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Romanzo
Sellerio
2020
cartaceo
886
Una famiglia del Nord Italia, tra l’inizio di un secolo e l’avvento di un altro. I Sartori, quattro generazioni, dal 1917 al 2012, dal Friuli rurale alla Milano contemporanea, dalle guerre mondiali alla ricostruzione alla globalizzazione, dal lavoro nei campi alle scrivanie delle multinazionali. Romanzo storico e corale, vasto ritratto narrativo del Novecento italiano, forse il primo di uno scrittore sotto i quarant’anni, il racconto dei Sartori affronta il fardello di un’eredità che sembra andata in malora. Se gli errori e le sfortune dei padri ricadono sui figli, come liberarsene? La risposta è nella voce di un secolo nuovo, e nello sguardo di chi si accinge a viverlo.
Giorgio Fontana in “Prima di noi” racconta la vita di quattro generazioni della famiglia Sartori che si succedono tra il 1917 e il 2012, attraversandone le esistenze, i drammi e le eredità caratteriali.
Tutto ha inizio con l’incontro dei giovani Maurizio e Nadia.
Il veneto Maurizio Sartori si muove nel mondo come un fantasma: scappa dalla guerra disertando e facendo perdere le proprie tracce e compare nella vita della giovane friulana Nadia Tassan una notte, sbucando all’improvviso fuori dall’oscurità.
È il 1917 e la guerra sta incendiando l’Italia e il Friuli. Nadia convince i genitori a nascondere il disertore dando inizio alla storia della famiglia Sartori. Dall’unione di Maurizio e Nadia nascono tre figli: Gabriele, Domenico detto “Meni” e Renzo.
Sebbene siano fratelli, i giovani Sartori non potrebbero essere più differenti gli uni dagli altri.
“Torna quando vuoi. Quegli scaffali pieni, tutti per lui. E quel silenzio: lo spettacolo di uomini a capo chino che tacevano era la più grande meraviglia. Di solito gli adulti gridavano sempre, quando litigavano e quando ridevano, quando erano ubriachi e quando lavoravano; sentiva le loro urla nelle orecchie ogni minuto. No, il suo mondo sarebbe stato modellato su quella stanza: teste chine sopra le parole, solitarie e taciturne. Che altro di meglio poteva esserci?”
Gabriele è il maggiore dei tre e sin dalla giovane età mostra interesse per le forme d’arte e più in particolare per la letteratura e per la poesia: “Avrebbe vissuto leggendo perché là soltanto, in mezzo alle parole, c’era il luogo cui sentiva di appartenere”. Un inguaribile romantico che, diversamente dal padre, troverà nella Chiesa e nella fede cristiana il suo rifugio.
“Sentiva la sofferenza degli altri come se gli appartenesse; lo paralizzava dal collo ai piedi, colmandolo di vergogna e frustrazione. Non poteva controllarlo e non poteva farci niente.”
Domenico invece è caratterizzato da un’estrema empatia nei confronti della sofferenza umana, anche se questa sua nobiltà d’animo appare incompresa specialmente agli occhi del padre Maurizio. Forse soltanto Nadia riesce a comprendere, almeno in parte.
“La mamma gli aveva detto più volte che sarebbe andato in paradiso per il suo buon cuore: ma doveva imparare che non sempre possiamo aiutare gli altri”, la grande sofferenza di Meni che proprio come Gesù Cristo, non teme il sacrificio della propria vita per la salvezza dei suoi fratelli e delle sue sorelle.
“A quasi nove anni, Renzo aveva già compreso una volta per tutte che la sola cosa importante, la sola cosa per cui valesse la pena lottare, era la libertà: libertà di non studiare, non fare i compiti, non restare in casa; libertà di evitare le botte del padre e i rimproveri di Gabriele; e soprattutto di brigare in giro come Sandokan, con Francesco Martinis ed Elvio e Flaviut.”
Infine Renzo, il fratello minore e il figlio che dei tre più somiglia a Maurizio Sartori. Renzo il ribelle, Renzo che vuole scappare sui monti assieme ai partigiani durante la guerra, Renzo il comunista, Renzo che, proprio come suo padre, fugge dalle proprie responsabilità senza temere di guardare in faccia l’egoismo che lo attanaglia.
La storia dei Sartori attraversa la storia d’Italia nella geografia e negli anni.
Dopo la guerra Gabriele e Renzo si trasferiscono, con le proprie famiglie, rispettivamente a Saronno e a Sesto San Giovanni. Gabriele, il professore democristiano e Renzo l’operaio comunista.
I nipoti Sartori sono gli eredi inconsapevoli di una sorta di karma familiare, una maledizione del sangue (il cjalcjut, ad esempio. “La figura pelosa sedeva sul suo petto, gli serrava il collo impedendogli di respirare.”) che li costringe a ripetere ancora e ancora una vita ispirata ai drammi esistenziali.
Eloisa, l’anarchica ribelle, Davide, il fuggitivo, Libero Maurizio abbandonato dalla madre e Diana che ama le donne e che soffre il rifiuto del padre.
L’unica che riuscirà a mettere fine a questa disperata ciclicità sarà Letizia, bisnipote di Maurizio e Nadia, la quale finalmente avrà il coraggio di guardare in faccia il cjalcjut e di combatterlo per la salvezza della stirpe Sartori.
Una premonizione di questa riappacificazione con la storia, a mio avviso, la diede proprio il bis-zio Renzo in un lampo di innocenza infantile, il quale, ribellandosi alla prematura morte della principessa avvenuta durante la proiezione di una pellicola nel cinematografo di Gabriele, la smontò e la fece ripartire all’incontrario (“Sullo schermo la principessa tornò in vita e le ombre dei congiurati sfumarono via da lei”) mostrando così che il lieto fine poteva esistere per tutti, anche per i Sartori che in seguito, grazie alla bisnipote, avrebbero assolto a tutti i peccati del loro sangue.
“Prima di noi” è un viaggio all’interno di una straordinaria storia di vite ordinarie.
Vite che sguazzano nella comune umanità, eppure che divengono uniche quando intersecano il cognome della propria famiglia.
Giorgio Fontana, autore del manoscritto, ha a mio avviso raccontato in maniera egregia i drammi umani che scorrono assieme al tempo del mondo, intrecciando le unicità dei personaggi con la storia.
Sembra quasi di spiare dal buco della serratura questa famiglia così disastrata eppure così unita al tempo stesso ed è impossibile non vivere con passione tutte le emozioni e tutti i pensieri di ogni personaggio.
È altresì un ottimo esercizio di studio psicologico. Attraverso una scrittura scorrevole, ma densa di significato, Fontana rende evidente quanto e in quali forme le caratteristiche umane si ripetano nel sangue, al tempo stesso illuminandoci sull’imprescindibilità del libero arbitrio: soltanto con una presa di coscienza consapevole e con l’abbandono dell’agire passivo si possono mettere a tacere le “maledizioni” ereditate dai progenitori.
Nel mezzo c’è il Friuli attraversato dalle due guerre mondiali, c’è la periferia milanese degli anni cinquanta e c’è la Milano delle lotte operaie, delle rivolte studentesche, della borghesia, delle opportunità, della tecnologia che avanza e la Milano dalla quale si sente urgente il bisogno di fuggire.
“Prima di noi”, edito da Sellerio nel 2020, è la rappresentazione verace di una vita e di molte vite, di un luogo e di molti luoghi, di una verità e di molte verità. Assolutamente un libro da leggere se si è alla ricerca di una storia nella quale perdersi per ritrovarsi.

Leggo da quando ho imparato a farlo, prima di quel momento ogni sera a turno i miei genitori leggevano per me le storie dalla mia raccolta di fiabe e favole preferita.
Oggi leggo principalmente romanzi, saghe familiari, fantasy e gialli, ma non metto mai limiti alla curiosità.
Ho iniziato all’incirca nel 2015 a pubblicare recensioni e ogni volta lavoro affinché siano sempre più precise e dettagliate, così che possano aiutare i lettori nella scelta delle loro prossime letture.