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Recensione: “Potenza e bellezza” di Elido Fazi, Fazi Editore

Potenza e bellezza Book Cover Potenza e bellezza
Elido Fazi
Narrativa
Fazi Editore
14 gennaio 2021
Cartaceo + kindle
401

In un’afosa giornata di luglio del 1796, a Bologna, due uomini s’incontrano per combinare un matrimonio. Il primo è Costantino, un inquieto agricoltore del Piceno, che oltre a essere sensale di nozze produce fucili e sciabole. Il secondo è Monaldo, giovane conte di Recanati, mite e ben educato, che aspira solo a metter su famiglia e a coltivare i suoi studi. Intanto la città è in fermento per l’arrivo di un certo Bonaparte, il “generalino francese” che a soli 26 anni ha già sconfitto i Piemontesi e gli Austriaci. L’Italia è fragile e divisa, e dietro alla bandiera della “Libertà” si cela il desiderio di conquista dell’ennesimo invasore straniero. Quanto tempo passerà prima che i Francesi arrivino anche nelle Marche? E chi difenderà il papa? Costantino è pronto a imbracciare le armi e già si prepara ad arruolare un piccolo esercito di insorgenti tra i montanari delle sue terre. Monaldo invece è più cauto: da poco è entrato a far parte del Consiglio Comunale di Recanati e il suo primo desiderio è quello di salvaguardare la sua famiglia e la sua città. Ma la Storia travolge tutto e tutti. Mentre la guerra infuria in Europa, sconvolgendone l’assetto politico, la quiete delle Marche è scossa insieme agli animi dei suoi abitanti. Tra questi anche i figli di Costantino e Monaldo, che condividono lo stesso nome di battesimo. Il primo Giacomo, ardimentoso come il padre, ne seguirà le orme entrando nella resistenza, mentre il secondo, geniale fin dall’infanzia, è destinato a lasciare il segno nella letteratura italiana e nel pensiero politico del suo tempo… In Potenza e Bellezza, Elido Fazi racconta due storie parallele. Da un lato, seguendo la parabola di Napoleone e rivelando l’uomo nascosto all’ombra dell’imperatore, denuncia con lucidità e minuzia la follia del potere, che non può mai saziarsi perché si nutre solo di se stesso. Dall’altro, attraverso un ritratto intimo e appassionato delle Marche e della sua gente, evoca la gioia e la pienezza che riceviamo in dono dalla natura, dalla poesia, dall’arte, e che dovremmo custodire come il nostro tesoro più prezioso. Perché, come scrive Giacomo Leopardi a soli 17 anni, nell’Orazione per la Liberazione del Piceno, «Se questo fosse vero, e cioè che il paradigma per valutare la felicità degli Stati è la Bellezza e non la Potenza, probabilmente non esisterebbe al mondo un popolo più felice di quello degli Italiani».

“Questa è la storia di Monaldo e Costantino, Giacomo e Giacomino, dell’ascesa e del declino di Napoleone I e Gioacchino

 

Ho scelto di leggere Potenza e bellezza, anche se non sono una patita di storia, per il grande amore che nutro sin da piccola per Giacomo Leopardi. Sono cresciuta con le sue poesie e devo a lui il mio accostarmi a questa forma sublime di arte che riesce a penetrare nell’animo umano carpendone le emozioni.

Nonostante la mia ritrosia ad addentrarmi nelle vicende storiche, devo ammettere che questa volta le ho trovate interessanti. Questo perché Elido Fazi, con la sua scrittura scorrevole e chiara, è riuscito a dare vita a quei personaggi che spuntano dalle pagine dei libri scolastici; regalando loro una voce, e non soltanto premurandosi di elencare vicende e date come il più delle volte succede, li ha resi umani.

Come avrete capito dall’introduzione siamo all’inizio del XIX secolo, quando l’Italia così come la conosciamo oggi ancora non esiste; il suo territorio è tutto suddiviso in diversi staterelli spesso in guerra tra loro. Ducati, granducati, reami, repubbliche, con denominazioni diverse e diversi regnanti, spesso diventano terreno di scontro delle grandi potenze europee, ingolosite dalle ricchezze e dalla bellezza del nostro Paese.

 

Ed è in questo scenario, mentre arrivano dalla Francia le idee di libertà, fraternità e uguaglianza della rivoluzione francese, che incontriamo alcuni dei protagonisti del nostro romanzo. In un’osteria di Bologna, nel mezzo della calura estiva, il conte Monaldo di Recanati si incontra con Costantino, un sensale di nozze, e il padre della ragazza che avrebbe dovuto sposare. Il futuro aspirante suocero del conte di Recanati è il marchese Camillo Zambeccari che nel libro viene indicato solamente come “Il Principe”.

Le nozze poi andranno a monte a causa di un ripensamento del futuro sposo, ma quel giorno, in quell’osteria, per la prima volta, dalla voce del Principe, Monaldo e Costantino vengono a conoscenza dell’esistenza di Napoleone Bonaparte.

 

Un giovane generale francese di ventisei anni, un certo Bonaparte, ha facilmente sconfitto l’esercito piemontese e quello austriaco, entrando dalla Liguria e incuneandosi trai i due schieramenti…comunque da quello che capisco io, questo Bonaparte, con i suoi modi da contadino corso, non farà molta strada.

 

“Le ultime parole famose”, come si suol dire. Di strada Napoleone invece ne fece tanta, arrivando a conquistare buona parte dell’Europa e incoronandosi imperatore personalmente. Sappiamo tutti come andò a finire, ma questo non toglie, nel bene o nel male, la grandezza di un uomo che, venuto dal nulla, riuscì a creare un impero che fece tremare molte antiche dinastie.

Il termine potenza che spicca nel titolo del romanzo è senz’altro da associare a lui, alle sue imprese, alla sua voglia di dominio che lo ha portato così lontano. Ma Elido Fazi, con la sua abile penna, ha affiancato allo stratega che tutti più o meno conosciamo, l’uomo Napoleone, i suoi difetti, le sue paure e gelosie, che ci hanno permesso di farlo scendere dal trono che lui stesso si era costruito.

Ci ha mostrato un uomo forte sul campo certo, ma pieno di insicurezze nella vita privata. Soffre per i tradimenti di Giuseppina, anche se non disdegna di portarsi a letto altre fanciulle consenzienti. Si crucia per il suo non nobile lignaggio che fa sì che agli occhi dei nobili sia e rimanga sempre un parvenu. Invidia suo figlio in quanto può forgiarsi del titolo di principe sin dalla nascita cosa che a lui non è stata concessa. Teme il tradimento dei suoi stessi familiari ai quali si è premurato di affidare stati e affibbiare titoli sia per poter “conservare” tutto il potere all’interno della sua famiglia, sia per tenerseli buoni.

 

Alla Potenza che lui evoca, Fazi contrappone in questo libro la quiete e l’armonia delle terre marchigiane nelle quali muoverà i suoi prima passi Giacomo Leopardi. La poesia, l’amore per la cultura, per la bellezza che essa ci ispira, viene già messa in campo prima ancora della nascita del sommo poeta, sia attraverso l’amore che lo stesso Monaldo nutre per essa, sia mettendo in evidenza la delicatezza e lo spirito poetico dell’omonimo del nostro grande Giacomo, il figlio di Costantino.

Per Giacomo senior i paesaggi della sua splendida regione sono fonte di ispirazione e riflessione. Spesso mette a confronto la sapienza della natura con la stoltezza degli umani mossi dalla voglia di prevalere sugli altri.  Eppure di loro cosa resterà se non polvere?

 

“Esiste un ponte tra il Divino e il nostro Mondo?”pensa Giacomo “No c’è solo un Abisso vero, reale, insuperabile. E noi, in quest’abisso, possiamo solo gettare fiori: i nostri pensieri, la nostra musica, i nostri versi, i  nostri racconti, tutto ciò che è bello, fino a riempirlo”

 

È stato bello perdersi nella mente di questo giovane, nella sua sete d’infinito e bellezza, come è stato emozionante sfogliare le pagine di questo libro e imbattersi nei versi trasformati in prosa di tante delle poesie del Leopardi. E che dire del veder crescere il piccolo Giacomo, lo sbocciare della sua grande arte?

A soli 17 anni, nell’università di Macerta, terrà il suo primo discorso pubblico che verrà accolto da un applauso scrosciante che riempirà tutta l’aula magna. Leggerà la sua “Orazione per la liberazione del Piceno”, dichiarazione d’amore per la sua nazione che sogna unita, per il popolo italiano che considera il più fortunato del mondo. Non è la Potenza ottenuta col fragore delle armi a rendere felice un popolo, ma la pace che porta alla creazione di cose belle. Ecco le sue parole:

 

Se…il paradigma per valutare la felicità degli Stati è la Bellezza e non la Potenza,…non esisterebbe al mondo un popolo più felice di quello degli Italiani. Siamo stati provvisti dalla natura con grande liberalità di tutto ciò che ci serve ad alimentare i commerci, abitiamo una delle terre non solo più belle, ma anche più fertile d’Europa, forse del mondo, una terra che rende bene all’agricoltore che la cura, ricca dei doni della Bellezza che spiriti grandi ci hanno lasciato, arrivata a un grado di civilizzazione che nessun popolo per ora ha mai superato. Che cosa può mai sperare e desiderare per il compimento della sua felicità un popolo cosifatto?

 

Non ho altro da aggiungere, Giacomo Leopardi parla da solo…

Chissà se anche voi, come me, lo ritenete “Immenso”. Avete uno scrittore o un poeta che con le sue opere riesce a farvi viaggiare dentro le emozioni?

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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