Nella casa di Anne Frank
Memoir
Emuse editore
1 aprile 2026
cartaceo e-book
208
Invitata a vivere per un anno nella casa in cui Anne Frank trascorse la sua infanzia, Maha Hassan, scrittrice curdo-siriana in esilio a Parigi, capisce fin da subito che non la attende una semplice residenza letteraria, ma un confronto radicale con la memoria, la colpa e la Storia. Nelle stanze silenziose dell’elegante appartamento di Amsterdam, Anne riemerge come presenza viva, una voce, una coscienza che la interroga sul senso della scrittura, sull’identità e sulla possibilità di raccontare il dolore altrui. Il viaggio tra Palestina e Israele, che nel romanzo assume la forma di un pellegrinaggio emotivo e politico, amplifica questa dialettica tra passato e presente. Maha attraversa i luoghi dove la memoria della Shoah si intreccia con le ferite ancora aperte del conflitto israelo-palestinese e con le nuove forme dell’ingiustizia e si interroga sulle contraddizioni di uno Stato nato dalla tragedia ma oggi implicato in altre forme di oppressione.
“Il tuo spirito luminoso fatto di scrittura e di sogno, abita questa casa come il suo luogo naturale” da “Nella casa di Anne Frank” di Maha Hassan
“Nella casa di Anne Frank” di Maha Hassan (Emuse editore) nasce da un’esperienza dell’autrice che racconta del suo soggiorno ad Amsterdam nella casa dei Frank. Si tratta dell’appartamento in cui vissero prima di nascondersi, l’ultima loro vera abitazione lasciata in tutta fretta, in totale clandestinità. Dopo un iniziale disagio che la faceva sentire una sgradita intrusa, Maha trova una forte connessione con Anne. È lo spirito della ragazzina che la abita e con il quale impara a dialogare. Anne, dal canto suo, decide di soggiornare all’interno dell’anima di Maha con la quale sente affinità, certa che la porterà in Israele dove in vita non poté mai giungere. Le due sentono di avere un forte legame, nonostante appartengano ad etnie in eterno
contrasto tra loro. Sono due esuli indotte a lasciare la loro terra, rimaste senza una patria.
Maha è una curda siriana costretta ad andarsene dal proprio paese così come lo fu Anne. Entrambe scrittrici con il compito di raccontare, testimoniare e far sì che la scrittura diventi una forma di resistenza.
“Restare significa vincere la mia paura, recuperare la fiducia nei luoghi, riconquistare una parte della mia indipendenza”
Ho amato moltissimo questo racconto, i motivi sono diversi. Innanzitutto per tutto ciò che si percepisce attraverso l’intensità della scrittura. Una narrazione chiara che riesce ad usare un linguaggio semplice per raccontare qualcosa di estremamente difficile. Il periodo in cui l’autrice fu invitata a soggiornare nell’appartamento della famiglia Frank era stato inizialmente complicato.
Maha non conosceva Anne Frank ma si era documentata e, dopo averne letto la storia, ne era rimasta sconvolta. Una bambina internata in un campo di sterminio e lì deceduta a causa delle terribili condizioni di vita dei prigionieri. I sentimenti erano di grande timore e di disagio nello stare in un luogo di dolore poiché abbandonato in fretta e furia dai suoi abitanti costretti alla fuga e in preda al terrore.
L’autrice descrive perfettamente il proprio stato d’animo attraverso i suoi incubi, la sua estraneità in quella casa e poi la sua trasformazione. La decisione di dialogare con Anne sino a sentirla vicina a sé, complementare come una gemella. Hanno età diverse, appartengono a due mondi diversi (quello dei vivi e quello dei morti), le loro etnie sono differenti ed eternamente in conflitto eppure sono altrettante le cose che le accomunano.
“Questo è il tuo tempo bello, il tuo tempo protetto, il tempo della famiglia e della vita normale”
Sono due esuli, non hanno più una patria e, se pur in epoche diverse, conoscono la persecuzione. Maha è una curda siriana, è scrittrice e giornalista e non avrebbe mai potuto pubblicare uno dei suoi romanzi in Siria sotto un regime dittatoriale. Porta alla luce disuguaglianze e azioni volte a calpestare i diritti umani del paese in cui è nata. Verità scomode che le costerebbero care. Anne invece diventa testimone inconsapevole del periodo storico che sta vivendo attraverso il suo diario, sogna di diventare una scrittrice proprio come Maha.
Ho amato la struttura singolare della trama, l’ho trovata estremamente efficace, rende la storia più dinamica. È una sorta di passaparola tra Maha e Anne. La ragazzina è penetrata nell’anima di Maha, la accompagna e a sua volta si fa trasportare ovunque vada. Anne è giovanissima, non ha ancora quattordici anni, trova nell’autrice una guida ma anche protezione e sicurezza. Si percepisce il suo smarrimento insieme ad una sorta di ribellione a causa della sua triste fine e delle occasioni che non ha potuto avere. L’apice dei loro timori arriverà quando Maha raggiungerà la Palestina che per Anne è Israele. Un viaggio che potrebbe rappresentare un contrasto mentre aprirà ulteriormente le loro menti verso nuove riflessioni.
“Il tuo spirito luminoso fatto di scrittura e di sogno, abita questa casa come il suo luogo naturale”
Si tratta di un romanzo molto scorrevole dal ritmo rapido ambientato prima dell’inasprirsi dei conflitti tra palestinesi e israeliani in seguito agli eventi del 7 ottobre del 2023. Nonostante ciò l’autrice, in un’intervista, aveva espresso i propri timori derivanti da tale pubblicazione. Il più importante era quello di doversi giustificare per intenzioni non sue, di esser fraintesa. Forse è anche questo il motivo per il quale le sono occorsi dieci anni per scriverlo e decidere se pubblicarlo o meno.
Al centro vi è l’importanza della parola e i tanti ruoli della scrittura: essere una forma di resistenza, testimoniare e soprattutto dare voce a chi non ce l’ha o non ce l’ha più.
“Sono diventata una pianta sospesa nell’aria o una piuma in balia del vento: non ho una terra da coltivare, né un luogo che sia mio”
E voi, avreste accettato ospitalità in un luogo che fa parte di una storia così dolorosa e ingiusta?