Misericordia
Narrativa contemporanea
Voland
5 giugno 2026
cartaceo, ebook
400
Compendio di forza e fede nella vita, Misericordia – ultimo acclamato romanzo della scrittrice portoghese Lídia Jorge – è una storia al tempo stesso ironica e gentile, un mix indimenticabile di lacrime e sorrisi. Il ritratto di una donna eccezionale guidata dall’immortalità della speranza: Dona Albertì vive nella casa di riposo Hotel Paraíso, ricavata da un ex albergo di lusso in una immaginata stazione balneare del Portogallo, poco prima che esploda la catastrofe sanitaria del Covid. La sua vista è debole ma lei è perfettamente in grado di valutare le circostanze e le persone intorno a lei: si ribella alla freddezza di alcuni inservienti, all’omofobia degli ospiti che giocano a carte, e segue da vicino le storie d’amore che nascono all’interno della struttura. Mentre registra ciò che accade, noi ci lasciamo accompagnare da questa straordinaria vecchia signora che ha mantenuto intatta la memoria, la curiosità e una fertile immaginazione.
La scrittrice portoghese Lídia Jorge con il romanzo “Misericordia”, edito Voland, ci fa varcare le porte dell’Hotel Paraíso, una elegante casa di riposo, situata in una cittadina immaginaria sulla costa del Portogallo. Lo sguardo acuto e attento della protagonista, Dona Maria Alberta, ci presta occhi e orecchie per seguire le vite degli ospiti e dei lavoranti che con lei condividono quotidianità e spazi, e ci fa percepire i rapporti interpersonali, l’atmosfera, le piccole rivalità e gli amori che vivono tra queste mura.
“Settanta persone insieme formano una famiglia, e la nostra è in viaggio verso la fine. Siamo un gregge smarrito, senza pastore né padrone.”
Mentre la vista viene meno e i movimenti si fanno sempre più incerti, per spostarsi ha bisogno di affidarsi agli altri, la mente di Dona Albertí è sempre in movimento, attenta osservatrice che nota i gesti di dolcezza e quelli di indifferenza, le rare gentilezze, le scortesie e le meschinità che, in un ambiente ristretto, come una famiglia allargata, non mancano.
“Misericordia” non è un romanzo triste, né pervaso da pietas, certo ci fa riflettere sullo scorrere del tempo, sull’inesorabile andamento del calendario che porta alla vecchiaia (se si è fortunati) e su dove e come si trascorreranno gli ultimi anni del percorso terreno, ma la scrittura non si sofferma troppo sulle tristezza, si percepisce l’ironia, la consapevolezza che diventare anziani e bisognosi di aiuto sia inevitabile. Non sempre si può scegliere dove e come vivere la propria vecchiaia, ma Donna Maria Alberta in questo è stata fortunata, ha chiuso praticamente fuori dalle mura dell’ Hotel Paraíso la vita passata, e ne ha ricominciato una nuova nella casa di riposo, lasciando fuori persino gli oggetti cari, che lì sarebbero fuori posto.
“… qui non c’è un angolo che sia mio, nessun oggetto mi appartiene, perfino il mio corpo ha smesso di essere il ricettacolo della mia anima, come un tempo. Solo i miei pensieri sono miei, soltanto quelli che non sono controllati, anche se c’è chi cerca di indovinare le ragioni per cui parlo o rimango zitta.”
L’universo di culture e lingue diverse degli operatori dell’Hotel, danno colore alle giornate degli ospiti. Di loro Dona Albertí racconta caratteristiche e modi di fare, mancanze e dolcezze. Il tempo del romanzo è la fine del 2019, momento di passaggio tra la vita prima e quella dopo il COVID, di cui scorgiamo come è stato vivere la quarantena in una casa di riposo: chiusi al mondo, in un susseguirsi di perdite e privazioni, soprattutto dei contatti umani.
“La vita mi si è arricchita perché vivo la ricchezza di chi mi sta vicino, anche se a volte le loro vite sono tristi. Ma ricchezza e tristezza a volte vanno bene insieme.”
Capitoli piuttosto brevi per una narrazione fluida e una scrittura in cui l’ironia prevale sulla malinconia. Il racconto della quotidianità nell’Hotel Paraíso si armonizza a qualche ricordo che si fa strada, ai sogni che agitano le notti e a qualche volo pindarico, in cui la mente volteggia lì dove il corpo non può più andare, assoggettato all’altrui volontà.
La tristezza è data dalla consapevolezza che stiamo leggendo un storia che è un po’ la storia di tanti, che può essere la nostra: invecchiare, cambiare spazi e abitudini, lasciarsi andare tra mani altrui, aver bisogno di tanto, di tutto.
Anche se scritto molto bene, con una prosa impeccabile, mi è mancata l’emozione, forse perché la protagonista fa poco per farsi amare, così impeccabile e precisa, anche se non le mancano le pretese di giustizia e equità a favore dei lavoranti, e si abbandona, con loro, a qualche piccolo gesto o parola di tenerezza.
“Vi invitiamo comunque a lasciare ogni tristezza e malinconia qui sulla soglia – I residenti vogliono vedervi allegri.
Tutti insieme, forniamo una famiglia pacifica – Guardate i bei fiori del nostro giardino, prima di entrare. La nostra residenza è un’aiuola leggiadra, e i residenti i nostri fiori più cari.”
Lídia Jorge ci racconta l’ultima stagione della vita senza farsi sopraffare dalla pietà, narrando lo scorrere della vita che ha portato fin lì, alternando quotidianità a riflessioni intime e delicate, con prosa che definirei “gentile.”

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.