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Recensione: “Nella balena” di Alessandro Barbaglia, Mondadori

Nella Balena Book Cover Nella Balena
Alessandro Barbaglia
Narrativa
Mondadori
19 maggio 2020
cartaceo, ebook
228

Questa è la storia di Herman, figlio della Donna Sirena e dell'Uomo Pesce; è la storia di un bimbo che si fa uomo imparando a lottare dall'Uomo Elefante e allenando all'equilibrio la grande Bird Millman, la poetessa dell'aria: la più straordinaria funambola di tutti i tempi, la prima donna a danzare su una corda sospesa nel vuoto tra due grattacieli. Herman è figlio del circo, il circo classico, quello fatto da "uomini che camminano con la loro bruttezza, fieri di generare meraviglia".

Ma è anche la storia di Cerro, che invece abita a Novara in una casa troppo grande e troppo vuota perché è rimasto presto senza madre. E anche un po' senza padre, che insieme alla moglie ha smarrito nei ricordi la sua capacità di amare. Da bambino Cerro contava il tempo in mirtilli: era capace di mangiarne uno al secondo, e portava al guinzaglio CuccioloAlfredo, un cane che sapeva essere dolce solo con lui. Teneva a bada così la solitudine, nutrendosi di piccole gioie. Ma da adulto? Un mirtillo lo farà ancora felice?

Herman e Cerro non s'incontreranno mai, ma avranno per sempre in comune qualcosa di immenso, la più grande attrazione del circo: una balena, Goliath, l'altra protagonista di questa storia. I genitori di Cerro si sono conosciuti proprio davanti a lei, il giorno in cui il circo era di passaggio sulle sponde del lago Maggiore ed Herman guidava il camion su cui viaggiava Goliath. L'amore tra loro è nato nel segno della balena. Ma che cos'è Goliath: un mostro o una meraviglia? E in fondo che cos'è l'amore stesso: un sogno sublime o un incubo spaventoso?

Perché l'irrequieta Marilisa attrae così tanto Cerro? E cosa sono la dedizione e la fede con cui Herman si prende cura per quasi trent'anni della balena? Esiste un amore più giusto di un altro? O forse l'amore è sempre e comunque un esercizio di sottomissione ed elevazione insieme, un'ossessione che ti spacca e ti completa?

Un romanzo potente, poetico e impastato di archetipi, lieve ma capace di scavare in profondità.

Dalla voce unica di Alessandro Barbaglia, una grande storia di abissi ed equilibri sospesi tra le nuvole, di solitudine e incontri prodigiosi, di semi assopiti nella terra che germogliano, miracolosi.

“Quaranta milioni ne ho visti, sono stata più per strada che in mare, ho passato più tempo in mezzo a loro che tra le onde, ma degli uomini non saprei dire molto. Di Herman, sì, però, di lui ricordo l’amore, la cura, il sogno di darmi al mondo quale la più grande delle meraviglie”

Questa storia è vera al 97%.” scrive l’autore de Nella BalenaIl restante 2% è meraviglia. Manca ancora qualcosa (…). Le storie ne sanno più di chi le scrive” ma forse non di chi le legge, perché capire quali siano le parti inventate e i fatti e i personaggi reali è un gioco affascinante che rende la lettura ancora più immaginifica e permette di scoprire quel “qualcosa” mancante.

Cerro è il nomignolo di Alessandro. Da bambino non ha esitato a vestirsi “da vecchio” e pettinarsi come il padre Emilio, assorbito dalla sua attività di famoso medico psichiatra, per ottenere la sua attenzione e per sentirlo più vicino cancellando in questo modo gli anni che li separano.

Cerro è un bambino solo che fa cose strane come misurare il tempo in mirtilli (ne mangia uno al secondo) e che vive con il padre e il cane pseudo-vegetariano (che in realtà è un lupo) e con Santina, la domestica tuttofare che abita assieme a loro dopo che Caterina, la madre di Cerro, è scomparsa tra i flutti e i vortici delle fredde acque del fiume.

Dopo trent’anni Cerro è diventato un adulto che però continua a vestire come un vecchio, che lavora – non a caso – presso l’Ufficio Oggetti Rinvenuti del Comune di Milano e che accudisce Emilio, ormai un vecchio che ha difficoltà a ricordare tutto: certi giorni non sa dare un nome alle cose, dimentica i volti, scambia l’ora della colazione per l’ora del pranzo, è un padre che, in altre parole, è caduto nell’abisso dell’oblio.

In America negli Trenta c’è invece Herman il figlio dei pesci, un bambino che è nato nel circo Barnum (letteralmente, visto che viene partorito ai lati della pista) e forse per questo crede in tutto ciò che suscita meraviglia poiché la sua vita, segnata da una fastidiosa asma, si snoda tra gente unica con cui trascorre le sue giornate, da Bird Millman, la poetessa dell’aria che cammina in equilibrio su un filo, a Jolly Dolly, la donna più grassa del mondo che gli fa da levatrice, all’Uomo Elefante che trasmette ad Herman (il cui nome è l’unico riferimento che l’autore fa a Melville, il padre di tutte le balene della letteratura) una strampalata filosofia.

Ma proprio mentre l’attività del Circo Barnum inizia a declinare, arriva un uomo con il cappello e una valigetta, il torinese Giuseppe Erba, che porta con sé una grande folle idea, un’idea di cui Herman si innamora tanto da abbandonare il mondo circense. Diventa infatti il “baleniere” a cui viene affidata la balena Goliath per portarla in giro per l’Italia. Un tour percorso su un camion che porta Herman e il cetaceo anche ad Arona sul Lago Maggiore nel 1976, un passaggio che sarà la causa dell’incontro di Caterina ed Emilio. “Il baleno Herman scatta la foto proprio in quel momento. I due non l’hanno ancora visto, non hanno idea di chi sia.”


Cerro ed Herman sono i protagonisti di due “fil rouge” che percorrono il romanzo, fili che nella narrazione continuano ad intrecciarsi e che trovano il loro punto d’incontro in Goliath. Una balena veramente esista che, pescata nelle acque norvegesi, fu acquistata dal Commendator Giuseppe Erba, poi anche direttore del Teatro Alfieri, imbalsamata e portata in giro per varie piazze d’Italia tra il 1954 e il 1982.

Un’impresa geniale (anche se il cetaceo puzzava in modo incredibile e al suo intero vivevano lunghi vermi che il commendatore poi rivendeva ai pescatori) che attirò l’attenzione di migliaia di spettatori, bambini e adulti i quali pagando il biglietto potevano entrare camminando nel ventre del cetaceo lungo ventidue metri. Ed è pure reale anche la fine di Goliath che venne custodita in una cascina di Vercelli da Gustavo Cortino, ultimo proprietario di quella meraviglia putrescente.

Gente che conosce la bellezza e la meraviglia delle proprie imperfezioni, dell’essere persino dei mostri, come tutti, Sono i congiurati della tirannia del normale.

Realtà e invenzione dunque coesistono in questo romanzo che non avrebbe lo stesso spessore se non fosse per i personaggi minori che circondano Cerro e Herman. In particolare i protagonisti del circo che fanno parte di quel 97% della storia e che veicolano con la loro straordinarietà il doloroso ma allo stesso tempo esaltante rapporto tra l’essere un mostro (la donna più grassa del mondo Jolly Dolly o Major Mite un nano altro non più di 70 cm famoso per aver recitato nel film Il Mago di OZ) e il meraviglioso. Due aspetti che in loro non si distinguono, perché, sembra voler dirci l’autore, il mondo è, nella sua profondità o metaforicamente nel ventre della balena, meraviglioso e mostruoso allo stesso tempo.

Sempre sulla lunghezza d’onda anche i personaggi che attorniano Alessandro/Cerro (il nomignolo è il nome di un tipo di quercia datogli dalla madre botanica di professione), come Matteo, lo stagista presso l’Ufficio Oggetti Rinvenuti e sua sorella Marilisa che sono capaci entrambi di far sì che le brutture diventino bellezza.

“Battaglie, amori, morte, resurrezione, filate di eroi, poveracci, donne, sovrani, padri, figli, madri, presente, passato, futuro. L’infinito! E l’infinito è nel mostro e il mostro è meraviglioso”

Nella balena è un romanzo particolare che sfugge alle definizioni per la sua lirica e per il tocco picaresco, e anche per quel suo essere un po’ romanzo d’amore, quasi che il messaggio di fondo sia che ogni uomo è circondato dall’abisso e solo nel ventre della balena possa cogliere il “baleno” del sentimento.

Questo romanzo è decisamente una lettura gradevole, da assaporare lentamente riga per riga grazie allo stile asciutto rapido e poetico di Alessandro Barbaglia, che ha saputo creare una storia che fornisce molti concetti su cui riflettere, come accade per esempio leggendo la teoria dell’Uomo Elefante che vede nella lotta il motore principale della vita e dell’amore.
La balena è dunque la metafora per eccellenza perché è nell’abisso che si annida l’essenza della vita. Il ventre oscuro della balena diviene, a sua volta, metafora di una interiorità umana che è un po’ mostro e un po’ meraviglia. E non solo, la balena è anche animale totemico poiché per Emilio il padre di Cerro è il luogo dove conservare i ricordi e parlare con la sua amata Caterina. Un ventre, un abisso dove il passato diviene il nostro presente “Resta tutto papà, ti resta tutta la vita da adesso in poi“.

L’autore

 

Alessandro Barbaglia, poeta e libraio, è nato nel 1980 e vive a Novara. Nel 2017 ha pubblicato con Mondadori La Locanda dell’Ultima Solitudine, finalista al premio Bancarella. Il suo secondo romanzo, L’Atlante dell’Invisibile, è uscito nel 2018. Ha curato l’antologia di poesia Che cos’è mai un bacio? I baci più belli nella poesia e nell’arte (Interlinea, 2019) e racconta storie vere al 97% per il canale podcast pocketstories.it.

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