"L'ultima guaritrice"
Saga familiare
Tre60
9 settembre 2025
Cartaceo, ebook
432
Austria, 1938. Ada Meyer, figlia di una nobildonna fiorentina e di un generale tedesco, sta trascorrendo un periodo nella villa di famiglia sulle sponde del lago di Costanza. A breve dovrà tornare a Firenze per sposare un uomo che non ha scelto ma, quando incontra Karl Berger, un architetto che lavora per suo padre, se ne innamora: è un uomo brillante e con un profondo senso della giustizia. Karl tuttavia è ebreo, e l'Austria sta per essere annessa alla Germania di Hitler…
Cavalese, 1938. Marlena è una giovane maestra di scuola ma tutti la chiamano guaritrice per la sua grande conoscenza delle erbe e del corpo umano. Quando Ada e Karl, in arrivo dall'Austria con un gruppo di fuggiaschi, chiedono il suo aiuto per curare un bambino ammalato, Marlena capisce che il suo intervento sarà cruciale per salvarlo. Ma il breve passaggio di Ada e Karl in Val di Fiemme lascerà per sempre un segno nella sua vita…
Cavalese, 2024. Quando Ester, la proprietaria della locanda del paese, riceve la telefonata di Giulio Corsini, un avvocato fiorentino, scopre l’esistenza di alcune lettere mai spedite e indirizzate a Marlena Pilcher, sua nonna adottiva. Giunta in Toscana, fra le antiche mura di palazzo Abati, Ester scopre la storia di una famiglia, di un legame inatteso e di un grande amore. In un viaggio sulle orme del passato, Ester solleva così il velo di segreti che da sempre aveva avvolto le sue radici e, grazie all’aiuto di Giulio, scopre una nuova sé, pronta ad andare incontro a un futuro autentico e luminoso.
“L’ultima guaritrice” è una saga familiare di Giulia Dal Mas, edito da Tre60.
La trama si svolge tra la Val di Fiemme, l’Austria e Firenze in un alternarsi tra presente, 2024, e passato, 1938.
Protagonista del tempo presente è Ester, una locandiera, che viene inaspettatamente convocata nel capoluogo toscano dall’avvocato Giulio Corsini; avendo egli rinvenuto, nella sua abitazione fiorentina, delle lettere indirizzate a Marlena Pilcher, la nonna di Ester.
“La vita continuava a scorrere, indifferente ai dolori, era come una giostra da cui era possibile scendere, ma che non poteva arrestarsi. Ed Ester era scesa, ogni volta che un pezzo del suo cuore se n’era andato, si era rintanata fra quelle quattro mura , lasciando che fosse la casa ad avvolgere lei.”
Era un sacrificio, per lei, lasciare la Val di Fiemme, ma al richiamo del sangue non ci si poteva sottrarre.
A Firenze viene accolta nello sfarzo di Palazzo Abati. Giulio, il proprietario, è una scoperta continua. Di umili origini; ora che è un avvocato di successo, è riuscito ad acquistare proprio quel palazzo nel quale suo padre, giardiniere, aveva piantato un salice che offre tuttora riparo dal sole sotto i suoi rami leggeri.
Come mai quelle lettere erano indirizzate a Marlena? Perché erano comparse all’improvviso dopo tanto tempo?
“Era stupefacente pensare a come la vita trovasse il modo di rincorrere se stessa, a volte, portando le persone sui passi dei propri avi, senza quasi accorgersene.”
Per rispondere a queste domande, Giulia Dal Mas, ci riporta indietro nel tempo, precisamente nella Firenze del 1938, ove facciamo la conoscenza di Ada, una giovane brillante, istruita, che acconsentì, malvolentieri, di sposare il Conte Camillo Picchi, suo amico d’infanzia.
Il ruolo delle giovani donne, seppur istruite, alla vigilia della seconda guerra mondiale, ero quello di crearsi una famiglia e di saper gestire la casa. Null’altro.
Doveva ritenersi fortunata Ada, cresciuta in quella residenza di lusso, dotata di ogni confort, quale era Palazzo Abati. Eppure, a nessuno sembrava importare cosa a lei stesse davvero a cuore.
Il desiderio di Ada era quello di poter proseguire gli studi. Suo padre, Wolfang Meyer, assecondando il desiderio di conoscenza della figlia, la condusse con sé a Bregenz, dove lui era stato destinato dall’esercito e dove lei avrebbe potuto seguire un corso di letteratura in lingua tedesca.
Il giardino della residenza austriaca, abbondava di aglio orsino, che “non è una semplice pianta aromatica. Le sue foglie, il suo bulbo e poi, in primavera, i suoi piccoli delicati fiorellini contengono sostanze in grado di abbassare la pressione, di purificare l’organismo, persino di evitare le infezioni. È una pianta molto generosa e le case in cui cresce spontaneamente si dice siano benedette!”
Una delle raffinatezze del libro risiede nel fatto che, ogni parte, è introdotta dal nome di una pianta aromatica con la spiegazione dei suoi benefici.
Voi, cari lettori, siete affascinati dal potere curativo delle erbe?
Quella vacanza studio si rivelò migliore di quanto la ragazza potesse immaginare. Fece, infatti, la conoscenza di Karl Berger, l’architetto che stava lavorando per suo padre.
Affascinante, gentile, arrogante al punto giusto, ma che riusciva a farla sentire, al tempo stesso, inquieta e felice.
Giulia ha messo in scena un personaggio bellissimo, di cui, difficilmente, vi scorderete!
Eppure, lui non era solo più grande di lei, ma era anche ebreo. Un amore inaccettabile, in un momento storico in cui il nazionalsocialismo aveva conquistato il potere.
In quella terra gelida, che rimaneva quasi priva di sole per diversi mesi all’anno, Ada imparò a capire ciò che desiderava e a conoscere meglio se stessa.
“Era quello l’amore, dunque? (…) Non lo sapeva, ma da quando era giunta a Bregenz e si era imbattuta in Karl Berger, ogni certezza si era via via sgretolata, lasciandola nuda di fronte un mucchio di domande a cui non era pronta a dare una risposta. Sapeva che si sentiva viva, però, ed era la sensazione più inebriante che avesse mai conosciuto.”
Il titolo, “L’ultima guaritrice”, fa riferimento alle herbarie, alle donne che conoscevano e sapevano utilizzare le erbe per scopi curativi.
Anche Ulrike, la cuoca di casa, possedeva quelle conoscenze tramandate, “di bocca in bocca, sul calar della sera”, di madre in figlia.
Ada aveva sete di conoscenza. Voleva apprendere anche lei quelle storie che sembravano essere state insabbiate perché ritenute pericolose.
Giulia ha dipinto una ragazza coraggiosa, caparbia, che rischia, si espone, per cercare di fare la differenza.
Intanto il mondo, intorno a lei, stava cambiando. Per sempre.
All’indomani dell’annessione dell’Austria alla Germania, gli ebrei, seppur colti e con posizioni di prestigio, vennero allontanati.
La figlia ribelle, Ada, seguì colui che amava fino in Italia. Ester, da un’altra dimensione temporale, percepisce tutte le emozioni provate dalla giovane attraverso le sue lettere.
Facciamo la conoscenza della guaritrice solo alla fine del romanzo. Scopriamo il pezzo mancante del racconto: quale legame univa Ada e Marlena?
È una storia di scelte dettate dal destino. Questo libro è “un viaggio fra i ricordi” evocati dalle parole che, da un lontano passato, attraverso delle lettere, sono giunte fino al presente. Una storia devastante e imprevedibile, come la vita.
“C’erano ancora tante domande che attendevano risposte: forse le avrebbe scovate lì, fra le righe scritte molto tempo prima.”
Giulia Dal Mas è maestra nel tratteggiare donne forti, libere, sapienti, come è riuscita anche nel suo ultimo romanzo, “Il canto delle filatrici”, che ho avuto il piacere di leggere e recensire.
Ringrazio Giulia e la CE Tre60 per l’invio della copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.