Non sono morti gli dèi
poesia
Graphe.it
aprile 2023
cartaceo
221
Kavafis aveva l’abitudine di selezionare con estrema cura i componimenti che considerava validi; li conservava in ordine cronologico e vi ritornava continuamente. Solo la morte del poeta pose fine all’incessante lavoro di rifinitura sui versi, cristallizzandoli nella forma in cui possiamo oggi leggerli ed esponendoli, così, alle possibilità della traduzione in altre lingue.
Trasportate in culture vicine ma di idioma differente, come è la nostra, le poesie di questo straordinario autore possono essere osservate un po’ più da lontano, e suscitare (come i panorami mediterranei) nuove prospettive di interpretazione.
È ciò che è accaduto ad Aldo Setaioli, curatore della raccolta: ha estratto dalla (tutto sommato esigua) produzione superstite di Kavafis le liriche che hanno un legame esplicito con la letteratura e la mitologia dell’antica Grecia, e con la storia e la cultura della terra d’origine e – soprattutto – dei nuovi paesi ai quali l’ellenismo si era esteso con la conquista di Alessandro Magno; quindi, le ha ridisposte in un ordine logico, ben più che cronologico, in base al periodo storico cui riservano qualche riferimento.
Il risultato è sorprendente: un modo assolutamente rispettoso di leggere l’opera, ma anche nuovo, profondamente illuminante, rivelatore di significati che forse finora erano sfuggiti a molti.
Sono tanti i motivi per cui si sceglie di leggere un libro piuttosto che un altro: un titolo che ispira, una sinossi che intriga, una copertina che affascina, un autore che piace, un’edizione con cui confrontarsi. Questi ultimi due sono stati i motivi per i quali ho deciso di avere nella mia biblioteca personale “Non sono morti gli dèi”, raccolta di poesie di Konstantinos Kavafis, curata da Aldo Setaioli per Graphe.it. Il problema è stato, dopo la scelta, non chiedersi o riflettere sulla recensione che sarebbe conseguita. Recensire Kavafis, poeta? Impensabile. Effettuare una critica sull’edizione curata da Setaioli? Non ne avrei le competenze. Riflettere sulle scelte fatte dal curatore? Pensabile.
Mi affascina Kavafis. Mi ha da sempre affascinato, a tal punto da citarlo in più punti nelle tesi di Storia del diritto romano con cui ho avuto l’onore di approcciarmi nel mio percorso formativo, nonostante in Kavafis c’è poco da correlare con la Storia del diritto romano in senso proprio. Eppure, l’ho fatto. E questa premessa non serve a ostentare studi o conoscenza, ma solo a spiegare uno dei tratti distintivi di questo autore di Alessandria d’Egitto: il suo declinarsi tra passato e presente, tra storia e attualità, lasciando trasparire una cultura, una conoscenza e una passione storica che, a mio parere, prese tutte insieme, costituiscono quasi un unicum nel Novecento.
Brevemente, appassionato di letteratura greca, in età matura (circa quarantenne), Kavafis inizia a scrivere poesie che ripercorrono la Storia, uomini che l’hanno fatta questa Storia, e la riportano ai giorni nostri. La Storia è, appunto, fatta di uomini e gli uomini sono tali in ogni epoca, in ogni dove. Quando la Storia, poi, parte dalla culla culturale per eccellenza, allora si che la “S” può essere scritta a caratteri anche cubitali! La peculiarità della poetica kavafiana è l’attualizzazione di tutto questo.
La raccolta curata da Setaioli comprende le poesie cosiddette storico-filosofiche di Kavafis, nello specifico 69. Il curatore le ordina in modo cronologico (non di composizione), scelta molto apprezzata perché permette al lettore, conoscitore della storia greco-ellenistica, di avere una visione generale su quanto accadeva in Grecia, a Costantinopoli, nell’Asia Minore tutta nel medesimo periodo storico. Intento del curatore, inoltre, come spiega lui stesso nell’Introduzione, è
“comprendere immediatamente a quali aspetti e a quali periodi è maggiormente rivolto l’interesse del poeta e in quale maniera egli si rapporti con essi”.
E, in questo modo, il lettore vi riesce appieno.
Ogni lirica presenta il testo greco fronte. Il greco di Kavafis non è antico, ma moderno, tendente allo stile classico. Complicato dare vita ad una traduzione che sia fedele al testo e, contemporaneamente, allo stile. Ho avuto l’impressione di leggere il greco di Kavafis in lingua italiana solo nella traduzione del grecista Filippo Maria Pontani, non me ne vogliano curatore ed editore che, sono certa, concorderanno con me e si uniranno alla lode al maestro Pontani. Setaioli ha scelto con cura le regole da seguire per la sua traduzione, condivisibili. Non allontanarsi troppo dal testo greco, ma renderlo in un italiano fluido è scelta giusta. Ma, leggendo le liriche, mi è mancato lo stile epigrammatico di Kavafis, che, a mio parere, imprime sulle sue poesie proprio la loro appartenenza all’autore. Anche lui epigrammatico, chiuso, lapidario. Non a caso le sue poesie non sono mai eccessivamente lunghe, altrettanto i versi.
La raccolta si conclude con le “Note di lettura”, dove per ogni lirica c’è una breve annotazione relativa a scelte di traduzione, al testo originale, insieme ad una panoramica sul contesto in cui la poesia è stata scritta. Sarebbe stato comodo avere queste note di letture all’inizio di ogni lirica, così da non dover, ogni volta, arrivare a fine libro per capire il lavoro, grande, che c’è stato dietro all’opera di traduzione di Setaioli.
Cos’altro dire? Buona edizione. Ho fatto bene a inserirla in biblioteca!
Avete letto traduzioni di Kavafis?
4 stelle ⭐⭐⭐⭐☆

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.