Ora posso riposare
thriller
self publishing
2025
cartaceo/ebook
198
Patrick Martin è il capo del personale di un’azienda di forniture per l’ufficio. È uno qualunque, uno che se lo incroci per strada non ti volti a guardarlo. È una persona perbene, tutti quelli che lo conoscono sarebbero disposti a giurarlo. Ma Patrick Martin è anche un serial killer. Solo che i suoi delitti hanno una particolarità: non sembrano delitti.
In una Parigi che fa da teatro a una storia dove niente è quello che sembra, l’autrice mette in scena un avvincente thriller psicologico in cui, fino all’ultima pagina, non sai perché. Patrick Martin, da un uomo tranquillo, si sia trasformato in uno spietato assassino. C’è sempre una buona ragione per vivere. Qualche volta, però, c’è anche per uccidere.
“Ora posso riposare”, è il nuovo lavoro editoriale della scrittrice Valeria Valcavi Ossoinack.
Il protagonista, Patrick Martin, è il responsabile del personale di un’azienda parigina di forniture per ufficio. Un uomo apparentemente anonimo, riservato, stimato da colleghi e superiori.
Ma sotto questa maschera di compostezza si cela un serial killer.
Delitti che non lasciano tracce e non gridano neppure vendetta.
Ma a pensarci bene non sembrano nemmeno dei veri e proprio delitti ed è forse questa la genialità disturbante del romanzo: l’autrice ci costringe a chiederci fino a che punto l’apparenza possa celare il vuoto morale, la vendetta, il trauma o una giustizia personale che sfugge a ogni logica.
Avete mai visitato la città di Parigi? Cos’è che più vi ha colpito e per quale motivo?
L’ambientazione parigina è ben lontana dai cliché romantici, anzi, mi è parso del tutto strano leggere un thriller ambientato in questa città, la ville de l’amour. Ho sempre letto romanzi d’amore, perlopiù quelli di Nicholas Barreau (ndr) che mi hanno sempre mostrato un’altra faccia e un’altra luce di questa meravigliosa città.
Valcavi Ossoinack ci mostra una Parigi fredda, geometrica, quasi asettica. Quartieri anonimi, uffici impersonali, strade percorse da routine e silenzi. La città diventa specchio del protagonista: elegante, composta, ma incapace di raccontare ciò che realmente accade nelle sue crepe.
“Gis ruotò con leggerezza su sé stessa e andò in bagno a lavarsi le mani, mentre Patrick pensava a Chloé, che non c’era più da dieci anni, da quando la bambina non ne aveva ancora otto. Da allora, l’aveva cresciuta lui, da solo. Le aveva fatto da padre e da madre. Come meglio poteva” – Ora posso riposare
L’elemento più originale del romanzo è proprio la modalità dei crimini. Patrick Martin agisce nell’ombra, con moventi che restano oscuri fino alle ultime pagine.
Il lettore si ritrova così immerso in un meccanismo narrativo ipnotico, dove ogni dettaglio potrebbe essere significativo oppure assolutamente irrilevante. Ed è questo che crea un senso di sospensione continua.
La narrazione non si limita a descrivere l’azione, tutt’altro, ci fa conoscere la mente di Patrick, la sua logica silenziosa e disturbante, a diventare il vero teatro del romanzo.
“Ora posso riposare” per me ha una chiave ambigua. Cosa si cela dietro a questo titolo: liberazione? Compimento? Oppure è la voce di chi ha chiuso un conto con il mondo, o quella di chi ha trovato finalmente pace nel caos della propria esistenza?
Sta al lettore comprendere e interrogarsi su quanto letto, sul senso di giustizia, di vendetta e anche sul peso di quello che compiamo ogni giorno.
Era da tempo che non leggevo un thriller così bello! Complimenti.
Voto: 5 stelle

Anna Calì, classe ’96. Nelle sue vene scorre la lava del Vesuvio e la passione che contraddistingue il popolo napoletano.
Giornalista di professione e con la passione dei libri sin da piccola. Adora annusarli e, quando va nelle librerie, si perde tra gli scaffali ad osservare le copertine.
Grazie a questa passione è riuscita a mettere in campo due sogni nel cassetto: il primo, recensisce i libri che legge, esperienza che fa bene sia al corpo che alla mente. La seconda: è diventata anche scrittrice e ha pubblicato già due romanzi.