Più in là del silenzio
narrativa contemporanea
Le Lettere
2026
cartaceo/ebook
105
Preparava la colazione per tutti e due. Appoggiava il giornale più vicino a lui. Lasciava la porta del bagno socchiusa perché sapeva che lui si sarebbe lavato le mani prima di colazione. E ogni volta che lui capiva – ogni volta che accoglieva la colazione con un sorriso o si sedeva senza chiedere qualcos’altro – lei sentiva un piccolo barrito dentro, come se stessero imparando un linguaggio muto fatto di sintonia. All’inizio aveva pensato: “Ci stiamo adattando”. Poi, con più coraggio: “Ci stiamo ascoltando”. Ora sapeva che era qualcosa di più profondo. “Ci stiamo riscrivendo”. Era una scrittura lenta, fatta non di lettere, ma di gesti. Di abitudini che si modellavano piano sull’altro, non per dovere, ma per delicatezza. Come quando cammini accanto a qualcuno e, senza rendertene conto, adegui il passo. Non ti chiedi se sei tu o lui a cambiare. Lo fate entrambi, naturalmente.
E voi cosa ne pensate del silenzio? Lo contemplate e vi piace?
“Più in là del silenzio”, edito Le Lettere, è un libro scritto da Fabrizio Guarducci e Monica Milandri. Si presenta come un’opera che rinuncia consapevolmente alla forma tradizionale del racconto per farsi processo, movimento lento e quasi impercettibile di trasformazione relazionale.
Al centro c’è una relazione che si sviluppa attraverso abitudini condivise, piccoli rituali quotidiani e una progressiva ridefinizione dell’identità reciproca; ciò che conta non è ciò che accade, ma ciò che lentamente si modifica.
La narrazione si costruisce per sottrazione, riducendo l’evento fino a far emergere il dettaglio, la micro-variazione, il gesto minimo che diventa portatore di senso.
Uno degli aspetti più interessanti è la traiettoria semantica della relazione, che evolve da una fase iniziale, ovvero di adattamento; per poi passare a una tensione e poi giungere a un tentativo di accomodamento reciproco: ed è così che la relazione diventa una vera e proprio co-scrittura esistenziale; un processo in cui ogni gesto condiviso lascia una traccia, ridefinendo continuamente i confini individuali.
Quello che emerge particolarmente è il silenzio.
In particolare che si carica di una valenza ambivalente e potentissima, perché non è più inteso come mancanza o vuoto, ma come uno spazio pieno, saturo di significato, un luogo in cui la comunicazione non scompare ma si trasforma.
Il gesto diventa così l’unità minima del comunicare, mentre l’abitudine si configura come la forma lenta dell’intimità, capace di sedimentare nel tempo un legame profondo; la delicatezza, infine, emerge come etica implicita del rapporto, come modo di stare accanto all’altro senza invaderlo.
“Non basta nemmeno promettere. Quello che posso, ora, è non spostarmi quando arrivano le parole sbagliate, non nasconderle sotto citazioni più eleganti. Posso restare, imparare a parlare poco e toccarti di più, ma senza rubare il senso a ciò che facciamo in silenzio. Sente il peso semplice di due parole così corte. Le guarda come si guarda un oggetto che sembra fragile e invece tiene”
È però nella riflessione sul silenzio che il libro sembra trovare il suo nucleo più problematico e affascinante: se da un lato esso appare come una forma superiore di comunicazione, il luogo in cui le parole diventano superflue e due individui possono coincidere nei gesti, dall’altro apre una tensione critica difficile da ignorare.
Quanto questo silenzio è autentico e quanto rischia di essere una forma di adattamento eccessivo?
Il testo sembra orientarsi verso una visione fiduciosa, in cui la trasformazione è arricchimento, ma lascia emergere, quasi in filigrana, una domanda più inquieta: esiste un limite oltre il quale il silenzio smette di essere intimità e diventa cancellazione?
In questa ambiguità risiede forse la sua forza maggiore, perché il silenzio non viene mai risolto definitivamente, ma resta uno spazio aperto, fragile, esposto.
Voto: 4 stelle

Anna Calì, classe ’96. Nelle sue vene scorre la lava del Vesuvio e la passione che contraddistingue il popolo napoletano.
Giornalista di professione e con la passione dei libri sin da piccola. Adora annusarli e, quando va nelle librerie, si perde tra gli scaffali ad osservare le copertine.
Grazie a questa passione è riuscita a mettere in campo due sogni nel cassetto: il primo, recensisce i libri che legge, esperienza che fa bene sia al corpo che alla mente. La seconda: è diventata anche scrittrice e ha pubblicato già due romanzi.