Obliquo Presente. Una pedagogia del dissenso nel tempo dell'odio
Singolo
Saggio
Self Publishiing
18 gennaio 2026
Cartaceo
Dire ciò che spesso viene taciuto è un atto di responsabilità. In questi saggi intensi e personali, l’autore attraversa il coming out, l’omofobia, l’eteronormatività e il diritto di amare senza nascondersi, intrecciando esperienza individuale e riflessione culturale. La scuola, i giovani e il linguaggio diventano luoghi di conflitto e di possibilità. Tra Sicilia e Sardegna, tra Camilleri, Carmen Consoli, Michela Murgia e Pasolini, il libro indaga identità, educazione, emancipazione femminile, matriarcato e patriarcato. Senza retorica, la malattia, il lutto e la perdita del padre attraversano le pagine, restituendo una scrittura autentica e necessaria. Un libro sull’amore: quello che resiste, quello che educa, quello che può ancora cambiare il mondo.
“Questo libro non nasce da un’idea astratta, ma da una necessità concreta: orientarsi in un tempo che ha smesso di interrogarsi.”
In “Obliquo presente. Un pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio”, Cristian A. Porcino Ferrara offre al lettore una raccolta di saggi che hanno un compito ben preciso: vivere il presente senza farsi addomesticare.
“Abitiamo un territorio segnato dall’odio, dove le parole funzionano come confini mobili: servono a ferire, a escludere, a rendere presentabile l’infelicità altrui.”
Il sottotitolo del libro è “Una pedagogia del dissenso nel tempo dell’odio”. L’autore introduce la sua riflessione spiegando che questo presente obliquo è storto non per errore, ma per scelta. Nessuno si sconvolga: Cristian A. Porcino Ferrara, con una scrittura pungente, critica e autobiografica (che conferisce un valore aggiunto all’opera) punta il dito contro istituzioni politiche, culturali e religiose. Le ingiustizie della società non sono casuali, né semplici incidenti: sono il risultato di decisioni di “qualcuno” che ha scelto di orientare la società in una certa direzione.
Ma “Obliquo presente” non è soltanto un saggio critico sulle istituzioni. Tra le pagine emerge il percorso umano dell’autore: l’infanzia, le ferite, la professione scolastica e la malattia del padre (della quale l’autore racconta con una delicatezza disarmante). L’intreccio tra autobiografia e riflessione politica e culturale potrebbe, a prima vista, sembrare una forzatura, lasciando poca continuità tra un capitolo e l’altro. In realtà non è così. La dimensione personale rende autentici questi meravigliosi scritti conducendo il lettore quasi inevitabilmente a un esame di coscienza e a porsi la semplice e scomoda domanda: “Io che sensibilità ho?”.
In fondo, il progetto di cambiamento non appare così irraggiungibile. Basterebbe coltivare e far germogliare quel seme prezioso chiamato “umanità” che ognuno di noi porta dentro di sé. Serve immaginare un futuro fondato su una cooperazione più umana.
«Viviamo un tempo in cui tutto sembra comprimersi ed esaurirsi sull’istante del presente. In cui la tecnologia pretende, talvolta, di monopolizzare il pensiero piuttosto che porsi al servizio della conoscenza. La cultura, al contrario, è rivolgersi a un orizzonte ampio, ribellarsi a ogni compressione del nostro umanesimo, quello che ha reso grande la nostra civiltà» (Sergio Mattarella)
Tante e speciali le citazioni in “Obliquo presente”. Molti sono i personaggi che compaiono lungo il libro e, alcuni di essi, segnano l’esperienza personale di Cristian A. Porcino Ferrara. Aldo Busi, per esempio, grazie ai suoi volumi, segna l’inizio della rinascita e dell’accettazione dell’autore.
Il diritto all’identità e all’accettazione dovrebbe essere scontato. Non lo è.
“Nessun eterosessuale si sogna di fare un coming-out: e già nell’universo pubblico, grazie alla sua «normalità» gode da sempre della presunzione di eterosessualità. L’omosessuale, invece, a causa della sua differenza, deve annunciarsi, chiedere permesso, avvertire i «normali» del suo ingresso in un territorio che non gli è naturalmente destinato.”
Artisti musicali, letterari e del cinema nel tempo hanno contribuito a scardinare stereotipi e a rendere più visibili temi legati all’identità di genere e ai diritti civili. Tra questi spicca: Raffaella Carrà. Una persona straordinaria che è riuscita a portare nella televisione italiana
freschezza e leggerezza. Definita icona della libertà, aveva un modo di fare televisione inclusivo e non giudicante. Non a caso il quotidiano inglese “The Guardian” l’ha definita pioniera, perché con il suo stile e la sua musica ha contribuito ad aiutare molte persone a vivere la propria identità con libertà.
Se da una parte, grazie ad artisti come Raffaella Carrà, si è cercato di combattere idee bigotte e antiquate affrontando temi come la libertà affettiva e il diritto di vivere senza il peso del giudizio, lo stesso non si può dire della scuola. La scuola millanta inclusività e parità. Eppure, i testi che studiamo sono pieni di rapporti che la tradizione preferisce (o è convenienza?) continuare a raccontare in modo neutro e ambiguo. Due esempi lampanti? La relazione fra Achille e Patroclo e il legame profondo tra Leopardi e Ranieri. Non si tratta di cambiare, stravolgere la storia, ma di raccontarla con onestà!
“La scuola trasmette la metà di una verità e la spaccia per intera.”
L’autore cita spesso, Pier Paolo Pasolini, definito il suo “cattivo maestro”. Pasolini, intellettuale eclettico, capace di distinguersi e smuovere la società senza timore, risultando scomodo.
Ma accanto alla dura riflessione critica, “Obliquo presente” custodisce quella delicata dimensione umana che esplode nell’ultimo capitolo: Iconografia di te.
Una poesia d’amore che è un vero e proprio capolavoro. È una fusione tra arte e letteratura. Ogni parola tocca l’anima.
“Sei come l’acuto inarrivabile di Mina e il genio di Miyazaki. Come in un giallo oro di Klimt noi due siamo immersi in un entanglement quantistico che ci proietta in un abbraccio solido alla Brancusi.”
“Obliquo presente” è un saggio che disorienta. Per leggerlo bisogna prima scrollarsi di dosso quel finto perbenismo di cui troppo spesso ci vestiamo e aprirsi a nuove prospettive, libere.
“Capire è un esercizio faticoso. Richiede ascolto, empatia, tempo e soprattutto la disponibilità a mettere in discussione sé stessi. Giudicare, invece, è un gesto istintivo, quasi consolatorio: non richiede alcuna fatica e, sui social, “rende” anche di più.”

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide figlie. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i romantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.