Perdersi nel mondo degli oggetti Book Cover Perdersi nel mondo degli oggetti
Matteo Gentili
narrativa, fantasy
Libereria
10 ottobre 2020
cartaceo, ebook
160

Matteo Gentili è un ragazzo di diciassette anni, considerato sfigato dalla maggior parte dei suoi coetanei.
Sfoga ogni sua frustrazione con la musica e le poesie.

Un giorno però qualcosa cambia, viene trasportato in un mondo nuovo, diverso, dove è presente una terribile guerra.

Matteo sembra essere l'unico che può salvare quel mondo.
Ci riuscirà?

 

“Ora era tutto nelle mani di Letto e di quell’umano, noi avevamo resistito: non ci restava che vedere se ne era valsa la pena o meno”

 

Che strana citazione ho scelto come incipit di questa recensione!

Chi la legge, d’impatto, può pensare che sia una folle: un Letto e un umano devono salvare il mondo. E che mondo! Se pensiamo che questo mondo è fatto di oggetti animati, ognuno con una propria storia e sentimenti, la situazione può davvero generare.

E invece è proprio così: il mondo in cui si svolge la storia di Perdersi nel mondo degli oggetti di Matteo Gentili è un mondo fantastico che vive in parallelo rispetto a quello reale; un mondo dove ogni oggetto prende forma e si anima; dove un evento nefasto può portarlo ad una distruzione e occorre assolutamente agire per far sì che questo non accada.

I due umani che entrano a far parte di Oggettilandia sono Malus e Matteo: due adolescenti diversi tra loro, ma con un elemento in comune, ossia la scrittura (in realtà, scopriremo come hanno tanto altro in comune).

Il primo viene scelto come probabile salvatore di Oggettilandia, ma si rivelerà tutt’altro; il secondo viene scelto per diventarne “il salvatore”.

A fare da contorno a questa guerra, che si dipana in due anni, ci sono gli oggetti, che nel nostro caso è in parte sbagliato definirli tali. Parlano e agiscono come persone dotate di un’anima, la quale si rivitalizza non appena si varcano le soglie di Oggettilandia. Un’anima che, però, rischia di essere distrutta da un nuovo re, assettato di potere e maligno. Chi l’avrà vinta?

“Per coprire
ci vuol osservare
e detiene segreti
che non vuol rilevare

Così come i poeti
che sanno scrivere
abbiamo profeti che vogliono nascondere

Ed io come tale
come protetta
copro un ideale
e ne sono costretta

Perché se mi chiudi
se mi sbatti forte
resterete nudi e crudi
ci chiamate porte”

Il libro si compone di capitoli in prosa a cui si alternano componimenti in versi. Questo rende, di certo, la narrazione dinamica, ma anche leggera e piacevole. Nel passaggio dalla prosa alla poesia, infatti, a cambiare è anche il tono della narrazione. Ogni poesia, inoltre, sottolinea un aspetto o descrive un personaggio che si è incontrato nella lettura; questo permette al lettore di entrare fortemente in contatto con la storia narrata, seppure nella consapevolezza del contesto fantastico in cui si snoda.

È bello che la “penna” sia la protagonista a monte, in tutte le sue sfaccettature, sia quelle negative che positive; e se la penna stilografica, simbolicamente, rappresenta “il buco nero”, le amate e classiche “penna e calamaio” rappresentano la luce. Matteo Gentili ce lo ricorda: la scrittura è il nostro riflesso, ma è anche la nostra arma per superare le difficoltà e i dolori della vita, per ricordarci che dobbiamo sempre stupirci e meravigliarci di tutto ciò che ci circonda e che tutto è un dono “vivo”, anche l’oggetto che più consideriamo inutile.

Lo stile è leggero, chiaro, scorrevole… e come dicevo, dinamico, data sia l’alternanza di momenti di prosa e poesia sia la variabilità del punto di vista della narrazione, che – appunto – passa da un personaggio all’altro della storia. Tale tecnica narrativa, nello specifico, viene usata dall’autore per permettere al lettore di conoscere la storia di ogni singolo personaggio e il suo sentire. O forse, potremmo dire, permette al personaggio stesso di avere voce. Eh si! Sembra essere questo il messaggio (o meglio, lo definirei “esortazione“) che Matteo Gentili ci vuole dare: la sensibilità anche verso ciò che formalmente ci sembra inanimato.

“Ora voglio dimostrare a me stesso che anche se le parole del Gran Visir erano menzogne, io posso comunque combattere e vincere questa guerra. Così come sono”

E questa sensibilità la rinveniamo anche in alcuni disegni disseminati tra le pagine, forse nati anch’essi dalla penna dell’autore, che vive nelle parole che scrive (forse perché le sente più proprie di quanto non possiamo immaginare).

Con una sola gamba o entrambe, a rilevare è la forza interiore. E non a caso, è proprio questa a fare da guida alle azioni di tutti i personaggi, nel bene e nel male. Ed è proprio questa a “sanare” le profonde ferite del cuore.

 

E a voi è mai capitato di parlare con oggetti inanimati? Devo ammetterlo… a me capita tuttora!

 

 

Scritto da:

Alice

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.