"Morte di un dio"
Thriller psicologico
Piemme
1 luglio 2025
Cartaceo, ebook
368
Miriam è cresciuta sulle montagne. Ha imparato le leggi della natura e degli uomini guidata da un padre amorevole, Libero, e da uno zio gentile, Primo. Ma non ha mai conosciuto altre persone. Sa del profumo buono di Libero, dopobarba e tabacco, e degli odori del bosco, che conosce uno per uno. Sa anche che alcune domande non vanno fatte: a volte i suoi due protettori litigano, diventano bruschi o violenti, e allora sa di dover rintanarsi nel silenzio. Un silenzio che è grande, lontano dalla città e dagli altri esseri umani. Eleonora, ricercatrice in antropologia, trasforma lo studio del caso di Chiara Ricci, una ragazza scomparsa, in una vera ossessione. Esplora le terre d'Appennino intorno a Rieti, cerca di individuare una pista. Ma brancola nel buio: Chiara è scomparsa da tre giorni nel Cicolano. Sono ettari di foreste e tonnellate di roccia. Forse nessuno la rivedrà viva. Lola è una giovane donna ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo un Tso. Santo, lo psichiatra che la prende in cura, si impegna a costruire un legame sincero con lei, ma trova davanti un muro. Lola parla di ragazzine da salvare e divinità che muoiono sulla montagna. Nessuno la capisce. Le vicende delle tre donne, apparentemente separate, si intersecano e riportano all'eremo di Miriam, luogo impervio e misterioso. Perché sulla montagna si annida un tremendo e scandaloso segreto che le attende da anni. "Morte di un Dio" è un viaggio inquietante attraverso l'abisso della psicologia umana, una storia avvincente in cui ogni filo narrativo conduce a un clamoroso colpo di scena.
“Morte di un dio” è lo strepitoso, nuovo thriller di Emanuela Valentini, edito da Piemme.
Le protagoniste di questa storia sono tre donne, di età diverse.
Miriam è una bambina che vive serena accanto a suo padre Libero, a suo zio Primo e alla loro lupa, Sabina.
Sono abituati a vivere isolati, immersi nella natura e nel silenzio.
“C’è tutto un modo di stare insieme che si nutre di silenzi. Lo hanno coltivato nel tempo, rodato attraverso le stagioni, che sulla montagna sono lunghe e lente, gli anni, i giorni, le ore, gli istanti e le pagine dei libri che rivestono ogni parete della loro casa; che poi leggere insieme è naturale come restare in silenzio nel bosco.”
Libero, il padre della bambina, prende esempio da Gesù; parla di pentimento e di peccati e di ammettere quando si ha sbagliato.
“Sì, ma i peccati allora cosa sono?
Lui sa che deve darle una risposta perché altrimenti quella domanda diventerà il tormentone delle prossime settimane.
I peccati sono punti di vista, dice.”
Una sera, mentre il vento ulula ed è in arrivo un temporale, Miriam vede qualcosa fuori dalla finestra… possibile che sia un lupo “che si mette a correre su due zampe?”
Ad Eleonora basta guardare il Cicolano per capire che è in arrivo una tempesta. Lei è un’antropologa che ha una sorta di dono: “sente” i luoghi che visita, come se le parlassero, utilizzando la lingua dei clacson, quella delle grida per strada o della musica nei locali.
Camminando per la città, si imbatte in un angolo tappezzato da manifesti nei quali spicca la parola “scomparso”.
“Scomparsi. Ed ecco un’infinità di gatti e cani, pappagallini e tartarughe. Dove sono finiti tutti questi animali? (…) Le si stringe il cuore e non ha ancora visto tutto. Ci sono anche fotografie di persone che un giorno qualunque non sono tornate a casa.”
Un annuncio, in particolare, attira l’attenzione di Eleonora, quello di: “Chiara Ricci, 18 anni, irreperibile da due giorni, zona cicolano.”
La ragazza è scomparsa in una zona vastissima di foreste e rocce. Si rimane increduli quando a sparire è una studentessa modello, senza alcun problema.
Emanuela tratta questa tematica, il dolore e la disperazione dei genitori, dei figli o degli animali scomparsi. Spariti. Ci parla di quella flebile speranza, legata ad un manifesto, ad un annuncio, che si sbiadisce con la pioggia, di ricevere la notizia di un avvistamento.
Quei volantini sembrano supplicare: “Guarda me, guarda qui, la mia storia è più grave.”
Anche l’annuncio di Chiara chiede di essere guardato.
L’antropologa sente che può e deve aiutarla. Diventa quasi una missione per lei. O meglio, un segno del destino.
Tu sei una donna di scienza, Eleonora, una donna razionale, come puoi credere ai presagi?
Eppure, non riesce a distogliere gli occhi dallo sguardo di Chiara nella foto. Lei ha già visto quell’inquietudine, quella rabbia. Tanti anni fa.
Miriam trascorre un’infanzia felice, selvaggia, “conosce i boschi e le creature che li abitano”. È lo zio Primo a insegnarle a riconoscere la flora e la fauna del territorio in cui abitano. Escono insieme a perlustrare i boschi, a raccogliere bacche ed erbe. Quello è il suo angolo di paradiso.
Eleonora, invece, vive da sola e, il momento peggiore della giornata, è la sera. Per esorcizzare la solitudine, ha stabilito delle consuetudini: circondarsi di libri. Tanti libri. Di ogni genere. Accendere luci soffuse e calde. Attorniarsi di piante, per accrescere il benessere psicofisico e telefonare ad un’amica.
Voi, cari lettori, avete dei rituali durante la giornata?
La terza protagonista è Lola, una ragazza fragile, squilibrata, che vaneggia. È pericolosa, per questo è stata internata nel “reparto psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale di Rieti.” Lola appare come il personaggio più problematico. Perché ha conosciuto la violenza e deve tenere a bada la paura, quell’istinto primordiale che hanno i bambini e gli animali.
Il suo terapista, Santo Ottaviani, può formulare solo ipotesi su quanto è accaduto alla ragazza.
Da cosa stai fuggendo, Lola?
Anche lei ha qualcosa di selvatico; riesce ad “annusare” la sofferenza di Santo come farebbe la lupa Sabina.
Il personaggio di Lola è quello più intimamente e psicologicamente complesso.
“Mi hai mostrato il mondo sotterraneo che c’è dentro di me e guarda: mi sono persa in queste grotte interne senza via d’uscita, perché se mi muovo all’indietro finisco nell’inferno del passato e se mi muovo in avanti finisco nell’inferno del futuro.”
Il bosco e la montagna sono due co-protagonisti di grande carattere. Il loro silenzio incute timore. La natura sembra osservare ogni cosa, ogni azione. Non scappa nulla agli occhi del bosco. Siamo immersi in quel periodo dell’anno, l’autunno, in cui le ombre si allungano e rendono brevi le giornate nei boschi dell’Appennino.
Emanuela Valentini ha utilizzato uno stile di scrittura inusuale, forse di impatto non immediato. Ma è proprio questo il punto di forza del romanzo. È interessante e originale l’uso che l’autrice fa del discorso diretto, senza virgolette, che dà l’idea di un discorso indiretto libero.
I tre diversi POV sembrano tre flussi di coscienza. Da ogni personaggio emergono, poco alla volta, peculiari drammaticità e complesse tematiche. Non riuscirete a staccarvi da questo ipnotico thriller. Aspettatevi un finale scioccante!
Ma cosa hai visto nel bosco, Lola?
“Ho visto morire un dio.”
Ringrazio tantissimo la CE, Edizioni Piemme, per la graditissima copia cartacea del meraviglioso thriller di Emanuela Valentini: “Morte di un dio”.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.