Memorie di Madame Pelote, gatta di Michel de Montaigne
narrativa contemporanea, memoir
Lindau
novembre 2025
cartaceo
92
Scrive Montaigne nei suoi Saggi: «Quando gioco con la mia gatta, chissà se lei non faccia di me il suo passatempo più di quanto io faccia con lei. Ci intratteniamo con reciproche spiritosaggini». Opera senza tempo per la sincerità e la profondità del suo sguardo sull’essere umano, gli Essais sono il capolavoro di un uomo che si scopre fragile e mutevole, di un filosofo che infrange un tabù secolare e parla apertamente di sé in un libro che esorta a vivere aldilà di ogni egoismo e vanità.
Proprio Montaigne è il protagonista di questa piccola opera, che ha l’ambizione di comporre un suo ritratto attendibile e ironico attraverso il racconto della sua gatta Pelote, amica e confidente inseparabile – e silenziosa in virtù del patto in vigore fra i felini per cui non parlano agli esseri umani, pur conoscendone la lingua.
Giorno dopo giorno, faccenda dopo faccenda, lo scrittore e Pelote condividono i piccoli e grandi avvenimenti della vita, si intrattengono muovendosi fra la ricchissima biblioteca – di cui Pelote è incaricata di proteggere dai ratti le preziose pergamene e i delicati manoscritti – e gli altri ambienti del castello avito nel Périgord, antica dimora fortificata circondata da giardini, vigne e frutteti.
Il luogo dove l’appartato filosofo si era ritirato a vivere dopo la scomparsa dell’amato padre nel 1568, perché il «dolce ritiro paterno» era sacro alla sua libertà, alla sua tranquillità e ai suoi agi. E dove la morte lo sorprese il 13 settembre del 1592, quando ormai Pelote aveva passato il suo incarico di gatta della biblioteca alla nipote, Donzeline.
“Quando mi trastullo con la mia gatta, chi sa che essa non faccia di me il proprio passatempo più di quanto io faccia con lei?”.
È da questo assunto, tratto dai “Saggi” di Michel de Montaigne che Françoise Armengaud dà origine ad una sorta di memoir, dal titolo “Memorie di Madame Pelote, gatta di Michel de Montaigne”, edito Lindau.
Dico “una sorta di memoir” perché lo scritto, lettura molto piacevole, non vuole raccontare la vita del grande filosofo francese, ma, con una fresca immaginazione, vuole cogliere alcuni aspetti del suo pensiero, incanalati in quella che poteva essere la quotidianità dello scrittore. E questo accade con la semplicità del quotidiano, raccontato dalla gatta Pelote, guardiana e custode del tesoro librario di Montaigne.
Attraverso gli occhi di Pelote, vediamo la biblioteca del filosofo, vediamo lui stesso leggere, riflettere a voce alta, condividere frasi e pensieri, affannarsi per le storture dell’essere umano o per le guerre di religione che fanno da sfondo storico-realistico alla narrazione.
Ciò che ho tanto apprezzato del libriccino è stato l’inserire, in un contesto di fantasia letteraria, aspetti reali che caratterizzarono Montaigne, che prende forma durante la lettura e si fa vedere accovacciato su un libro, con una coperta magari, con luci di candele, mentre espone quelli che per noi, oggi, sono i punti cardine del suo pensiero. E così, grazie a Pelote e ai suoi eredi felini, ci sovvengono alla mente la presunzione dell’uomo, che si erge a Dio o a qualcosa di anche superiore, la poca importanza che si attribuisce alla ragione, che cede il passo alla misera abitudine, la doverosa accettazione dei propri limiti, dei piaceri e anche dei dolori che la vita offre.
Tutti spunti che, nel corso delle pagine, si passano in rassegna grazie ai dialoghi tra Montaigne e Pelote, la quale ascolta il suo padrone e lo risponde con sguardo e movimenti, riportando, poi, per iscritto tutto.
Lo stile è leggero, nonostante la ricercatezza e l’eleganza con cui la gatta Pelote racconta. Questo è sintomatico della grande preparazione di Armengaud su Montaigne, che non viene ostentata ma traspare. Complimenti!
Consiglio la lettura di “Memorie di Madame Pelote, gatta di Michel de Montaigne”.
5 stelle

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
