Nessuno canta il mio nome
Narrativa contemporanea
Piemme
7 aprile 2026
Cartaceo - ebook
416
Una nuova leggenda sovverte la prospettiva regale dei poemi epici sulla guerra di Troia: a differenza dell'Iliade e dell'Odissea che cantano di re, eroi e dei, qui il protagonista è Psoas di Midea, umile pastore, che lascia la moglie e la famiglia per combattere a Troia, riuscendo a sfidare e sconfiggere un figlio del re Priamo. Il poema della sua vita è andato perduto, fino a quando, trentatré secoli dopo, un accademico di nome Harlow Donne ne scopre i frammenti e per studiarli si trasferisce dal Canada a Oxford, anche se ciò significa lasciare la figlia e incrinare ulteriormente un matrimonio già fragile. Mentre Harlow ricompone e commenta i resti del poema, riaffiorano in lui i ricordi della sua famiglia, e si trova a confrontarsi con le stesse domande di Psoas: l'ambizione, la nostalgia di casa, la responsabilità, in un dialogo continuo tra antico e contemporaneo. Nonostante i tremila anni che li separano, un filo non si è spezzato; in questo capolavoro che intreccia mito e storia contemporanea, Martel narra il canto universale del rimpianto, della forza di volontà e del dolore, ed esplora il prezzo che paghiamo per le nostre ambizioni e il modo in cui le viviamo, schiacciati dal fato e dall'umana sete di potere, allora, oggi e per sempre.
Quanto siamo disposti a sacrificare in nome dell’ambizione e del desiderio di lasciare un segno nella storia dell’umanità?
Sinceramente, quando ho scelto di leggere “Nessuno canta il mio nome” di Yann Martel, edito da Piemme, mi aspettavo un retelling dell’Iliade intrecciato a una storia contemporanea.
La mia intuizione non era del tutto sbagliata, ma questo romanzo va ben oltre.
Martel costruisce una narrazione che mette continuamente in dialogo passato e presente, dando voce a chi, come Psoas, un semplice pastore costretto a combattere una guerra non sua, è stato dimenticato dalla storia perché non apparteneva alla schiera dei grandi re e degli eroi celebrati nei poemi.
La struttura del romanzo alterna due piani narrativi, da un lato seguiamo Harlow Donne, studioso di antichità classiche, dall’altro la vicenda di Psoas durante la guerra di Troia.
I due racconti procedono in parallelo, mostrando come le stesse domande sull’ambizione, sulla responsabilità e sul peso delle scelte attraversino epoche lontanissime.
È una storia che riflette sul desiderio di lasciare un segno, sul rimpianto e sul prezzo che siamo disposti a pagare per inseguire i nostri obiettivi, dimostrando come le passioni e i conflitti degli esseri umani siano rimasti immutati attraverso i secoli.
Harlow Donne è uno studioso di antichità classiche che vive in Canada con la moglie e la figlia Helen, una bambina che ama ascoltare i racconti del padre sul mondo antico.
Quando scopre casualmente alcuni frammenti che parlano di un personaggio sconosciuto agli studiosi, Psoas, un uomo che non solo avrebbe combattuto a Troia ma avrebbe avuto anche un ruolo importante nella guerra, Harlow, travolto dall’entusiasmo per quella che potrebbe essere una scoperta straordinaria, decide di trasferirsi a Oxford per un anno per approfondire le sue ricerche.
Questa scelta, però, significa lasciare alla moglie l’intera responsabilità della figlia e rinunciare alla quotidianità con Helen.
È stata davvero la scelta giusta?
Ma soprattutto: giusta per chi?
Per la sua ambizione, forse sì.
E mentre studia la storia di Psoas, Harlow è costretto a interrogarsi su come proprio l’ambizione e l’orgoglio abbiano contribuito alla distruzione di una città e alla morte di migliaia di persone. Vite spezzate da una guerra nata dall’orgoglio degli uomini e dalle conseguenze del rapimento di Elena, vicenda che il mito attribuisce anche all’intervento di Afrodite.
E Psoas?
Psoas si ritrova coinvolto in una guerra che non ha scelto. È costretto a lasciare la propria famiglia e i propri figli. A differenza di Harlow, il suo allontanamento non è una decisione, ma un’imposizione.
Entrambi provano nostalgia per i figli. Ma mentre Harlow potrebbe decidere di tornare in Canada e scegliere la sua famiglia invece dell’inseguimento di frammenti vecchi di circa tremila anni, Psoas non ha alcuna possibilità di scegliere. Come tutti i soldati semplici, è costretto ad assistere alla morte dei compagni e a vedere uomini perdere lentamente la propria umanità sotto il peso degli orrori della guerra.
Due realtà lontane nel tempo, ma sorprendentemente vicine. Perché, in fondo, l’ambizione, il desiderio di gloria e le conseguenze del potere continuano a influenzare le vite degli uomini, ieri come oggi.
“Perché la guerra è la guerra in ogni caso, magari meno spettacolare, meno incisiva, meno eroica di quella cantata dagli aedi, ma comunque una dispensatrice di morte che trasforma le mogli in vedove e i figli in orfani…”
Harlow Donne è un personaggio con cui non sono mai riuscita a entrare in sintonia. Dall’inizio alla fine non ho condiviso nessuna delle sue scelte.
Con Psoas, invece, è stato diverso. Ho provato molta più empatia nei suoi confronti, forse perché il suo dolore mi è arrivato in modo più diretto. Vivere per anni immerso nella morte e nella disperazione lascia inevitabilmente un segno, e questo aspetto del suo personaggio mi è sembrato autentico e umano.
Ciò che più mi ha colpita, però, è stata la struttura del romanzo. Yann Martel costruisce il libro come se fosse un poema classico, il testo principale è il poema attribuito a Psoas, mentre Harlow Donne ne cura lo studio.
Fin qui sembrerebbe un semplice esercizio filologico. In realtà, sono proprio le note a margine a trasformarsi nella narrazione. Quelle che dovrebbero essere spiegazioni e commenti diventano lo spazio in cui prende forma la vita di Harlow Donne, con le sue ossessioni, le sue ricerche e la sua storia personale.
Ho trovato questa scelta davvero affascinante, perché ribalta completamente le aspettative del lettore. Ci si ritrova a leggere un poema, ma allo stesso tempo anche il racconto di chi quel poema lo studia e lo interpreta.
È un continuo gioco di rimandi tra testo e commento, tra autore e studioso, che rende la lettura originale e coinvolgente. Una struttura che, almeno per me, è stata uno degli elementi più riusciti del romanzo.
Valutazione 5 stelle
Ringrazio la casa editrice Piemme per la copia cartacea.