatalità e le particolari condizioni ambientali hanno potuto salvaguardarli.
A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del capitano Damasi e dell’appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese né qualità, ma con una fame insaziabile di esperienza. Bisogna dare un nome a quelle ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari. In tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la scomparsa di un loro caro. Chi avrà lo stesso Dna recuperato dallo scheletro vincerà una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il proprio congiunto sparito nel nulla.
Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato. Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una città, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria. Un’energia che entra nei corpi e nelle menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilità frustrata, gesto feroce e autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia. In queste oscurità si muovono le anime che Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate da errori e sogni. In loro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coercizioni.
L’esordio di Daniele Mencarelli con la Sellerio editore Palermo, avviene con un romanzo di 296 pagine, che sfugge a ogni facile categorizzazione: “Quattro presunti familiari”
È un libro che parla di spaccature, di mancanze e di debolezze.
Come scrive l’autore: “…mi aveva spezzato in due, o forse non aveva fatto altro che scoperchiare ai miei occhi la spaccatura che già mi portavo”
In queste pagine Mencarelli mette in risalto l’eterna dicotomia tra i vivi e i morti, spingendo il lettore a chiedersi se una persona deceduta sia più viva di una che respira, cammina, mangia e pensa.
In un paese in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro di una donna. Le indagini sono affidate al capitano Damasi e all’appuntato trentatreenne Emanuele Circosta; sarà proprio quest’ultimo ad accompagnare il lettore e a diventare protagonista inconsapevole della narrazione.
A Circosta viene affidato il compito di controllare i quattro presunti familiari dello scheletro, lui dovrebbe essere il punto di equilibrio della storia.
Ma la sua “ verità è fatta di gesti mediocri a cui trovare giustificazioni, perché questo ero io, un mediocre, uno né buono né cattivo, che vive il momento agendo per istinto, o stupidità, al massimo per convenienza, senza pensare troppo alle conseguenze, tantomeno al prossimo”.
Il suo comportamento non ha nulla di coraggioso, eroico o etico e la divisa che indossa finisce solo per amplificare le sue inefficienze.
Mencarelli, senza forzature, riesce a tracciare un quadro ben definito dei presunti familiari, sottolineando le loro paure e i loro affanni e quel passato mai cancellato che pesa come una disgrazia. Come un moderno Virgilio, prende per mano il lettore accompagnandolo nel Purgatorio degli scomparsi nel nulla, nella vita delle loro famiglie e nell’ergastolo di un dolore a vita, che oscilla tra tenace speranza e continua sofferenza.
I quattro presunti familiari sono smarriti, bloccati in una trappola emotiva che li consuma e li mette in competizione tra loro.
Sono le loro spaccature che Mencarelli porta alla luce, con una scrittura semplice e immediata. Pagina dopo pagina, l’appuntato Circosta rivela quanto sia difficile essere l’eroe di questa storia.
APPUNTATO EMANUELE CIRCOSTA
Emanuele (che l’autore chiama poche volte per nome) è uno che si volta dall’altra parte, che non interviene e non parla, e che si piega ai soprusi di chi come il brigadiere Liberati si sente Dio in divisa. L’uniforme lo include nel gruppo quando compie abusi e prevaricazioni, ma lo fa sentire escluso e colpevole fuori dalle mura di quella caserma.
“A tutti coloro che rappresentano le istituzioni senza farsi stravolgere dall’esercizio del potere” è la dedica finale dell’autore.
Il brigadiere Liberati incarna il vero villain, che finisce spezzato da chi lo tortura obbligandolo a pagare un conto troppo salato.
Emanuele Circosta, invece prova a essere l’altro risvolto della medaglia, senza mai riuscirci davvero. Si aggrappa ad alibi e scusanti, che non bastano a tenerlo lontano dal dolore e dalle aspettative degli altri.
Il romanzo solo nelle ultime pagine svela ai lettori l’identità della vittima, lasciando tutti i protagonisti in un dolore da cui non riescono a proteggersi.
La speranza che tiene in ostaggio i familiari è la stessa dei lettori.
Nelle ultime pagine non viene fornita una redenzione per quella violenza mai trattenuta; né mostrato un barlume di possibilità per quei familiari sgradevoli con cui non si riesce a empatizare. Ed Emanuele? Riuscirà a non tradire di nuovo se stesso?
Mencarelli rifiuta le categorizzazioni e le soluzioni facili, concedendo alla storia tutte le sfumature che la sua penna conosce e ci regala personaggi fragili e irrisolti.