Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana Book Cover Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana
Matteo B. Bianchi, Giorgio Vasta
Manuale
Fandango
Ebook/Cartaceo

A dieci anni dalla sua prima edizione, per celebrare i suoi venti anni Fandango Libri pubblica il "Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana". Nel 2008 centinaia di autori e autrici furono invitati a partecipare a un lavoro collettivo basato su un'idea azzardata: quella di individuare una singola parola che per ciascuno di loro avesse un significato particolare perché, se le parole sono i "ferri del mestiere" degli scrittori, sono anche affetti, sono ricordi e sono storie. Il Nuovo dizionario si è aperto all'ultima generazione di scrittori del secondo decennio degli anni 2000, per arricchire questa collezione unica. Il risultato è una raccolta eccentrica e a tratti spiazzante delle parole più disparate, dalle più semplici al dialetto, dai neologismi a frasi intere per indicare concetti insostituibili. Un volume insieme tradizionale e atipico, un piccolo monumento di scrittura dedicato alle parole della nostra lingua, una lettura in grado di offrire inaspettati spunti di riflessione. Un vocabolario dove "trovare rispondenze e discordanze, capire quante e quali sono le parole che ci uniscono agli scrittori che amiamo, scoprire che certi termini del nostro privato idioletto sono inaspettatamente condivisi da poeti e narratori".

«Brevità: non usare mai due righe quando ne basta una. Francesca Durante»

Ebbene, mi sa che non potrò prendere alla lettera questo lemma per la recensione che sto per affrontare. Eh no, perché proprio una riga – ma nemmeno due – potrebbe mai descrivere la singolarità ma al contempo l’immensità di quest’opera: la particolarità della stessa, infatti, risiede nel fatto che si tratta di un’idea geniale ed innovativa; allo stesso tempo è immensa perché, al suo interno, trovi parole che magari mai avresti immaginato di trovare in un vocabolario, quindi ti dà quella sensazione di apertura mentale.

Devo dire, a conti fatti, che questa è la prima volta che leggo per intero un dizionario – letteralmente – dalla A alla Z; l’uso di quest’ultimo è, infatti, notorio: disconosci il significato di una parola e allora, per colmare la tua lacuna, la cerchi all’interno dello stesso, individuata ne leggi il significato – lo apprendi – e da questo momento in poi sai che il tuo personale bagaglio culturale si è arricchito di nuovo sapere.

Con il manuale in questione, invece, accade qualcosa di diverso, o perlomeno a me è successo questo: l’ho letto per intero. Da cima a fondo. Gustando ogni parola incontrata, assaporandone il significato che ogni autore ha dato alla parola scelta; ho apprezzato ogni lemma, ma alcuni più di altri mi sono rimasti impressi a tal punto da volervene riproporre qualcuno qui di seguito

«CASA: Mi piacerebbe scrivere una storia d’amore in cui, dopo che tutto è successo, lui le dice: “Adesso torniamo a casa”. Alessandro Zaccuri»

Beh, il significato della parola CASA è pacifico a noi tutti ma è chiaro che, così descritta, assume una valenza diversa, più profonda, più familiare.

«ISOLA: la mia parola preferita è “isola”. Perché la solitudine su un’isola, l’isolitudine, non è mai assoluta. Francesco Forlani»

Io, che da sempre vivo in un’Isola, una tra le più belle per cultura e tradizione, quando ho letto questo lemma me ne sono completamente innamorata, perché, in effetti, vivere in un’isola potrebbe voler dire sentirsi “isolati” ma, in realtà, così non è: si è molto più in compagnia in un’isola che in qualsiasi altro posto.

Fuor dubbio, però, tra tutte, la lemma che  ho preferita è certamente quella che descrive la parola “Cammuria”, l’autore è il compianto Andrea Camilleri. Per due ragioni l’ho proclamata a mia prediletta, una della due potrebbe essere ovvia: sono siciliana e quindi, per puro campanilismo, non potevo non scegliere una parola diversa – aggiungo che è una parola che, nella mie espressioni dialettali, uso di sovente – ; il secondo, strettamente connesso ed imprescindibile dal primo motivo, è di natura sentimentale e segue il cuore: Camilleri, per me, è stato un maestro, fonte si sapere e di letteratura, un uomo dalla cultura fine e dalla parola significativa: stare ad ascoltare quella voce roca da fumatore, mista a quella cadenza siciliana, unitamente alle perle espresse, non può non incantarti e lasciarti dentro qualcosa di profondo.

Ecco, quindi, un estratto di questa parola

«Forse è la parola più spesso usata e anche pensata ma non detta per ragioni di civile comportamento da chi sta scrivendo questo lemma, tanto che una sua nipotina, appena cominciò a parlare, oltre a mamma, disse distintamente “cammurria” pur non essendo siciliana.»

D’obbligo mi pare dover qui indicare, a questo punto, qual è la mia parola preferita, quella che più mi piace per suono e significato.

In realtà sono tante le parole delle quali ne apprezzo, non solo il suono, ma anche il significato che si portano dietro ed è per tale ragione che la scelta mi ha condotta a giorni di riflessione (testa o croce, m’ama non m’ama e così via discorrendo) ma alla fine la scelta è caduta su di lei: IRONIA.

Ironia “s.f. – Atteggiamento di bonaria irrisione, di superiore distacco dalle cose: osservare le vicende umane con ironia”, questa è una delle definizioni riconosciute dal vocabolario; io, personalmente, quando la pronuncio, di solito proseguo la frase così “Ironia questa sconosciuta!”, questo perché, oggi, nostro malgrado, non tutti riescono a comprendere appieno il significato di questa parola né tantomeno ad esserlo (ironici).

In questa vita spesso frenetica, spesso triste, che spesso che ci rincorre, che alle volte sentiamo pendere come una spada di Damocle, un po’ di ironia non guasta, anzi direi che si tratta proprio di quel quid in più per sdrammatizzare a certe situazioni. Eppure mi capita di sovente che dinanzi a mie espressioni ironiche, c’è sempre qualcuno che mi guarda come se avessi pronunciato chissà quale formula matematica (!); tra l’altro sono una di quelle persone che sa ironizzare anche su sé stessa, che sa ridere dei propri difetti, insomma godo di autoironia!

Potrei stare qui e scrivere fiumi d’inchiostro sulle parole che ho evidenziato, letto e riletto, e che hanno suscitato in me emozioni e riflessioni ma preferisco lasciare a voi questa suspense e instillare in voi almeno un briciolo di curiosità tanto da farvi esclamare “voglio leggere anche io questo manuale, voglio conoscere tutte le parole strane, originali, dialettali, comuni, assurde, che sono state descritte, voglio conoscere un’accezione diversa della parola da quella che usualmente conosco”.

Una lettura adatta a tutti, giovani e meno giovani, che vi farà sorridere e riflettere, ma, soprattutto, vi regalerà quel tocco di sapere in più, quel sapere diverso ma che sarete felici di avere appreso.

Vi lascio allora con quest’ultimo lemma

«NOI: la mia parola preferita è “noi”. Le parole possono cambiare la vita, e la mia è cambiata quando ho smesso di dire io e ho iniziato a dire noi. Tutto è diventato più semplice. Giancarlo Pastore»


Nasce il 18 aprile 1966 a Locate di Triulzi. Inizia a scrivere subito dopo il liceo collaborando con alcune fanzine e creandone due: “Anestesia Totale” (dedicata al rock indipendente) e “La voce della stracciona”.

Nel 1994 viene pubblicata “La cosa più bella di Firenze è McDonald’s”, una raccolta di aforismi di Andy Warhol, scelti e tradotti da Matteo B. Bianchi.

Gli viene poi l’idea della “Letteratura spot”, racconti che hanno come protagonisti i personaggi delle pubblicità televisive e vengono pubblicate (da Tempi Stretti) due antologie: Kaori non sei unica (1995) e Miguel son sempre mi (1996), che contenevano (tra i tanti) anche racconti inediti di Carlo Lucarelli e Marco Mancassola. Cura, inoltre, l’edizione italiana di due antologie di narrativa omosessuale americana: “Uomini su uomini” (1996) e “Non provate a definirci” (1997).

In quel periodo fonda quella che diventerà la sua fanzine ufficiale: Tina – La rivistina di Matteo B. Bianchi. Successivamente, grazie all’aiuto di un’amica, diventerà una webzine.

Partecipa alla creazione della trasmissione Dispenser di Radio 2 RAI, della quale diventa caporedattore, ed è coautore della trasmissione Very Victoria (di MTV).

Numerosi, ad oggi, sono i romanzi dallo stesso scritti e pubblicati.

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