Pornotopia.Playboy: architettura e sessualità Book Cover Pornotopia.Playboy: architettura e sessualità
Paul B. Preciado
Attualità
Fandango Libri
2011
cartaceo
237

È noto ormai che nel bel mezzo della Guerra Fredda, il giovane Hugh Hefner creò quella che sarebbe presto diventata la più importante rivista per adulti del mondo, Playboy. Ciò che la maggior parte del pubblico ignora invece sono i dettagli del suo lavoro pionieristico come creatore delle “case di piacere”. Playboy non è stata solo una rivista piena di donne seminude, ma un impressionante progetto comunicativo e architettonico, il cui principale scopo era quello di offrire una valida alternativa al tradizionale nucleo familiare americano. Playboy fornì uno strumento per mettere insieme la nuova generazione votata alla finanza e al profitto con il piacere. Questa è forse l’essenza di Playboy. “Se vuoi cambiare un uomo, cambia la sua casa.” Paul B. Preciado ci guida nel mondo di Playboy, una Disneyland per adulti, fatta di ville, letti girevoli, caverne tropicali, videocamere di sorveglianza, piscine, ispirata alle rivoluzionarie utopie sessuali del marchese De Sade e di Ledoux, che funziona come la prima serie di bordelli multimediali nella storia. Con la creazione della “ragazza della porta accanto” e delle “conigliette”, Playboy partecipa alla creazione di una donna docile, completamente asservita al piacere maschile che non spaventa, non minaccia e arreda l’appartamento dello scapolo come uno dei mobili pronti all’uso della nuova architettura moderna. Un immaginario erotico eterosessuale duro a morire.

Il testo di Preciado analizza quella che è la storia della rivista Playboy e la vita del suo creatore Hugh Hefner.

L’autore afferma che Playboy gli ha dato la possibilità di mettere alla prova “fuori da considerazioni morali o legali, una definizione archetettonico-mediatica della pornografia come meccanismo capace di produzione pubblica del privato e spettacolarizzazione della domesticità.”

Playboy, come spesso viene evidenziato, non è solo una rivista erotica, è anche un immaginario architettonico. Di fatto, non è solo la rappresentazione fotografico del nudo femminile, e di quelle che conosciamo come le conigliette, ma anche la rappresentazione dell’interno abitato di spazi singolari.

La rivista durante la sua esistenza, a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, e – dunque – durante la Guerra Fredda, ha rivoluzionato quello che era l’habitat dell’uomo bianco ed eterosessuale. Ha comportato un cambiamento nella cultura popolare americana.

“[…] è possibile affermare che Playboy non solo ha contribuito in maniera esemplare alla modernizzazione dell’architettura nel periodo della Guerra Fredda, ma si è anche comportato come un’autentica officina di produzione architettonica multimediale, espandendo il suo modello di utopia sessuale, postdomestica  e urbana grazie a una diffusione mediatica senza precedenti […]”

L’aspetto più fondamentale del appartamento dello scapolo era la tecnicizzazione: il letto girevole, il telecomando tutto fare, la struttura studiata per la semplicità e comodità. Lo stesso Hefner ha adottato una vita che non necessitava lo spostamento.  La casa era divenuta una Disneyland per adulti.

La rivista di certo non era rimasta senza critica, era senza dubbi un bello e grosso scandalo nazione. Di fatto il maschilismo eterosessuale da interno promosso da Playboy e dalla sua filosofia attaccava le divisioni spaziali che governavano la vita sociale negli Stati Uniti.

Il testo, come già affermato, analizza la storia della rivista dai suoi primi passi fino all’attuale declino. Ogni cosa è citata ed esaminata nei dettagli. Si parla delle conigliette e di come veniva istruite, del appartamento, dei movimenti sociali, delle foto, delle rappresentazioni, dei nightclub. In fin dei conti è uno studio ben dettagliato ed approfondito.

Lo stesso scritto afferma che il testo è una sorte di “autopsia della pornotopia playboy”, e non si mette nei panni di uno storico ma di un critico: ” laddove lo storico cerca di dissotterrare cadaveri e datare resti archeologici, il critico della cultura cerca segni di vita anche in quei sistemi che sembrano aver smesso di respirare da tempo”.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: