Omicidio al faro
I delitti del lago di Como 6° volume
Giallo
Marsilio editore
11 giugno 2024
cartaceo, ebook
131
Nella casa di un ex notaio in pensione sulla collina di Brunate, a poca distanza dal celebre Faro Voltiano che si erge a picco sul lago di Como, è stato commesso un duplice omicidio, tanto efferato quanto inspiegabile. Il dottor Pietro De Marchi e la moglie Augusta Carli, ultrasettantenni, sono stati ritrovati morti sul divano di casa, uccisi da due colpi di pistola alla nuca.
Nell’abitazione, al momento del delitto, c’erano solo la domestica e il figlio Alessandro, quarantotto anni, ex aspirante artista affetto da gravi disturbi psichiatrici. Nella parte centrale del lago, intanto, una ragazza di trent’anni, Margherita Rolandi, ha preso il traghetto a Menaggio come tutte le mattine, ma non è mai giunta a destinazione. Di sicuro c’è solo una cosa: a Bellagio non è mai arrivata.
Il commissario di polizia Stefania Valenti si ritrova alle prese con un caso più spinoso di quanto appaia a prima vista: perché Alessandro avrebbe ucciso i genitori, come tutti ritengono? E perché la sorellastra, rientrata precipitosamente dall’Olanda, appare così poco interessata alle questioni ereditarie? Quale rancore o follia avrebbe spinto l’uomo fino a quel punto?
Indagini, referti autoptici, relazioni psichiatriche discordanti: tra continui colpi di scena, Stefania Valenti è alle prese con l’indagine più difficile della sua carriera, un vero rompicapo in cui non è semplice distinguere le vittime dai carnefici, i manipolatori dai manipolati. Nel frattempo, i fidi Piras e Lucchesi provano a fare luce sul caso della ragazza scomparsa: che fine ha fatto Margherita Rolandi? Se non si tratta di un suicidio, come ha fatto a scomparire nel nulla?
Sullo sfondo degli scenari memorabili disseminati tra la città di Como e il ramo occidentale del Lario, l’investigatrice, coadiuvata dal commissario capo Giulio Allevi e sostenuta dal pubblico ministero Michela Russo, dovrà far luce su un’intricatissima matassa familiare e amorosa fatta di odio, tradimenti e menzogne maturate all’interno di un claustrofobico e patologico quadro d’insieme.
Con “Omicidio al faro” Cocco & Magella terminano la serie di sei libri gialli “I delitti del lago di Como” ambientati in questa fantastica cornice.
Questa volta ci troviamo a Brunate, paese che dall’alto guarda il lago e la città di Como, noto ai turisti anche per il Faro che fa bella mostra di se sulla cover del libro. Un duplice omicidio e una scomparsa sono alla base della trama di questo giallo.
Essendo io comasca, ho letto con piacere tutta la serie ed ho apprezzato le descrizioni di luoghi da me ben conosciuti. Almeno fino al quinto libro. Perchè dico questo? Perchè questo ultimo non mi ha entusiasmato fino in fondo. Sono rimasta delusa quando ho chiuso l’ultima pagina.
La struttura si basa sul duplice omicidio dei coniugi De Marchi, ricca coppia che dal
pensionamento del notaio si è ritirata definitivamente nella villa di Brunate, con un figlio, Alessandro, affetto da disturbi psichici, e la domestica Maria che è con loro da sempre.
“Era il figlio, a parere della domestica, ad aver bisogno d’aiuto, non i due genitori.”
Come per gli altri libri della serie il commissario di polizia Stefania Valenti si trova a dover risolvere due casi in contemporanea. E qui il primo punto che non mi ha convinto. La ragazza sparita e il duplice omicidio non hanno nulla a che vedere, come invece accadeva negli altri gialli. Quindi mi domando: perchè è stato inserita la parte della sparizione? Non ha ragione di esserci se non per integrare la figura della nuova poliziotta. Ecco che mi sorge un’altra domanda: per che motivo viene aggiunta la figura della poliziotta? Nulla di lei viene spiegato, anzi tutto rimane volutamente tra le righe.
Rispetto agli altri gialli ho trovato le descrizioni più povere di particolari, sia per quanto riguarda gli ambienti che per i personaggi. Anche la protagonista rimane statica, non c’è alcun tipo di crescita.
Intreccio
Gli avvenimenti si susseguono in modo lineare, con il ritmo dettato dai tempi delle indagini. Alcune parti mi sono sembrate eccessivamente lunghe, tipo il riportare una serie di messaggi telefonici, così come il resoconto delle cartelle cliniche degli psicoterapeuti.
La figura di Ruggero, che deve essere stata fondamentale per il presunto assassino, passa in secondo piano per buona parte del libro. Poi sul finale è lui a far imboccare la strada giusta al commissario Valenti.
Non mi è piaciuto che i personaggi vengano sempre nominati con nome e cognome, ad esempio il compagno di Stefania. Non ne ho capito la necessità.
Ma l’assassino? il dubbio rimane.

Di una lettura mi colpisce sia una bella trama che una scrittura ricercata. Un romanzo rosa, un romanzo storico, della narrativa contemporanea non importa basta che non sia… fantasy!