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Recensione: “Obabakoak” di Bernardo Atxaga, 21Lettere

Obabakoak Book Cover Obabakoak
Bernardo Atxaga
romanzo
5 novembre 2020
cartaceo, ebook
400

Obaba, ossia storie di Obaba, villaggio remoto e rappresentativo dei Paesi Baschi, protagonista designato che funge da sfondo a queste vicende intrecciare via via sempre più.

E' la narrazione stessa a farsi protagonista, , arrivando anche a tessere le lodi del plagio. "Tutti i bei racconti sono già stati scritti, e se non sono stati scritti, vuol dire che non erano belli", spingendosi a dare consigli pratici su come attuarlo.

Sarà la ricerca della parola conclusiva, quella incaricata di dare un senso a un'opera intera, a condurre alla sorpresa finale.

 

“Tutte le belle storie sono già state scritte, e se non sono state scritte vuol dire che erano brutte”

 

Obabakoak significa “storie di Obaba”, paese immaginario delle terre basche. Il romanzo è suddiviso in tre grandi raccolte di racconti : “Infanzie”, “Nove parole in onore del paese di Villamediana” e “In cerca dell’ultima parola”.

Nel primo gruppo di racconti, si evidenzia la difficoltà dello straniero che si ritrova a vivere ad Obaba, confrontandosi quotidianamente con una cultura che considera arretrata, eccessivamente tradizionalista, basata su credenze popolari e caratterizzata da una società chiusa ed arretrata. La cultura basca viene vista dai protagonisti esattamente come il paesaggio circostante: inospitale, ostile ed aspro.

I personaggi di questa raccolta di racconti sono vari: un padre possessivo, che arriva ad ingannare il figlio con lo scopo di allontanarlo da un contesto sociale che disprezza…

“eri molto vicino al modello di vita di Obaba e, come sai bene, quella era la cosa peggiore che potesse capitare, non volevo che diventassi come quella gente, e mi pareva un dovere impedirlo”

… una giovane insegnante che si sente estremamente sola in un ambiente dove si vede estranea senza alcuna possibilità di creare dei legami (“la domenica sono scesa in paese ma è stato inutile, lì ci sono solo osterie nelle quali è sconveniente che le donne entrino”); un canonico che narra di un ragazzo sparito nella foresta, fuggito da maltrattamenti e crudeltà di chi lo ospitava, ritornato sotto le sembianze di un cinghiale bianco.

“un semplice sacerdote non ha diritto di dubitare di quello che teologi e saggi hanno dimostrato. Ma sono un uomo dappoco, un fragile albero che è sempre vissuto fra le nebbie e quell’animale che sembrava agire con discernimento e volontà, mi aveva soggiogato”

Nella seconda raccolta, il narratore va alla scoperta di un’altra realtà, allontanandosi da Obaba. Si reca in Castiglia, a Villamediana così diversa dal suo luogo d’origine

“se dalle parole del dizionario mi dicessero di sceglierne cinque per dare un immagine immediata o per spiegare qualcosa di quel paese, non potrei fare a meno di scegliere innanzitutto la parola sole”

Una tappa importante per riscoprire e tornare ad apprezzare ciò che si è lasciato alle spalle e che gli appartiene (“Bastarono un paio di giorni perchè il miraggio che mi aveva portato a Villamediana cominciasse a svanire. il vecchio mondo, quello che avevo voluto lasciarmi alle spalle, mi sembrava di nuovo attraente”).

Nella terza parte, il viaggio termina con il ritorno ad Obaba. Il narratore incontra lo zio letterato insieme ad un amico. Tale riunione è caratterizzata da una serie di racconti che i protagonisti scrivono, leggono e commentano. I temi presenti in queste narrazioni sono diversi: la morte, l’inganno, la finzione e l’odio.

“è una brutta cosa tramare inganni – per un attimo mentre precipitava verso il fondo del crepaccio, credette di capire il senso delle ultime ore della sua vita. Tutto era stato solamente una tortura premeditata: Mathias Reimz non aveva voluto risparmiargli la sofferenza della speranza”

L’obiettivo del romanzo è la diffusione della cultura basca e della sua unicità, attraverso la letteratura. In ogni raccolta sono presenti elementi surreali, miti e leggende che vengono usate dal popolo basco per motivare eventi inspiegabili. Tali leggende sono tramandate di generazione in generazione tramite il racconto orale, mai scritto; da qui la necessità dell’autore di creare una testimonianza immortale attraverso la letteratura. Si parla di plagio letterario in chiave positiva, in quanto “le storie più belle sono già state scritte”, quindi le opere dei grandi scrittori devono servire come esempio e guida. Il plagio può essere il mezzo per tramandare la cultura basca che ha bisogno di essere scritta “perché l’uomo dimentica e noi scrittori, glielo ricordiamo”.

Si tratta sicuramente di una bella scrittura, ricca di immagini evocative, simboli e metafore, vòlte ad accompagnare il lettore nel viaggio all’interno di questa cultura semisconosciuta. Ciò che rende la lettura interessante non sono tanto le tematiche, quanto il cammino che l’autore adotta per condurre il lettore all’interno delle storie di Obaba. Egli paragona la vita al tradizionale “Gioco dell’oca”, ossia ad un percorso pieno di ostacoli e tappe dove caso volontà intervengono in parti uguali, mentre i dadi rappresentano il fato che può aiutare o rallentare la corsa verso il gran finale: la Grande Oca Madre.

Quanto la cultura della vostra terra influenza il vostro pensiero? È veramente importante conservare un’identità culturale propria oppure è meglio considerarci “cittadini del mondo” e comportarci come semi di tarassaco che, una volta staccati dal fiore, si lasciano trasportare dal vento come non avessero radici?

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