Malopasso
Romanzo storico
Neri Pozza
8 settembre 2026
cartaceo, ebook
176
Quello spicchio di terra stretto fra montagna e mare è tutto ciò che hanno gli abitanti della Tonnara. Gli scogli indecisi tra suolo e abisso, l’ulivo storto aggrappato alla pietra contro le onde e il vento, l’immenso orizzonte azzurro da cui spuntano le Eolie e i loro vulcani. Quasi ci si dimentica, lo sguardo carico di tanta bellezza, delle case addossate e misere della Tonnara, il legno umido che si sfalda, le mani come cuoio graffiato, il sangue di pesce che non si lava mai via davvero. Meluzzo cresce qui, lontano dall’esplosione di benessere che sta cambiando il volto dell’Italia dopo le ferite della guerra. Ha dieci anni, l’età in cui i maschi lasciano le madri e la terraferma e vanno a pescare con gli uomini. Lui, però, ha mani ancora piccole come di femmina e passo leggero, e il nonno, ora che suo padre è disperso, sulla barca non ce lo vuole. Ma c’è la sua fervida immaginazione a riempirgli i pensieri, che gli fa scorgere tesori in una bambola rotta, in un brandello di carta stagnola, oggetti sputati dal mare grande, da un altrove vicino eppure lontanissimo. Per l’altrove c’è un unico sentiero, a filo sullo strapiombo, che valica il monte e mena alla civiltà, proibito a tutti i bambini. Il Malopasso. Meluzzo lo ha percorso sempre sulle spalle larghe e ossute di sua madre, e ora vorrebbe affrontarlo con le sue sole forze. Ma quella soglia tra chi va e chi resta, tra infanzia e futuro, sta cambiando più velocemente di lui. Alla Tonnara si sussurra di una strada in costruzione, e sulla spiaggia si aggira un forestiero. Crescere vorrà dire immaginarsi al di là dell’unico mondo che abbiamo mai conosciuto, guardare verso chi, dall’altra parte, ci sta guardando con la stessa fame di vita.
Marta Lamalfa, autrice di origini calabresi al suo secondo romanzo, con “Malopasso”, edito Neri Pozza, ci racconta una storia che racchiude il profumo del mare e la voce pacata e piena di meraviglia del suo piccolo protagonista. Meluzzo vive alla Tonnara con la madre e i nonni, che tempo per chiacchiere e smancerie non ne hanno e lui le storie se le cuce, come fanno i pescatori con loro reti. Raccatta quello che porta il mare, non rifiuti ma tesori, meraviglie, da custodire gelosamente. Lui che è nato mentre alla Tonnara tutti erano in spiaggia a guardare la Viminale affondare. Lui che un padre non ce l’ha e che scruta ogni uomo che si affaccia dal Malopasso, cercando somiglianze. La mamma è bella, perché quando sorride le sorride tutto il corpo, ma ha modi spicci, la fatica le ruba la dolcezza dalle mani, o il fiato per parole affettuose.
L’autrice, ci fa tendere una mano da Meluzzo, con cui attraversiamo mare e sabbia, ci ripariamo allo Schiccio o accanto a quell’ulivo che non ha ancora deciso se appartenere alla terra o al mare, e intanto sfiora il cielo. Corriamo con lui insieme a Nunziatella e Rocco, nell’ultima eco di giochi da bambini che stanno per finire, sognando la strada per arrivare lassù, al Paese, e che sembra non essere un sogno ma quasi realtà.
“Andare al Paese, per me, era insieme gioia e terrore. Mia mamma mi portava sul Malopasso in spalla, come faceva con le casse del pesce. Io mi sentivo più sicuro ad andarci da solo, coi piedi miei. Ma lei quello non me lo faceva fare: mi diceva che se una sola cosa nella vita sapeva fare, era proprio portarsi i pesi addosso.”
Le descrizioni ambientali non sono cartoline in bianco e nero. Marta Lamalfa prende in prestito la tavolozza di un pittore e così il mare muta dal blu al viola quando il sole si tuffa in lui, il cielo è azzurro o fuoco vivo, come le nuvole che cedono il soffice bianco per un rosso abbagliante. E la terra si fa brulla, sabbia, o pietra solida e l’ulivo diventa personaggio quasi quanto il Malopasso. E i pesci diventano creature quasi magiche, dai colori che nessun artista saprebbe eguagliare, amici e scrigni di storie per il piccolo protagonista.
“Il mare per me non era l’acqua, ma quello che ci stava dentro. Così come la terra non erano le pietre, ma noi che ci stavamo sopra.’
Racconto in prima persona in cui la scrittura diventa voce vivida del piccolo Meluzzo, si fa prosa elegante a cui si mescola l’incisività musicale di qualche termine dialettale, in capitoli brevi che scorrono impetuosi e lievi insieme, in cui il mare diventa amico, racconto e universo intero. La lettura si fa emozione, avventura e scoperta del piccolo mondo della Tonnara, attraverso uno sguardo limpido, quasi trasognato e senza dubbio ingenuo. Ma è proprio questo ciò che rende incantevole il romanzo: scoprire il paesaggio e farsene affascinare, esserne incuriositi o intimiditi. Come se i nostri occhi, il cuore e le emozioni, diventassero un tutt’uno con quelli di Meluzzo.
Le voci che raccontano sono due, e la meraviglia finale è vederle collidere. Così non solo il ragazzino della Tonnara, che guarda in alto e immagina mondi infiniti, ma anche Dorella che guarda in giù dal suo piccolo universo che sembra perfetto. Sembra impeccabile. Sembra.
“Le cose, pure quando erano vicine, non riuscivo mai ad afferrarle davvero. Come il fumo, mi sembrava il mondo.”
È una storia universale di chi cresce e aspetta di essere ammesso al mondo degli adulti. Aspetta di non avere più le mani troppo piccole o il corpo minuto di una ballerina, come dice nonno U Spada, di chi guarda una strada e scorge infinite possibilità.
“Mi pareva di sentire il mare respirare sotto la barca, gonfiarsi e sgonfiarsi d’aria. Ero convinto che un giorno ci avrebbe mangiati tutti.”

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.