L’ultimo canto delle allodole
romanzo storico
Mts edizioni
20 novembre 2024
cartaceo e-book
428
"L'ultimo canto delle allodole" è un romanzo storico ambientato nella Polonia nazista, in particolare in un campo di concentramento. Dawid, il protagonista, nonostante le varie vicissitudini legate al suo ruolo di SS, riesce a sottrarsi al terribile processo di disumanizzazione cercando dentro di sé il coraggio di rifiutare metodi animaleschi che macchierebbero per sempre la sua anima. Un’altra componente importante è la scoperta della sua omosessualità che mette in rilievo tutte le contraddizioni concernenti l’olocausto. Dawid, nel lager nazista, riesce a provare emozioni nuove, una sorta di vitalità che gli fa riscoprire una fragilità che vale la pena esternare. Infatti, l’amore che prova per Javier e l’affetto per il piccolo Gabriel lo metteranno davanti a delle scelte che gli cambieranno la vita per sempre. Si tratta di un romanzo che affronta vari temi, come l’omosessualità, l’erotismo, l’abbandono, la persecuzione, lo struggimento, i conflitti interiori, la violenza, la perversione, ed il tutto è circoscritto in un contesto storico complesso, in cui il cambiamento è inevitabile.
“L’ultimo canto delle allodole” romanzo storico di Mario Nero. MTS edizioni.
Nella prefazione di “L’ultimo canto delle allodole” l’autore, Mario Nero, definisce il suo romanzo” un viaggio “ e condivido molto questa definizione.
È proprio così che vivo la lettura, come una partenza verso un universo parallelo in cui interagisco con i personaggi, provo emozioni, empatizzo con chi incontro. L’arrivo è sempre un’incognita: cosa mi ha suscitato la lettura, mi ha emozionato, cambiato, lasciato qualcosa su cui riflettere? In questo viaggio ho provato tutta una moltitudine di sensazioni; tutte profonde, ognuna delle quali mi ha scosso, altalenando i miei sentimenti tra tenerezza e dolore, rabbia e speranza. Speranza è un termine forte, utopico, per il luogo in cui l’autore ci accompagna: un campo di concentramento, in Polonia. Luogo di orrori senza fine, in cui tante vite sono state spezzate.
Dawid protagonista assoluto
Protagonista e voce narrante è Dawid, quello che all’inizio della storia è un giovane uomo come tanti. Lo conosciamo quando vive ancora la sua quotidianità, fatta di gesti normali, con una moglie amorevole ma anche con un passato tremendo a gravargli sul cuore. Cerca di elevarsi, anche agli occhi di un padre che non lo ha mai amato e accetta il lavoro al campo, diventa una SS. La visione che Dawid ha del campo e degli ebrei è quella di un qualsiasi soldato indottrinato dal regime nazista: disprezzo della vita degli inferiori, della loro dignità, dei loro sentimenti. Assistiamo ad episodi agghiaccianti, per cui chiunque dotato di un barlume di umanità sarebbe inorridito ma, Dawid, plasmato dal senso di appartenenza al gruppo, si lascia scivolare addosso. Le prime incrinature nei suoi convincimenti le scorgiamo quando incontra il piccolo Gabriel, un prigioniero di solo otto anni, “colpevole” solo di essere ebreo. Il piccolo, con il suo candore, scava un buco nel cuore di Dawid, gli fa provare empatia, tenerezza, sofferenza per ciò che è costretto a fare.
“L’odio è sempre stato il protagonista indiscusso di questo mondo, forse il burattinaio per eccellenza: ha forgiato le nostre anime e le ha messe al suo cospetto rendendole pezze di stoffa dalle fattezze bizzarre, abili a riprodurre movimenti volti a ledere e a dissacrare la libertà altrui.”
Guardare i prigionieri attraverso gli occhi delle SS è allucinante, per loro sono solamente rifiuti, spazzatura da cancellare dalla faccia della terra. All’inizio Dawid si comporta come loro, privo di scrupoli o sensi di colpa. Nel protagonista si avvicendano sentimenti contrastanti ed estremi: vergogna e desiderio, senso di colpa e vertigine. Al di là degli orrori che è costretto a perpetrare e a vedere, in mezzo a tutta quella ferocia, nel soldato sbocciano sentimenti profondi, ma estremamente pericolosi, perché a suscitarli sono un bambino e un giovane uomo, entrambi ebrei, che dovrebbe odiare, ma a cui lui invece si è affezionato. Ama per la prima volta un altro uomo, in un luogo in cui, se scoperto, sarebbe la sua condanna a morte. Coraggioso o incosciente, o semplicemente libero?
“Ti devo la mia vita, grazie a te ho scoperto cosa significa amare intensamente, cosa significa vivere per amare e amare per vivere. Prima di te nessuno è riuscito a scaldare il mio cuore, il tuo amore è stata una carezza per me, un premio per gli orrori che la vita mi ha riservato.”
Quella narrata da Mario Nero è una pagina dolorosamente tragica della nostra storia. Un periodo tremendo in cui gli atti di disumanità e orrore si sono susseguiti in raccapriccianti sequenze di morte, annullamento di dignità e diritti. Il romanzo si tinge di rosso: è il sangue che è la radice stessa del dramma personale del protagonista, e che ancora e ancora arriva a macchiarne pelle e anima. Ma c’è anche il rosso che si declina in passione, un desiderio ardente e proibito in tutti modi in cui amare un altro uomo poteva esserlo.
“ Il canto delle allodole” è una tragedia in tre atti in cui il protagonista cambia profondamente pelle, cuore e anima. C’è un prima, un durante, un dopo, e ogni volta abbiamo davanti un Dawid diverso, un uomo che, se all’inizio è buio, alla fine è luce purissima. La prosa dell’autore è semplice, immediata e pulita, la scrittura è priva di errori o sbavature, venata di poesia. Il romanzo verte su una narrazione in cui ferocia e dolcezza, così come erotismo e orrore, si intrecciano, si sublimano a vicenda. La scrittura in prima persona rende molto: vedere e sentire attraverso gli occhi, la coscienza e il cuore del protagonista, ci fa entrare in empatia con tutte le sue emozioni, anche se all’inizio proviamo molta rabbia per il suo operato e per la sua indifferenza.
Mario Nero e il simbolismo delle allodole
Il simbolismo delle allodole, del loro canto che annuncia un nuovo giorno, un nuovo inizio, è fortemente significativo; lascia il lettore appeso al filo sottile della speranza, in un luogo in cui basterebbe un soffio di vento per reciderlo. Ho amato molto l’alternarsi di verità storica e puro romanzo. La vita del campo e tutto l’orrore che quei luoghi continuano a suscitare, è descritta senza lasciare nulla all’ immaginazione. Ho provato una fortissima rabbia per quello che hanno dovuto sopportare tante vite innocenti, mi sono commossa per il loro straziante dolore. E poi, tra tanto orrore, intravediamo sprazzi di poesia e dolcezza come delicati fiori che spuntano tra le pietre. I momenti di erotismo sono molto predominanti; sembrano quasi un modo per affermare di essere ancora vivi, ancora capaci di amare, di provare emozioni e di sfidare il Reich, che vedeva negli ebrei e negli omosessuali i più grandi nemici.
Un libro feroce per ciò che racconta, poetico per come lo fa, toccante ed estremamente commovente.
Vi piacciono i romanzi che mescolano alla realtà storica vicende di finzione narrativa?

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.