Poesia,  Recensioni

Recensione: “L’urto della sensibilità” di Alberto Barina, Self-publishing

L'urto della sensibilità Book Cover L'urto della sensibilità
Alberto Barina
poesia
Self-publishing
9 luglio 2019
cartaceo, ebook
64

Perché sensibilità?, Perché è una parola che mai come in questi anni è caduta in disuso, direi in disgrazia.Sembra che essere sensibili oggi, nella società in cui viviamo e che abbiamo imposto, sia piuttosto un difetto e non un pregio. Una cosa di cui quasi vergognarsi.

L’essere sensibile, il portatore di sensibilità, non è calcolato, è schernito. Dunque la sensibilità paradossalmente fa male, urta.Anche dentro una fredda, apparente inanimata lastra toracica, c’è un cuore che vibra, che vive, che palpita, che pensa, che nonostante tutto emana ancora passione e calore.“L’urto della sensibilità" è un percorso di scrittura che racchiude testi scritti nell'arco di questi ultimi 10 anni; testi autobiografici, ricordi, sensazioni, riflessioni a volte strampalate e visionarie, ed anche un’analisi di alcuni fatti del presente, talvolta velati di ironia.Poesia poco accondiscendente coi buoni sentimenti, ma anche poco in linea con la poesia “slammata” e “rappata” molto in voga adesso, che fa proseliti e che se non si presenta con qualche verso volgare, o con la classica “parolaccia” non la si può nemmeno considerare poesia, o meglio “poesia innovativa” come disse qualcuno.

Dall’eredità ricevuta da mia madre e mio padre, alla morte di Federico Aldrovandi (ma probabilmente di tanti altri Federico, che potrebbero chiamarsi Cucchi, Regeni, Vannini), agli imprenditori suicidati a causa della crisi economica, alle donne vittime di femminicidi, ad una gelida visione del Nord-Est, passando per l’ironica e macabra osservazione dell’utilizzo dei nostri smartphone e social network, alle dediche a due artisti straordinari come Pierluigi Cappello e Gianmaria Testa, chiudendo con qualche amore a senso unico, impossibile ed irraggiungibile.

Una sezione a parte è dedicata alle donne, un piccolo viaggio nell’universo femminile (nel tentativo di restituire dignità e voce a donne di cui la nostra società occidentale a volte nemmeno immagina l'esistenza), talvolta scritto in prima persona, dove si possono incontrare le donne Ama, le pescatrici di perle del Giappone, oppure le spose contadine che emigravano in America negli anni ’20 del secolo scorso, le donne di Atacama, o la figura misteriosa ed ancestrale dell’Accabadora sarda, oppure Aydah l'unica donna, che alla tv araba si presenta coperta dal burqua e recita le sue poesie davanti ad un pubblico maschile, persino l’ironia rivendica un corpo umano e vuole dire la sua, per chiudere con Shahrazad principessa che della parola ha fatto seduzione e salvezza.

Tutto questo è racchiuso in questo mio piccolo libro, quasi un taccuino degli appunti. Ho provato a raccontare queste storie, ma forse sono loro che mi hanno chiesto che io provassi a raccontarle.

 

“Non so
se sono l’uomo
che al deserto
ha osato il cammino,
o un fiore
dall’intuizione sensibile,
se sono il pepe
che macina per l’uva,
se sono l’uomo che siede a tavola
accanto ad una notte adulta
che si sciacqua la bocca
ed intrattiene i commensali”

 

Promemoria per un autoritratto” è la poesia della raccolta “L’urto della sensibilità” di Alberto Barina da cui ho tratto la citazione con cui ho voluto dare inizio a questa recensione.

Perché? La motivazione è già uno dei punti che mi hanno fatto apprezzare appieno l’anima poetica dell’autore. Un autoritratto che funge da promemoria equivale ad una consapevolezza del proprio presente, che si vuole fissare su carta, per paura di dimenticarla o di perderla un giorno. E mi addentro, qui, in uno dei temi cardine e “leganti” della raccolta: il ricordo!

Prigioniero del Mare | LAB MagazineGeneralmente, quando pensiamo ai ricordi, istintivamente siamo portati a selezionare quelli belli, che ci fanno, ancora oggi, sorridere o ridere, e a mettere da parte quelli che invece ci corrugano la fronte o ci bagnano gli occhi. Diversamente fa Alberto Barina: per lui è importante ricordare ogni cosa, perché ogni cosa forma e plasma l’anima… e solo un’anima consapevole del tutto riesce a comunicare l’emozione della vita.

E sono arrivata alla seconda parola chiave del libro. La vita, nei componimenti, scorre chiara dinanzi agli occhi del lettore. E non la vita personale dell’autore; bensì, paradossalmente, la vita di ognuno di noi, seppur decantata dai versi di qualcuno che non ci conosce affatto. Alberto Barina mi è parso come il poeta di OGGI… del nostro oggi… dell’oggi di tutti. Un oggi che ha tanti difetti, che non devono tuttavia demoralizzare, pur nella consapevolezza che esistono; ma ai quali occorre reagire con coraggio!

Senza accorgermene, sono arrivata alla terza parola chiave dell’opera. Essere una voce che denuncia non è cosa facile, soprattutto in un mondo abituato ormai a non porgere l’orecchio (anzi, a criticare e contestare anche senza fondamento). Eppure, la denuncia di Alberto Barina, seppur diretta, è sensibile, proprio come quella caratteristica della personalità che conferisce il titolo all’intera raccolta.

La poesia non serve a niente
mi ricorda mio padre,
come una cantilena alchemica
che mi percuote
ed attraversa il tempo.

E allora barricami la bocca;
sto al tuo gioco
nudo,
se ti ferisce
l’urto della sensibilità.

Sotto il Burqa | (¯`·._.· Chia®a di Notte2 ·._.·´¯)

Ma Alberto Barina non si è lasciato ferire dall’urto della sensibilità, anzi: se n’è servito come mezzo per comunicare un messaggio. La famiglia, la morte, la denuncia sociale, la violenza del mondo, la fede, le donne (a cui è dedicata una sezione a parte della raccolta dall’affascinante titolo Geografie, su cui potrei quasi scrivere un’altra recensione) sono alcune delle tematiche trattate; tutte collegate e unite dalle nostre parole chiavi.

Lo stile è elegante, armonico, pulito. Nonostante siamo di fronte a poesie del 2020, scritte da un uomo di questo decennio e inevitabilmente attuali, la forma ci rimanda al tempo dei grandi poeti che furono.

L’uso delle figure retoriche è misurato: ho apprezzato molto l’utilizzo dell’anafora, che sottolinea ma al tempo stesso dà profondità di significato a quanto si sta leggendo, sui principali messaggi che il poeta ha voluto dare al suo lettore. Ma non mancano altri abbellimenti che si sono voluti apporre ai versi e che lascerò scoprire al lettore che mi seguirà e a cui auguro di godere di tutto ciò che l’urto della sensibilità gli provocherà.

 

Ho tutti i diritti assolti
di vivere
dicono…

 

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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