Pedra Ischidada
Racconti
Catartica Edizioni
febbraio 2023
Cartaceo
120
Contos de Sardigna. Racconti della Sardegna e del suo popolo, della sua storia e delle sue tradizioni, delle sue fiabe, dei suoi miti e delle sue leggende, della sua natura e dei suoi colori, del suo passato e del suo presente.
“Pedra Ischidada” è una raccolta di 12 racconti che Catartica Edizioni ha voluto pubblicare per dare spazio alle voci della Sardegna. In poco più di 100 pagine, fa parlare tradizioni e paesaggi, legandoli al sentire di un popolo che, ancora oggi, custodisce la sua splendida anima ancestrale.
Sono stati selezionati tramite il concorso Contos de Sardigna che, ogni anno, dal 2020, viene indetto dalla casa editrice sassarese.

“In questa terra il vento caldo trasforma le creature. Il sole arriva prima di ogni altro posto, tutti sanno perché, ma nessuno è disposto a parlarne… Nascoste tra gli steli di asfodelo, impronte, tracce, destini comuni di chi si è fermato per sempre. Terra fedele al suo profilo, sacra come i suoi boschi, non si separa mai da sé stessa. Chi la rispetta sa quanto è ospitale per forestieri o si nega agli invasori. Qui le pietre non riposano mai, in questa terra che non è mai sola, né lamentosa. Fiera”
12 sono i racconti e 12 sono gli autori che mettono in evidenza, in questa raccolta, i tratti caratteristici della cultura sarda, rivisitando la sua storia, le antiche fiabe e le leggende che ne colgono l’essenza.
Le radici prettamente matriarcali dell’isola vengono rimarcate in più punti. E, con esse, viene portato alla luce il ruolo che la donna riveste in Sardegna all’interno della società.
Lei dà e toglie la vita, custodisce il senso del sacro. È il simbolo della forza che viene dalla natura, del mistero, della magia. È il cuore della famiglia, colei che detiene le chiavi di casa. Maestra di arti e mestieri e custode delle tradizioni, affianca alla pari l’uomo nella quotidianità, lo ascolta e viene ascoltata.
“Nonno sceglieva accuratamente le erbe da tagliare per soddisfare le richieste di nonna… per far sì che la vegetazione non venisse deturpata e potesse germogliare nuovamente e crescere rigogliosa” – Pedra Ischidada
Come in tante storie popolari che la vede protagonista, anche in “Pedra Ischidada” la donna riveste spesso i panni della strega, sa Coga o sa Majalza, che si sovrappongono a quelli della guaritrice. Solitamente viene impersonata da una figura avanti con l’età, che mette paura, che devi trattare col massimo rispetto. Per questo mi ha stupito, ma piacevolmente, quando in “Malamore” questa figura femminile viene rivisitata e le vengono attribuiti sentimenti ed emozioni.
“Quel giorno, per la prima volta da quando era venuta al mondo [Rachele] si sentì viva… iniziò a vivere le sue giornate con un brio mai provato prima. Si sentiva la pelle trafitta da mille piccoli aghi… sentirsi desiderata da quel ragazzo… le dava una nuova speranza”
Sempre in “Malamore”, come in tanti altri racconti di questo volume, viene messo in evidenza un altro aspetto che da sempre ha contraddistinto la società sarda: quello della vendetta vista come regolamento di conti. Sono sicura che molti di voi avranno sentito parlare delle tante faide che nei tempi passati, e ancora oggi, purtroppo, spargono tanto sangue con l’intento di rimarcare il proprio onore laddove viene calpestato.
Non mi esprimerò a proposito, se non dicendo che dalla violenza non può nascere altro che violenza. Esiste un’alternativa alla vendetta, come il racconto “Su bentu de su perdonu” ci mostra.

“A mezzogiorno davanti alla cattedrale dell’Immacolata, Boboredda attendeva appoggiata al braccio di sua nipote Ersilia l’arrivo di Michele Solinas e di sua madre. Davanti all’intero paese di Ozieri il ragazzo chiese il perdono per il sangue versato e la fine delle ostilità nel nome di un amore che avrebbe unito le due famiglie per sempre”
L’amore può arrivare a sanare ciò che l’odio fomenta. Può accorrere in aiuto di chi ha più bisogno, soprattutto se si tratta di bambini. Ed ecco che arriviamo ad un altro dei tratti caratteristici della cultura sarda, che la dipartita della grande Michela Murgia ha portato sulle prime pagine di riviste e quotidiani. Sto parlando del concetto di “fizos de anima”, ancora tenuto in altissima considerazione in Sardegna. Ne avete sentito parlare?
Un libro che parla di questa bella isola non poteva dimenticarsi di mettere in evidenza tale “usanza” sarda. Grazie ad essa nessun bambino si sentirà mai orfano in questa terra, dove madri e padri non sono solo quelli che ti mettono al mondo. I genitori di sangue potranno sempre contare sull’aiuto di qualcuno, nel caso non possano, per qualunque motivo, prendersi cura dei propri figli. “Figli dell’anima”, così vengono chiamati questi bambini, bambine o ragazzi che trovano una famiglia, laddove la loro non può essere presente.
“«Vorrei prendere…Ersilia con me»… La donna sapeva benissimo che quello che stava chiedendo non era che…una sorta di “paradura”, per lei che di figli non ne aveva avuti… «Portala pure dove vuoi» esclamò Efisio… lasciando la donna libera di portare con se “sa fiza de anima”.
E finisco la mia recensione su questo libro mettendo l’accento sul concetto del sacro e sul forte legame con la natura che impregnano le pagine di “Pedra Ischidada”. È proprio nel racconto che dà il titolo al libro che il grande amore dei sardi per la loro terra si evince in ogni riga. Viene trasformato in poesia, in musica, che ha come strumenti piante e foglie, cieli e vento, unici in grado di creare melodie che solo il silenzio sacro della natura sa svelare.
Sahira
3 stelle ⭐⭐⭐☆☆

Sono emozione e di essa mi nutro
trovando scialbo ciò che non colora,
Sono emozione che con la penna divora
il bianco candido di un libro vissuto…