New York è spietata con i miserabili
Giallo
Infinito Edizioni
20 giugno 2025
Cartaceo, ebook
102
New York, Pasqua 2022. Nell’androne di una banca di Chinatown, Zhang Juàn rinviene il cadavere di un senzatetto, Johnny Bobb, un nativo americano. Indagano sul caso gli agenti Stanton, di origini inglesi, e Murray, irlandese. È immediatamente accusato dell’omicidio Ronald Jackson, un homeless afroamericano, ma qualcosa non quadra. Nel corso delle indagini tornano a galla le storie dolorose degli immigrati italiani e asiatici, degli schiavi africani, della scoperta di Manhattan nel 1524 da parte di Giovanni da Verrazzano e, infine, le tragiche vicende della tribù Lenape, i primi, veri, abitanti di New York, di cui Johnny è l’ultimo discendente. Così, spaziando dal Bronx a Hopewell, da Little Italy all’East Village, dalla Cina alla Sicilia, una morte racconta della colonizzazione, dell’immigrazione, del sogno americano, ma anche della discriminazione razziale e di una società che, levata la patina superficiale, si scopre essere spietata con i miserabili. La stessa città di New York, infatti, potrebbe avere direttamente qualcosa a che fare con il misterioso omicidio di Johnny. New York, scevra da ogni stereotipo cinematografico o letterario, isolata dal mito americano, è tanto bella quanto iniqua. Perché New York è spietata con i miserabili.
“New York è spietata con i miserabili”, il romanzo dello scrittore Isacco Nuvoloni, edito Infinito, è una storia che mi ha sorpreso molto. Il plot del romanzo è piuttosto semplice: un senzatetto trovato morto nell’atrio di una banca, lasciato all’indifferenza dei passanti, per cui, molto, troppo spesso, sono semplicemente “invisibili”. Una morte sospetta che diventa poi un’indagine per omicidio. Nulla di insolito, una trama che sembra avviarsi alla pura investigazione. Invece no. L’autore parte dall’indagine per scoprire come sia morto e chi abbia assassinato Zhang Juan, e ci porta nel cuore delle radici degli immigrati che popolano New York.
“… quel corpo riverso a terra lo avranno visto in centinaia eppure uno solo ha chiamato la polizia. È come se i barboni, i disgraziati, facessero parte integrante del paesaggio della città come il Central Park o l’Empire. I turisti li vedono, li fotografano anche, danno loro qualche moneta o a volte neppure se ne accorgono. La povertà è diventata una colpa in questa società materialistica.”
Una città multiculturale, in cui lingue e razze di mescolano, ma in cui è anche facile vedere episodi di razzismo, intolleranza, odio, xenofobia. New York, nei romanzi, ci viene spesso raccontata attraverso il glamour e le luci sfavillanti. Ma c’è un’altra New York, e Isacco Nuvoloni è lì che ci porta, tra gli ultimi della società, tra persone senza fissa dimora, tra chi è arrivato in America inseguendo un sogno di riscatto e si è trovato schiavo. La schiavitù moderna, quella senza fruste e catene ma non meno feroce. Una storia di ingiustizia sociale, di miseria diventa lo spunto per raccontare altre ingiustizie, altre miserie, altri sogni infranti. “New York è spietata con i miserabili” ci narra proprio questo: quanto la città che è la meta dei sogni di tanti turisti, abbia e continua a risucchiare vite, ad attirare stranieri con un miraggio che si rivela sabbia che inghiotte.
“Un disgraziato che è stato fagocitato da questa città spietata… Morto nella solitudine urbana e nell’indifferenza di una città che non ha tempo di fermarsi e pensare a chi resta indietro.”
Isacco Nuvoloni ci racconta tante vite, oltre a quella di Zhang Juan, l’ultimo vero abitante di New York, appartenente a una tribù di nativi Lenape, oppressi, cancellati dagli invasori europei. Tra Chinatown e Little Italy, dal Bronx all’ East Village, seguiamo un percorso inverso a quello intrapreso da africani, cinesi, italiani, che speravano in una vita migliore e si sono trovati a dover lottare per sopravvivere e a subire l’odio razziale. Oltre alla vittima, ai sospettati e ai semplici testimoni, l’autore ci racconta anche i due poliziotti chiamati a indagare, due uomini che non potrebbero essere più diversi. Uno crede nella giustizia, si batte perché sia appannaggio di tutti, l’ altro è superficiale, cinico e razzista. Due modi differenti di intendere la vita, di guardare al prossimo e scegliere se vedere un uomo o uno straniero, un nemico.
Capitoli brevi, una scrittura lineare, dialoghi serrati e cambi repentini di scenario, con descrizioni accurate, rendono la lettura scorrevole e piacevole. Pensate che tutto questo è raccontato in meno di cento pagine!
Vi piacciono i gialli che raccontano anche vicende sociali?

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.
