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Recensione: “Provos! Storia d’amore, amicizia e anarchia nella Milano degli anni Ottanta” di Cristiano Rosari, Edizioni KDP

Provos! Storia d'amore, amicizia e anarchia nella Milano degli anni Ottanta (... e nell'Amsterdam degli anni Sessanta) Book Cover Provos! Storia d'amore, amicizia e anarchia nella Milano degli anni Ottanta (... e nell'Amsterdam degli anni Sessanta)
Cristiano Rosari
Narrativa
Edizioni KDP
29 febbraio 2020
cartaceo, ebook
380

Max è un diciottenne che, durante il Capodanno del millenovecento ottantacinque, cerca di dare ordine e un senso logico alla propria vita. Fabrizio un giovane prodigio della matematica che, nel millenovecento sessantacinque, arriva in una città in ebollizione: Amsterdam.

Le loro strade si incontreranno il sette gennaio millenovecento ottantacinque quando Fabrizio, ormai adulto, varcherà i cancelli dell’istituto tecnico per geometri “Lagrange” come professore di matematica.  Dapprima diffidente, Max verrà presto conquistato da quel professore così istrionico, trasgressivo e diverso dagli altri adulti.

Un prof che guida i propri alunni alla ricerca del “grigio”, del paradosso, di tutto ciò che manda in corto circuito la logica e la matematica. Un professore tanto affascinante quanto misterioso sul proprio passato. Chi è veramente Fabrizio? Perché sembra sbucato fuori dal nulla, pur essendo nato e cresciuto nel quartiere Stella? Come mai nessuno lo conosce?

Max e i suoi amici (l’irrequieto Bissio, il filosofo Kirk, il musicista Jimi, l’asceta Zen, il dongiovanni Miki e il paninaro Pado) iniziano ad investigare sul professore scoprendo il percorso che da possibile genio matematico l’ha portato a essere uno dei protagonisti della prima rivoluzione giovanile degli anni ’60.

I ragazzi, soprattutto, scoprono l’esistenza dei mitici Provos della Amsterdam degli anni Sessanta e del loro mentore Robert Jasper Grootveld. Quei giovani pazzi, allegri, colorati, rivoluzionari, sgangherati, cambieranno per sempre le loro vite. I sette amici incominciano a emulare le gesta di quei loro coetanei mettendo in pratica una serie di “azioni” strampalate e provocatorie: prima nella scuola, poi nel quartiere e, infine, in tutta Milano. Mentre la loro popolarità cresce a dismisura, Max si convince di aver trovato tutto: amici solidi, amore, soprattutto se stesso.

Proprio quando la felicità pare quasi a portata di mano il protagonista dovrà fare i conti con l’invidia, la vendetta e la violenza di chi non gli vuole bene e sarà costretto a intraprendere un percorso inimmaginato attraverso l’esperienza più dura: il carcere. Ed è lì che Max dovrà scegliere se arrendersi o rinascere rimanendo fedele ai propri valori.

È in carcere che verrà raccontata la vera storia di Fabrizio e della sgangherata banda di ragazzi che cambiò per sempre la scena controculturale europea. Provos! è il romanzo della “generazione senza nome, squarciata e divisa” (come cantava Bono Vox negli anni Ottanta), in grado di conquistare i ragazzi di oggi, di ieri e dell’altro ieri!

 

“«Mamma ti spiace se lo accompagno, la spesa la puoi fare da sola, no?»

«Che strano il mondo in cui viviamo», la mamma allarga le braccia sorridendo, «un tempo erano i ragazzi a fare i cavalieri e accompagnare le ragazze, oggi capita esattamente il contrario».

«Benvenuta nel millenovecento ottantacinque», dico mentre sento le guance prendere fuoco”.

 

Quante cose ha in comune il 1985 con i nostri giorni… non vi nascondo che l’ho pensato e lo penso davvero tuttora. Eppure il romanzo di Cristiano Rosari, Provos!è ambientato proprio negli anni ’80; o più precisamente, come ci suggerisce anche il sottotitolo … e nell’Amsterdam degli anni Sessanta, anche negli anni ’60.

Ma come è possibile ambientare un romanzo in due epoche completamente differenti? La tecnica della storia nella storia va spesso in aiuto dell’autore. E, infatti, nel mentre dello scorrere della vita del protagonista Max, lui stesso compirà un viaggio nel tempo al passato, per scoprire i misteri e la vita del suo nuovo professore (e co-protagonista), Fabrizio Floris. Il lettore, dunque, si troverà di fronte a due epoche, quella dei Provos olandesi e quella dei giovani degli anni ’80. Da chi iniziamo?

Inizierei da questi ultimi. Molti guardano agli anni ’80 con nostalgia; io non posso esprimermi a riguardo, essendo nata quasi alla fine di questo decennio. Eppure, nel libro di Rosari, gli anni Ottanta sono sentiti in modo negativo proprio dai giovani che ne fanno parte. Il nostro primo protagonista, Max, è un diciottenne che cerca di sopravvivere alla sua modernità, desiderando ardentemente, ma senza risultato, di cambiare la sua vita in meglio. In realtà, il suo vero desiderio, scoprirà il lettore, è essere accettato per la persona che è, con le sue stranezze e i suoi silenzi.

“Me ne vado riflettendo sul perché mi abbia colpito tanto quella ragazza: non è per la sedia a rotelle, piuttosto lo sguardo. Quegli occhi scuri e penetranti: non erano altezzosi come sostengono i due bidelli. Si tratta di qualcos’altro, è lo sguardo di una straniera in un posto che non è il suo…”

Degli anni ’60, invece, nel romanzo si parla di un movimento culturale che, ammetto, non conoscevo affatto: i Risultato immagini per provos olandaProvos, che danno il titolo al libro. Facciamo un piccolo excursus per comprendere un attimo il contesto in cui si inserisce la storia del professore Floris: Provo, più che un movimento culturale, è un movimento contro-culturale, in quanto si contrappone alla “cultura” del tempo, incentrata sul consumismo e sull’eccessivo uso di sostanze inquinanti, quali ad esempio la benzina. Non a caso, suoi simboli sono la bicicletta e la mela (che i giovani erano soliti mangiare per strada e offrire ai passanti). Si sviluppa nei Paesi Bassi, ma ebbe forti eco in tutta Europa.

In realtà, la sua eco si diffonde anche nella Milano del nostro romanzo, grazie a Max e al suo gruppo di amici affezionati e ognuno raffigurante una caratteristica della gioventù di quei tempi (la passione per la musica, la vanagloria, la frenesia, l’avventura, l’orgoglio, l’ironia, lo spirito di gruppo, l’essere “filosofo”). I ragazzi si lasceranno a tal punto prendere dagli avvenimenti olandesi che ne combineranno e ne passeranno delle belle! Il dinamismo della narrazione sta nel fatto che tutto il passato si mostra senza mai distaccarsi dal presente: gli anni Sessanta sembrano quasi unirsi agli anni Ottanta, in una convergenza di sentimenti, episodi e vicende ben costruita e ben assemblata.

“In fondo sono solo dei bambinoni che giocano a guardie e ladri, noi gli vogliamo bene e li teniamo occupati. Ci sono delle regole, non proprio ben precise ma comunque ci sono: dieci punti se vieni interrogato dalla polizia, cinquanta punti se la tua casa viene perquisita, cento punti se sei arrestato e, addirittura, centocinquanta punti se ti vai a costituire col pacchettino di Marhiu”.

Il romanzo è anche molto “introspettivo”: tutti i personaggi di cui si narra si evolvono, soprattutto Max. Questi vive il dissidio proprio del giovane del tempo, prima insicuro di sé, poi entusiasta nello scoprire un movimento che sente più vicino di quanto può apparire; poi forte delle scoperte su se stesso, ma anche intimorito e di nuovo insicuro nel ritrovarsi in mezzo ad una situazione che non pensa di poter gestire da solo e che nasconde più segreti di quanto possa immaginare. Molteplici sono i valori su cui Provos! si fonda: l’amicizia in primis, l’amore (anche in questo campo assistiamo ad una evoluzione e maggiore consapevolezza nel protagonista), la musica (gli U2 predominano e costituiscono anche la linea guida per la strutturazione del racconto nei capitoli che lo compongono), la rivoluzione, la società, la giovinezza. Una narrazione molto ricca!

Risultato immagini per milano anni ottanta

Come ho accennato, il libro è strutturato in album, che comprendono ciascuno una fase evolutiva di Max. Ogni album rappresenta quasi quel passo in più che il protagonista compie nella sua crescita interiore e nell’avventura in cui si imbatte. Ogni album comprende numerosi capitoli, che fotografano le singole vicende che si susseguono nel racconto. Una suddivisione così molteplice e precisa aiuta, di certo, il lettore a non sentirsi appesantito nella lettura, dato il gran numero di avvenimenti e personaggi che incontra. Sono presenti anche immagini, slogan, fotografie che raffigurano icone, simboli delle epoche che si incontrano. Molto bella la conclusione della storia: uno scambio epistolare che, dopo un viaggio nel passato e uno nel presente (che per noi è comunque passato), ci proietta nel futuro, con tutta la commozione che sussiste quando, da grandi, ci lasciamo andare ai ricordi di gioventù. E quando lo si fa con un amico, tutto acquista un altro sapore… o un’altra musica… oh scusatemi! LA musica…

Lo stile dell’autore è pulito e chiaro, nella sua semplicità. Sussiste un giusto equilibrio nell’alternanza tra i discorsi diretti, quelli indiretti e i soliloqui di Max. A livello redazionale, la narrazione è molto studiata: il lettore capirà i cambi di scena con i correlativi cambi di carattere e formattazione. Il linguaggio utilizzato è contestualizzato al decennio su cui, man mano, la storia si snoda. Il punto di vista è quello di Max, il personaggio protagonista; e la sua presenza è costante anche quando a parlare sono le lettere, come il lettore avrà modo di percepire.

Un romanzo che consiglio perché pienamente incanalato in epoche storiche di cui si sente parlare, si racconta… Ma sappiamo bene che una cosa è vivere personalmente dei cambiamenti e delle rivoluzioni; altra cosa è ascoltarle e immaginarle. Cristiano Rosari è riuscito nel suo intento di portare gli anni Sessanta e Ottanta nel XXI secolo e di farci sentire, nolente o volente, (o farci ritornare) sempre a casa.

 

Il nostro lettore è un nostalgico degli anni ’60 o ’80?

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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