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Recensione: “Mina. Una voce universale” di Luca Cerchiari, Mondadori

Mina. Una voce universale Book Cover Mina. Una voce universale
Luca Cerchiari
Biografia
Mondadori
25 agosto 2020
cartaceo, ebook
456

«Se non avessi la mia voce, vorrei avere quella della cantante italiana di nome Mina.» La dichiarazione è di Sarah Vaughan, una delle maggiori esponenti dello stile jazzistico bebop del Ventesimo secolo. Ma l’elenco dei giudizi lusinghieri collezionati negli anni da Mina Anna Mazzini è lunghissimo. Da Juliette Gréco a Louis Armstrong, da Frank Sinatra a Kenny Barron, da Barbara Streisand a Michael Jackson.

Luca Cerchiari, musicologo e critico musicale, racconta la figura di questa grande interprete ripercorrendone minuziosamente la densa e straordinaria carriera, dagli esordi nella provincia cremonese fino alla consacrazione sui maggiori palcoscenici nazionali e internazionali con canzoni entrate di diritto nella storia della musica italiana. Indimenticabili successi come Tintarella di luna, Le mille bolle blu, E se domani, Grande, grande, grande, Brava, Conversazione, Parole parole, Bugiardo e incosciente, L’importante è finire.

Una passione, quella per il canto, nata da giovanissima e mai venuta meno; neanche quando, nel 1978, a vent’anni esatti dal debutto, decide di abbandonare per sempre, scelta tanto coraggiosa quanto ostinata, le luci dei riflettori.

Supportata da una voce unica e «universale», capace di sintetizzare generi anche distanti tra loro (il rock-and-roll, la musica latino-americana, la canzone di Broadway, il soul e il jazz), la «tigre di Cremona» ha saputo dare un contributo eccezionale alla musica contemporanea in senso lato. Ma non solo.

Da queste pagine, ricche di storie, aneddoti e approfondimenti, emerge infatti il ritratto di un’artista poliedrica, capace di distinguersi per la sterminata attività concertistica e discografica così come per il suo talento di donna di spettacolo, di conduttrice radiofonica e televisiva – tanto da essere riconosciuta per anni come la regina dei più importanti varietà Rai -, talent scout e produttrice discografica, e persino di testimonial pubblicitaria.

È attraverso l’analisi della sua complessa iconologia, della sua inconfondibile gestualità, del suo look in continua evoluzione che si disegna davanti ai nostri occhi lo spaccato di un’Italia che, come lei e grazie a lei, vive una progressiva svolta del costume. A dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che non sono solo «canzonette».

“Ci sono poche persone della sua epoca che sono rimaste così importanti. È qualcosa che non ha eguali nello star system internazionale. Mi vi rendete conto che cosa vuol dire scegliere di sparire ed esserci contemporaneamente come fa lei? Si rischia di essere dimenticati.

Ma lei ha questa ammirevole prerogativa: sparire e cantare lo stesso, con relativi guadagni e notorietà. Mina non passerà mai di moda. Semmai si incaglia nella produzione, nella qualità dei dischi, nella scelta più o meno felice delle canzoni da incidere e lanciare” – Riccardo Cocciante

 

Mina Anna Mazzini nasce a Busto Arsizio il 5 marzo 1940. Fin dall’infanzia è attratta dalla musica, complici anche la nonna materna e il fratello, già componente di una band.

È, però, durante la sua adolescenza che viene a delinearsi la sua volontà di seguire il suo interesse e la sua attitudine per il mondo musicale.

Mina Canzoni | Le più belle da suonare con la chitarraIl suo inizio avviene nel 1958 quando entra a fare parte del gruppo Happy Boys, con cui comincia a misurarsi con il mondo del jazz a lei tanto caro. Da subito la sua voce brilla e si fa notare particolarità e adattabilità. Il suo repertorio, infatti, va da canzoni italiane dal sapore classicheggiante, a nuove melodie che arrivano dagli Stati Uniti fino a misurarsi con i tipici ritmi delle canzoni brasiliane.

Inizialmente lavora con l’etichetta Italdisc e fin da subito diventa un’icona per tutti con le sue canzoni, ma anche facendo proprie canzoni di altri artisti.

Nel 1959 cominciano ad arrivare i primi premi e le prime esperienze video. Nel 1960, invece, inizia la sua duratura apparizione nelle trasmissioni RAI con diversi programmi, a volte propri, ma per lo più come conduttrice o ospite. Solamente due volte partecipa come concorrente a Sanremo, ma senza successo. Il suo rapporto con il gossip, elemento facente parte della macchina televisione, è un rapporto che non decolla. Mina non sopporta le becere dicerie, spesso false, che appaiono nei vari quotidiani.

La sua notorietà in ambito musicale e televisivo è sempre in continua ascesa e inizia a mietere successi anche all’estero.

Nel 1961 inizia la sua relazione con Corrado Pani che porterà nel 1963 alla nascita del suo primogenito Massimiliano.

La sua carriera prosegue splendida e florida tra dischi, trasmissioni e diverse collaborazioni importanti. Da ricordare anche i vari caroselli prodotti che hanno contribuito alla sua enorme fama.

Nel 1978 decide di ritirarsi a Lugano e scomparire dalle scene, probabilmente per godersi la sua vita famigliare. Rimane, però, estremamente attiva in ambito discografico e pubblicitario.

 

COMMENTO PERSONALE

Si tratta di un saggio scritto in terza persona con uno stile professionale di tutto rispetto e terminologie molto tecniche.

Non è la solita biografia a cui siamo abituati, anche perché, sulla cantante, ne sono state scritte a bizzeffe. È, in realtà, un saggio che mette in relazione Mina e la sua voce con lo stile jazz che ha da sempre caratterizzato la sua musica.

Mette, poi, in luce come la presenza di Mina in tv apporti diversi cambiamenti e sancisca l’inizio del connubio musica/televisione.

E proprio Mina, con diverse trasmissioni e soprattutto con quella più celebre e riuscita, «Studio Uno», sarebbe divenuta emblema di un felice matrimonio, forse mai più ripetuto dalla programmazione televisiva dei decenni a venire, tra spettacolo televisivo e spettacolo musicale, auspici due maestri del mezzo televisivo come il regista Antonello Falqui e il produttore Guido Sacerdote.

L’analisi fatta da Cerchiari mostra, inoltre, come e perché la “novità” Mina incontri da subito un’ enorme consenso popolare. In primo luogo per il suo modo di cantare.

La piccola rivoluzione vocale di Mina Mazzini consiste nel suo approccio aggressivo, infuocato, alla musica e al testo, ma anche nel fatto di tendere a velocizzare il tempo originale del brano, come concepito dagli autori. Mina è un’istintiva, ha il ritmo dentro di sé e sa come tirarlo fuori.

La sua popolarità è dovuta anche al fatto che Mina sia una delle poche cantanti che sia riuscita nell’impresa di mettere d’accordo fasce generazionali estremamente diverse tra loro come sottolinea Gianfranco Manfredi in Mina, Milva, Vanoni e altre storie

Da questo punto di vista l’universalità di Mina pare ormai non conoscere più confini: Mina accontenta i rocchettari pazzi, ma anche i bambini (con le sue filastrocche nonsense), piace agli uomini al di là dei suoi meriti di cantante (è «bona», diceva mio zio in quegli anni, quando io a casa sua a vedere «Studio Uno», perché a casa mia la televisione non c’era), tranquillizza  le sue famiglie con le sue canzoni «pastello» e la sua duttilità (Mina canta bene) e insieme è anche, inconsapevolmente, un idolo gay. Difficile che tutte queste combinazioni si ripetano per un’altra cantante.

Mina compie 80 anni e ci ricorda, oggi più che mai, l'importanza di "essere" senza bisogno di apparire - GreenMe.it

Particolarmente interessante in questo saggio, ancora, è vedere come gli stili musicali che spesso cambia e attraversa, coincidano con i vari cambi di look adottati dalla cantante.

Inizia una progressiva, cangiante, permanente, caleidoscopica trasformazione del suo apparire. 

Nonostante le melodie e gli stili della cantante cambino così spesso nel tempo, riesce sempre a entrare nel cuore della sua gente che a porterà ad essere eletta a vera e propria diva.

È un libro insolito, diverso dal solito. Interessante per tanti versi perché ricco di contenuti e curiosità molto particolari.  A mio parere, però, troppo tecnico. Costellato da terminologie specifiche risulta, a volte, di difficile comprensione e lettura.

Do 3 stelle perché, tralasciando le difficoltà incontrate, mi è molto piaciuto leggere la storia di quella che, a mio parere, è ancora oggi la più grande cantante italiana.

 

L’autore

Luca Cerchiari, Ph.D. a Graz (Austria), è docente di Storia della musica pop e coordinatore del Master post-laurea in Editoria e produzione musicale dell’Università di Milano-IULM. Ha pubblicato volumi e articoli in Italia, Stati Uniti, Germania, Francia, Austria, Slovacchia, tra cui Miles Davis, Intorno al jazz, Dal ragtime a Wagner. Treemonisha di Scott Joplin, Jazz e fascismo, Il disco, Eurojazzland, Una storia del musical.

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