Nulla fallisce Book Cover Nulla fallisce
AL
Biografia
Amazon Media
15 novembre 2016
ebook
140

Nulla fallisce è un'autobiografia, che parte dall'infanzia del protagonista e che appare muniziosa e precisissima come appunto sono in genere i bambini quando raccontano; una narrazione in cui l’autore, nelle vesti di protagonista, rivive la sua esistenza, a cominciare dai primi ricordi fino all’età adulta, descrivendo in prima persona il suo percorso di crescita reso terribilmente difficile da una situazione familiare complicata, per vari aspetti, e a causa degli atti di feroce bullismo cui viene sottoposto dai compagni di scuola nell'indifferenza degli insegnanti. Una situazione che affronta da solo senza chiedere sostegno o aiuto convinto che qualunque intervento peggiorerebbe la situazione; anche per la sensazione di essere “diverso” dagli altri benché per molto tempo non capisca in che senso. E, in ogni caso, in quel periodo le sue energie sono soprattutto volte alla sopravvivenza e alla conquista del diploma di maturità che rappresenterà per lui la chiave per la libertà e il passaggio a un'altra realtà in cui potrà realizzarsi finalmente come persona con le sue specifiche caratteristiche e bisogni da appagare andando alla ricerca di una autentica identità e di una maturità anche interiore.

Nulla fallisce di Al

Sottotitolo

Un racconto autobiografico per affrontare le proprie difficoltà e aiutare gli altri a farlo



https://www.amazon.it/Nulla-Fallisce-AL-ebook/dp/B01MSM5TF6

Il racconto parte dai primi anni ’80 quando il protagonista si trova all’inizio del suo percorso scolastico, con la conoscenza del suo amico Alessandro che rimarrà, quasi sempre, per tredici anni, una presenza fissa nella sua vita. Il ricordo è però offuscato dal rapporto con i genitori, sull’orlo della separazione, che il protagonista vive come una profonda ferita interiore per colpa anche di un padre che “ho sempre visto pochissimo” e che, oltre che poco presente, a volte è apparso violento. E degli anni ’80 sono i ricordi tipici di cartoni e trasmissioni televisive che caratterizzano quell’epoca e alcune generazioni di bambini e ragazzi, cresciuti soprattutto davanti alla televisione, dai nonni o in case vuote dove i genitori rientrano solo a sera e magari, quando s’incontrano, litigano davanti ai figli. Le separazioni non sono numerose come oggi e i bambini si sentono diversi fra i compagni che hanno ancora una famiglia tradizionale; e i consulenti consigliano spesso di riprovare anche in caso di mariti violenti, mentre oggi di solito non cercano mediazioni in questi casi. I ricordi si spostano poi alle scuole medie e superiori con il dramma del bullismo che il protagonista subisce per il suo (ancora inconsapevole) orientamento sessuale e per il suo essere in sovrappeso; un bullismo subito non solo dai compagni ma anche dai professori e questa è già di per sé una tragedia. Solo alcuni momenti felici con i suoi pochissimi amici, ma molto cari e fidati che riescono ad illuminare il suo mondo buio.

Capii, per la prima volta, la bellezza del cielo. il poter osservare il cielo stellato, con quei grandi arbusti attorno a me, faceva sembrare che alla fine potesse essere solo mio quel quadrato blu. Nella mia mente le melodie di Enya si intrecciavano e sentivo un benessere tale che, se chiudevo gli occhi, mi sembrava di volare”.

E la prima esperienza sessuale, ma piena di tenerezza, con uno dei suoi due amici, spesso lasciato solo dai genitori, che forse, la cercava con lui, nell’affetto che li legava, una specie di riparazione alla solitudine per entrambi. “Parlammo per alcuni minuti solo con gli occhi. Nessuno lo saprà mai, patto per sempre. Per noi era il rifugio dalla solitudine, lì non poteva entrare. Non c’era dolore, non c’erano padri assenti; per me quel labirinto resterà il rifugio dal mondo fra le stelle”. Questi rappresentano due dei tre eventi che lui definisce fondamentali; l’altro è in reatà un insieme di eventi negativi: l’interruzione di una festicciola con bambini con cui si trova bene, il viaggio di ritorno sotto uno spaventoso temporale, l’incontro con il padre furibondo e ubriaco, la fuga in Austria da un’amica della madre. Poi arriva lo sfratto che diventa, però, un’opportunità per utilizzare tutto l’esercizio fatto con i Lego, di cui ormai è un vero esperto, mentre la famiglia cerca di trovare una casa adatta. “Quindi si iniziò il giro delle case. Era il passatempo più bello che avessi mai avuto (forse perché il primo che non coltivavo da solo in camera mia con la fantasia). […]Chi ci mostrava la casa rimaneva sempre sbalordito dalle mie domande. Insomma cercavo di realizzare la mia casa dei sogni da formato Lego a formato mattone”.

E’ un momento felice a cui segue l’acquisto con mutuo di una casa che gli piace e dove desidera vivere, ma poi, dopo il trasloco si rende conto che alle medie non avrà più i sui amici vicini, che sarà in una classe con tutti sconosciuti.

“Ero solo. Lo percepivo, ma non ne ero certo. La realtà è che fu l’inizio di un lungo percorso verso l’oblio”.

Insomma l’inferno delle vittime perseguitati dai bulli che nessuno aiuta e che non solo si sentono, ma sono davvero soli e devono attraversare ogni giorno un deserto pieno di pericoli e privo di umanità. Chi scrive pensa tutto il peggio possibile di quegli educatori (ma meritano questo appellativo?) che permettono tali angherie e prepotenze. I bulli sono ragazzi problematici, ma gli insegnanti che giustificazione hanno per il loro comportamento indegno?

Come ha detto Edmund Burke: Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione. Qui non parlerei nemmeno di buoni, direi vili e indegni del loro ruolo, come educatori e come adulti a cui spetta, per legge naturale, la protezione dei piccoli della specie. E, in generale, tutti gli adulti qui fanno una figura ben meschina, a parte, sembra a chi scrive, il padre di Alessandro, l’amico del cuore per tanti anni, che lo salva letteralmente convincendolo ad andare all’ItIS insieme al figlio dove, nonostante le tremende difficoltà che dovrà affrontare, troverà una sua strada che lo porterà verso il futuro,

Chi scrive ha provato orrore e rabbia immergendosi nell’esperienza scolastica del protagonista, nel suo orrore quotidiano, durato per anni senza che qualcuno intervenisse per fermarlo o almeno mitigarlo.

Forse anche perché la narrazione, estremamente minuziosa, piena di dettagli (una specie di cronaca momento per momento, un po’ ossessiva, probabilmente, anche se forse necessaria), ci trascina dentro quell’inferno in una specie di visione tridimensionale che non lascia possibilità di fuga né al protagonista né al lettore generando reazioni emotive diverse a seconda di chi legge: di solidarietà, di distacco o di rifiuto attraverso le negazione, come se tutto ciò non potesse essere. Chi scrive crede invece che, purtroppo, tutto questo sia accaduto veramente e che, comunque, sia simile a molte storie viste e sentite in precedenza. E la scena della tentata violenza, che certo va oltre gli abituali scherzi crudeli e gli insulti, sarà difficile dimenticarla; disgraziatamente spesso anche gli insegnanti si comportano come quelli raccontati nel testo, altrimenti, è ovvio, le scuole non sarebbero pieni di bulli, come invece sono. E magari, oltre a sentire tanti esperti parlare del fenomeno, sarebbe bello che si affrontasse il problema sul campo, con determinazione e coraggio, quel coraggio che l’autore del testo ha dovuto, da solo, mettere in atto per tanti anni.

Scrive, infatti: “Ero solo con la mia solitudine.

Possiamo meravigliarci che avessi qualche problema di rendimento?

Occuparmi a tempo pieno della mia incolumità era impegnativo, e i prof. pretendevano davvero molto”.

Intanto arriva il capodanno del millennio che passa con gli amici, senza nemici intorno, e, in quel contesto positivo, ritrova la speranza nel nuovo anno: che i persecutori diventino meno feroci e che la separazione dei genitori sia veloce e poco dolorosa. Il tempo passa, la scuola continua e lentamente si arriva al colloquio con i professori; la madre, dopo aver parlato con gli insegnanti del suo scarso rendimento, propone la possibilità di cambiare scuola subito oppure a fine anno, ma lui rifiuta perché si rende conto che il cambiamento potrebbe produrre altri e peggiori danni e problemi. Nel frattempo, però, si chiede:“Non vedevano che stavo male? Non pretendevo che scorgessero le molteplici ferite del mio cuore. Ma i disordini alimentari, l’assenza costante di un sorriso, il mio volermi isolare non appena mi fosse possibile in camera mia, la mia paura verso il mondo. Non ero perfetto, tuttavia non potevo deludere. Tutti da me pretendevano una persona diversa, funzionale alle loro aspettative, ed io mi adeguavo; sempre, come meglio potevo”.

Sì, anche chi scrive se lo chiede: come era possibile che nessuno si accorgesse di quanto stava male? La lettura di questa parte è stato un incubo e così doveva essere per ciò che rappresentava come situazione emblematica dell’orrore del bullismo e dell’incapacità degli adulti di fronteggiarlo; e anche per la preoccupazione che il protagonista potesse cedere alla disperazione prima di riuscire a portare a temine il suo percorso, scolastico ed esistenziale; un faticoso tragitto in cui la musica, che lo ha sempre aiutato, fin da bambino, continua ad accompagnarlo negli anni diventando un’imprescindibile colonna sonora della sua crescita e di quella del suo mondo.

“Trovavo conforto in quei testi di amori disillusi, di cuori spezzati dal tempo, di paesaggi lontani e soprattutto in quella malinconia di fondo così vicina alla mia anima, capace di coadiuvare il mio parlare da solo per rompere il silenzio.

Tutto questo accadde nel gennaio del 2001. Fu l’ultima occasione che Marta ed io parlammo di mio papà. Fu l’ultima volta in cui lo vidi. Fu la prima volta che iniziai a convincermi che non avevo mai avuto un padre”.

Lentamente e difficoltosamente arriva anche il tempo della maturità che l’autore supera venendo ancora una volta, però, deluso dai suoi insegnanti in perfetta sintonia con il loro comportamento abituale.

Per chi legge il testo si divide in due parti e qui finisce la prima, con la maturità, una conquista non di rado difficile, che per il protagonista significa anche la libertà dalle prepotenze e le mortificazioni che ha dovuto subire nel corso della sua carriera scolastica. La strada, però, non diventa improvvisamente facile, come accade spesso durante la giovinezza, un periodo, di confusione, incertezza, angoscia, a volte. Esperienze che accompagnano anche i giovani “normali”, come qualche volta ha scritto l’autore, cioè gli eterosessuali, perché i tormenti della giovinezza possono colpire tutti mentre si avanza verso una maturità non solo scolastica, ma esistenziale che richiede fatica e impegno.

Se leggendo la parte iniziale del libro chi scrive ha partecipato con orrore al racconto delle persecuzioni cui veniva sottoposto il protagonista cercando disperatamente, un po’ come lui, di arrivare alla conclusione, la seconda parte è stata letta con un certo distacco, perché, anche se ogni storia è diversa, in fondo quello che qui si narra è il racconto di una giovinezza che cerca la sua strada, con fatica e a volte con angoscia, a prescindere da sesso e dall’orientamento sessuale. Forse anche perché, dopo quello che ha passato, questa situazione anche se non felice e realizzata, potrebbe sembrare meravigliosa benché lui dica “lontano dal paradiso”, ma questo paradiso può ora comunque immaginarlo, guardarlo e sperare di conquistarlo. Inoltre appare e si rivela forte e determinato nel suo percorso, e capace di uscire dalla “quasi” solitudine in cui ha vissuto infanzia e adolescenza, come accade non di rado a chi ha dovuto lottare a lungo per trovare ciò di cui ha bisogno.

Questa parte del testo, in verità, ha suscitato anche qualche perplessità (soprattutto la questione non chiara e non chiarita della fine del rapporto con Alessandro), dubbi (possibile che né lui né la madre abbiano pensato di leggere le motivazioni con le quali è stato dichiarato non idoneo alla visita militare?) e certezze: non si devono assolutamente seguire “diete fai da te” e tantomeno trascurare sintomi importanti e di lunga durata come quelli del morbo di Chron, che è proprio quello invece che ha fatto l’autore. Comunque, come scrive lui stesso, è riuscito, dopo il diploma di maturità, a dare una svolta importante alla sua vita, prima trovando un lavoro e poi iscrivendosi all’università che” non è solo un percorso di studi, ma la scoperta di se stessi. Ed è solo attraverso gli altri che puoi scoprire chi sei . Era vera ogni singola parola. Un percorso interiore per metabolizzare il dolore ero riuscito a condurlo da solo. Ma forse era il momento di mirare alla mia più grande utopia, la felicità”.

Nel suo percorso riesce anche, come gesto finalmente d’amore per se stesso a perdere ventidue chili (anche se in modi che potrebbero rivelarsi dannosi e certamente da non imitare) e a cominciare a guardare davvero il suo corpo e a sentirlo parte di sé. E infatti, in ogni caso, percorre con decisione la sua strada e conquista se stesso e il suo mondo e, dunque, non sono più necessari la nostra compassione, partecipazione e coinvolgimento; e il lettore può tranquillamente lasciarsi andare all’idea che qualche avvenimento sia stato eccessivamente romanzato (per un libro biografico) più che raccontato. E anche notare qualche incertezza nella scrittura, che, con l’attenzione che lo caratterizza, l’autore può certamente elaborare e affinare in futuro se deciderà di continuare a scrivere ulteriormente dopo aver raccontato qui la sua storia, con un obiettivo specifico :

“Questo viaggio a ritroso non l’ho compiuto per me, ma per i tanti, troppi cuori solitari che continuano a soffrire per la ricerca di qualcosa, di qualcuno che non sanno neppure se esista. Non posso credere che sia solo un mio desiderio sperare che questo non sia il mio sogno, ma quello di tutti: continuiamo sempre a cercare, nulla fallisce”.

Indubbiamente tutta la vita è una ricerca e ogni esperienza, anche le meno auspicabili, possono essere utili a costruire la persona che siamo davvero, chi dobbiamo diventare per i presupposti, i desideri e i bisogni che abbiamo dentro, per realizzarci, insomma; senza dimenticare mai, però, una frase che, pare, abbia detto proprio lui, il filosofo per ecellenza, Aristotele: Prima vivere, poi filosofare.

Biografia

E’ stato necessario ricostruire, attraverso il testo, la biografia dell’autore di cui sappiamo solo che si chiama Al, Alberto e che è nato nel 1983. Dalla sua narrazione chi scrive ha dedotto che vive, o ha vissuto da bambino e ragazzo, in provincia di Treviso, e che da piccolo adorava costruire strutture, in particolare case, con i Lego, anche per la sua Barbie. Ha sempre amato moltissimo la musica, i film, i libri, i viaggi, nella cui organizzazione è molto abile. Dopo le medie ha frequentato l’ITIS a indirizzo Elettronica e telecomunicazioni; ha poi conseguito la Laurea Magistrale in Informatica per la Comunicazione con una tesi che doveva unire l’informatica alle discipline umanistiche, nell’ambito dell’insegnamento di Linguaggi per la rete: XML. Nello specifico: la ricerca semantica; si trattava di rendere ricercabili delle parti in alcune poesie in base a uno specifico linguaggio di markup1 a fronte di una domanda. Subito dopo la laurea viene assunto come responsabile dell’area informatica e comunicazione di una struttura di Venezia.