Poesia,  Recensioni

Recensione: “Paròle. Poesie in dialetto barese con traduzione a fronte” di Sante Diomede, Santelli Editore

Paròle. Poesie in dialetto barese con traduzione a fronte Book Cover Paròle. Poesie in dialetto barese con traduzione a fronte
Sante Diomede
poesia
Santelli Editore
luglio 2019
cartaceo
86

Paròle de memòrie, paròle du presènde, paròle de pausì.

Parole di memoria, parole del presente, parole di poesia.

 

“M-mènz’a cchèssa sefferènze,
iì no vvògghie battamàne…
Sì, lettòre, damme adènze:
cusse core u tènghe m-mane!

Pare strane a l’apparènze
ma na cose com’o ppane,
com’u u-àme iè pe la lènze,
iè u serrìse de n’attàne”

 

Sono pazza? No, cari lettori. Non ho deciso da un giorno all’altro di scrivere in una lingua incomprensibile ai più! Sono troppo logorroica per poterlo fare. Ma quest’oggi mi sono addentrata in un contesto culturale e linguistico per me nuovo, ossia quello barese. E l’ho fatto grazie a Sante Diomede e alla sua raccolta di poesie Paròle, scritte in dialetto barese con (per fortuna) traduzione italiana a fronte.

Eppure sospiro mestamente “per fortuna”. Da una parte è stata, infatti, una fortuna che ogni componimento fosse seguito dalla corrispettiva traduzione italiana; dall’altra, tuttavia, la traduzione italiana fa venir meno quella cadenza e quella musicalità originaria proprie di ogni poesia.

“In mezzo a questa sofferenza,
io non voglio applausi…
Sì, lettore, dammi retta:
ho il cuore in mano!

Sembra strano all’apparenza
ma una cosa necessaria come il pane,
come l’amo per la lenza,
è il sorriso di un padre”

Ecco la traduzione delle due strofe di Na cosa fondamendàle (Una cosa fondamentale), che ho scelto come incipit introduttivo di questa recensione. Non si può certo dire che manchi di significato e di valore: è emozionante l’immagine del sorriso di un padre, ritenuto necessario come il pane quotidiano. E altrettanto bella è l’immagine del cuore in mano che esso provoca. Ma vi invito a rileggere questa parte del componimento in dialetto, dopo averne letto la traduzione italiana. È tutta un’altra musica.

Il fascino dei dialetti, non a caso, colpisce fin dai tempi orsono, quando si ergevano a linguaggi principali di ogni territorio; a caratteristica identitaria di ogni popolo. Peccato che più si va avanti con i tempi e più queste origini si perdono!

Sulla prima del New York Times le donne di Bari Vecchia: «Il crimine della pasta». Il caso delle orecchiette "illegali" - OpenSante Diomede, nella sua raccolta, tocca diverse tematiche, collegata alla vita umana nel quotidiano. Prevale su tutte, quella patriottica: l’autore denuncia una realtà che non deve continuare ad essere buia, ma rialzarsi alla stregua dello splendore di un tempo!

Una Bari ormai precaria che viene incitata (insieme alle persone che creano la città) ad appìcce tutt’u lungomàre! (ad illuminare tutte le strade e, in senso figurato, se stessa): perché solo così non si è costretti a partire per più promettenti mete, nonostante l’amarezza del domani che verrà.

Non mancano, inoltre, i temi legati alla famiglia, all’amore, ai ricordi, al quotidiano. Basti pensare al componimento dedicato al primo giorno di scuola, dove l’autore ricorda proprio il suo primo ingresso in classe, le emozioni che provava e il primo amico conosciuto; o le giornate trascorse nel parco con zio Pasquale; o la sua gioia alla vista del suo cucciolo di cane.

Come ogni scrittore che si rispetti, nei componimenti sono presenti anche sentimenti di tristezza, malinconia, delusione per un mondo che non dà ciò che l’uomo si aspetta.

Sò cadùte n-dèrre, angòre,
come cate u pecenìnne,
la sperànze ddò stà a mmore…
ma… Cervìdde, te stà a vvinne?

Te stà a vvinne le recuèrde,
fingh’a ll’ùldeme memènde!
M-mocch’a ttè! Me stoggh’a ppèrde
com’a ccudde de “Mèmènde”!

Son caduto per terra, ancora, / come cade il bambino, / la speranza qui sta morendo… / ma… Cervello, stai  vendendoti? / Stai vendendoti i ricordi, / fino all’ultimo momento! / Mannaggia a te! Mi sto perdendo / come il protagonista di “Memento”! Ma nonostante tutto, si eleva disperato un grido: “trovategli una cura” a questo stare male che non ci permette di vivere con la serenità che vorremmo. E voi, uomini, Facìte come fasce u Pecenìnne! / Iè cchèsse la preghìre ca ve fazze; / decìte o male: “Mèh, da ddò vattìnne, / ca avìm’a nassce angòre pe n’avvràzze! (“Su, fate come sempre fa il Bambino! / È questa la preghiera che vi faccio; / e dite al male: “Dai, da qui va’ via: / ancor dobbiamo nascer per ‘n abbraccio!”).

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Le poesie in dialetto seguono tutte lo schema metrico della rima baciata; sono presenti ossimori, tipici dei modi di dire delle tradizioni dialettali; frequente è l’uso di figure allegoriche per esprimere immagini o concetti.

Dal punto di vista tecnico, Paròle è una silloge molto ricca; e lo è anche per la cultura di cui si erge a promotore e difensore. Quello di Sante Diomede è un grido per non mollare: per non mollare il nostro futuro, ma anche il nostro passato. Perché noi siamo il nostro passato e il nostro passato vive in noi. E noi non possiamo che unirci a questo grido: dobbiamo farlo per noi stessi!

Ma vediamo un po’… quali sono le origini dei nostri lettori? Quali sono i vostri dialetti???

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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