Nel cuore del gatto
narrativa straniera
Iperborea
6 maggio 2026
cartaceo, ebook
301
«Cercano di seppellirci, non sanno che siamo semi.» Quando Jina Mahsa Amini viene assassinata dalla polizia morale nel 2022 e in Iran scoppia la prima rivoluzione al mondo guidata da donne, la voce narrante di questa storia, anche lei Jina, di origini iraniane ma nata e cresciuta in Europa, è sopraffatta dalle emozioni: dal terrore misto a speranza per la sorella Roya e l’adorata nipote Nika, che vivono a Teheran e hanno abbracciato la lotta; dall’amore per una terra, una cultura e un popolo a cui sente di appartenere solo da quando, già ventenne, è stata per la prima volta in Iran. È nei ricordi di quel viaggio che Jina si immerge, ripercorrendo i destini delle donne della sua famiglia all’ombra della dittatura degli ayatollah. Un viaggio che diventa un mosaico seducente e straziante di storie, tradizioni millenarie, resistenze eroiche come quella di Iman, che gira in abiti maschili e senza velo sfidando il regime, e personaggi fiabeschi come le quattro vecchie zie di Jina, alle quali la Rivoluzione ha strappato tutti i sogni e gli affetti, riportandole a vivere insieme nell’antica casa di famiglia. Un viaggio da Teheran a Persepoli, al deserto, fino al tempio di Zarathustra, accompagnato dalla bellezza sensuale della lingua persiana, che è nata dalla poesia e in cui ogni parola racchiude un’immagine come una formula magica. Con l’inguaribile senso di perdita e di nostalgia di chi vive nella diaspora, Jina ci accompagna nel cuore luminoso dell’Iran che resiste, negli spazi clandestini in cui le donne portano avanti la loro ribellione e non smetteranno mai di combattere e di vivere la loro libertà.
“Nel cuore del gatto” è il romanzo d’esordio di Jina Khayyer, pubblicato da Iperborea nel 2026.
Jina Khayyer è scrittrice, poetessa, pittrice e giornalista d’arte. Di origini iraniane, è nata in Germania e vive tra Parigi e la Provenza. Con “Nel cuore del gatto” ha vinto il premio Mara Cassen ed è stata candidata al Deutscher Buchpreis nel 2025.

“Per dormire nel deserto devi essere ben attrezzata. Per prima cosa ti occorre una pala per i sogni. Sotto la sabbia dell’Iran sono sepolti un’infinità di sogni che attendono di avverarsi.”
“Nel cuore del gatto” disegna il volto di un Iran, “bello e brutale allo stesso tempo”, alternando registri narrativi diversi con notevole fluidità. Alla cronaca politica si affiancano momenti poetici e quasi visionari quando il racconto si fa memoir e autobiografico. Il Paese descritto nel libro non è solo quello della condizione geopolitica attuale, ma è anche la culla di una cultura antichissima, ricca di poesia, musica e tradizioni, che la dittatura islamica ha quasi del tutto condannato all’oblio.
È il 2022 quando un fatto drammatico colpisce la storia recente dell’Iran: la giovane Jina Masha Amini muore a seguito delle violente percosse della polizia morale iraniana, che l’accusò di non aver indossato l’hijab in modo corretto.
Questo tragico evento ha scatenato le proteste del celebre movimento “Donna, Vita, Libertà” contro il regime oppressivo degli ayatollah. Jina diventa il simbolo di tutte le donne “dai pesci alla Luna” alle quali sono stati negati i propri diritti.
“Non ho altre armi che il mio corpo. Il mio destino è combattere col mio corpo per il futuro. Un futuro di libertà.”
La protagonista (che si ispira all’autrice stessa) condivide con la giovane vittima il nome, Jina appunto, che in curdo significa “colei che dà la vita”. È di origini iraniane, ma nata e cresciuta in Europa, dove vive. Colpisce la sua personalità complessa, che risente della costante tensione tra senso di appartenenza e distanza. È il tipico e doloroso conflitto della diaspora: sentirsi in parte sempre straniera, sospesa tra desiderio di emancipazione e nostalgia per il proprio Paese. Ha un legame profondo con la sorella Roya e la nipote Nika, che abitano a Teheran e si sono unite alla lotta.
“Cercano di seppellirci, non sanno che siamo semi.”
L’angoscia per ciò che sta accadendo nel Paese e per la sorte delle persone che ama coinvolte nelle proteste, riporta Jina a ricordare il suo primo viaggio in Iran, all’età di 25 anni, quando aveva finalmente conosciuto la terra delle sue radici.
Non si è trattato solo di scoprire città, deserti, antiche rovine, per Jina è stato un viaggio sentimentale attraverso la memoria familiare, la lingua persiana e il confronto con donne di generazioni diverse. Sono donne alle quali la rivoluzione islamica ha rubato i sogni e la dignità. Ragazze che sfidano apertamente il regime; anziane zie custodi di un mondo perduto e portatrici di un dolore collettivo.
Ed è proprio sui personaggi femminili e sulla questione dei loro diritti negati che si concentra il romanzo. Figure travolte dalla repressione degli ayatollah, che le ha private della libertà e ha fatto del loro corpo il primo spazio da controllare.
Anche il titolo stesso si lega emblematicamente alle donne raccontate nel libro. Infatti, in persiano le donne coraggiose sono chiamate shirzan, “leonesse”, da qui gatto.
Inoltre, come evidenziato da Jina Khayyer, la mappa dell’Iran ricorda la forma di un gatto:
“L’Iran è un gatto. L’orecchio segna il confine con la Turchia, sulla punta dell’orecchio sinistro c’è l’Armenia, sull’orecchio destro l’Azerbaigian, se il gatto si volta verso destra, l’orecchio si immerge nel Mar Caspio; la schiena si allunga fino ai confini con il Turkmenistan e l’Afghanistan, in prossimità della zampa posteriore destra inizia il Pakistan, sotto la pancia il Golfo di Oman si infila nello stretto di Hormuz, poi nel Golfo Persico, nel suo cuore batte il deserto, il più caldo della Terra. Davanti al petto c’è l’Iraq. Vedo che su tutto il suo corpo serpeggiano fiumi sgorgati migliaia di anni fa dal Tigri e dall’Eufrate, lungo i fiumi sorgono città dai nomi in parte famigliari: Nain, Kashan, Kerman, Tabriz.”
Un titolo che è quindi una sorta di doppia metafora. Da una parte il libro accompagna nel cuore dell’Iran, nella sua memoria, nelle sue ferite e nella sua identità profonda, dall’altra nel cuore valoroso delle donne iraniane.
“Nel cuore del gatto” è un romanzo intenso e necessario. Una sequenza di immagini, ricordi e storie che offre una dimensione emotiva e intima dell’esperienza universale dell’esilio, della ricerca di sé e del desiderio di libertà.
Ho amato moltissimo questo libro, che consiglio a chi vuole conoscere la storia culturale dell’Iran, ma soprattutto a chi desidera approfondire cosa significhi essere donna sotto il giogo degli ayatollah.
“Ascolta un attimo. La ragione per cui la questione della libertà è una questione chiave sta nella natura stessa del sistema. La storia della perdita della libertà è al contempo la storia di come la donna abbia perso la sua posizione, di come l’uomo dominante, con tutte le sue divinità e i suoi sudditi, sia giunto al potere nell’economia, nella scienza e nell’arte. Il declino e la sconfitta della donna sono il declino e la sconfitta di tutta la società.”

Sono una storica dell’arte e mi occupo di progetti di divulgazione e didattica culturale. Adoro leggere da quando ho memoria. Per me, la lettura è come l’ossigeno: indispensabile! I miei generi preferiti sono la narrativa classica e contemporanea, i romanzi storici e familiari, ma non disdegno qualche buon thriller e giallo. Amo moltissimo gli animali, in particolare i cani, e fare lunghe passeggiate nella natura.