L'ultima estate in paese
romanzo contemporaneo
Corbaccio Editore
marzo 2024
cartaceo, ebook
320
In uno sperduto paese molisano di montagna, durante l’estate del 1975 giunge inaspettato un giovane straniero biondo, alto, a cavallo di un potente Kawasaki: il suo nome è Pierre Duchamp, di nazionalità belga, di professione architetto. Pianta la sua tenda ai confini del parco pubblico. Nello zaino ha un manuale di puericultura italiano, stampato proprio in quel paesino, unica traccia della sua famiglia d’origine, e che gli è stato consegnato, una volta finiti gli studi, dalla madre superiora dell’orfanotrofio nei pressi di Liegi nel quale è cresciuto.
Con lui la gente del posto è gentile, ma evasiva, da una parte sembra volerlo aiutare, dall’altra sembrano tutti infastiditi se non allarmati dalla sua presenza. Gli unici a dargli una mano sono cinque liceali, cinque ragazzi a cui il paese va stretto e che sognano l’avventura.
Grazie a loro verrà alla luce una vicenda sconcertante, che risale al lontano passato di un’Italia ancora stremata dalla guerra quando, in una notte di febbraio del 1946, una malandata corriera piena di famiglie di emigranti proveniente dalla Sicilia e diretta verso le miniere belghe, si era fermata al paese per far scendere un uomo e la moglie con le doglie.
Dei due siciliani si sono poi perse le tracce, ma il loro passaggio ha lasciato in eredità una verità sconvolgente che investe tutta la piccola comunità.
“L’ultima estate in paese” , il romanzo di Simonetta Tassinari, edito Corbaccio, è una storia che ha il sapore della nostalgia, delle chiacchiere di paese, dei segreti custoditi con cura tra foto ingiallite e inconfessabili peccati, perché, in qualsiasi epoca, santi e peccatori incrociano le loro strade e quello che ne viene fuori è sempre una storia che vale la pena ascoltare.
“Ogni cosa ha avuto inizio quando un Dio benevolo ha deciso di creare me e gli altri protagonisti di questa storia, e di mischiare le nostre vite facendo sì che in quell’anno ci fossimo tutti quanti e ci incontrassimo”
Pronti ad intraprendere un viaggio in terra molisana, nei favolosi anni Settanta, con incursioni nel dopoguerra?
E allora, trasportati dalla penna, oltremodo brillante, di Simonetta Tassinari, partiamo per vivere un’avventura colma di risate e umorismo, momenti di toccante e commovente intensità, lacrime e tristezza. Per insaporire di sale e malinconia la storia, qualche mistero da svelare a poco a poco e una moltitudine di personaggi, tutti perfettamente tratteggiati e sapientemente declinati nelle loro sfaccettature caratteriali.
“L’ultima estate in paese” si dipana in un alternarsi tra il 1975 e il 1945, tra i ruggenti anni Settanta e il Dopoguerra, tra le lotte femministe e le migrazioni italiane verso le miniere di carbone in Belgio. Si incrociano i destini di puerpere, nascituri, drammi familiari e l’intraprendente curiosità della gioventù. Ascoltiamo la voce di Rory, brillante neodiplomata che si affaccia alla vita. Mente brillante, fondatrice del circolo culturale Caffè Blu, pro anticonformismo, anticonsumismo, anti tradizionalismo, qualche chilo in più e tante, troppe forse, idee e pensieri a frullarle in testa e una formidable chioma rossa tutta ricci.
“Il Rory pensiero era spesso più pasticciato della plastilina quando tentavi di staccare i pezzi di un lavoro che ti era venuto male, i colori si confondevano e si mischiavano, ma qualcosa pur c’era” – L’ultima estate in paese
La routine del piccolo paese, Forte delle Orchidee, è scombussolata dall’arrivo di un affascinante ragazzo belga, biondo e altissimo, a bordo di un Kawasaki, che irrompe nella vita dei paesani come un uragano che smuove le acque, le mescola e le rende più brillanti. Pierre è un architetto paesaggista, bello come un angelo, dai lunghi capelli ondulati e il sorriso mozzafiato. Un animo da viaggiatore che cerca le sue radici. Perché vanno bene l’avventura e la libertà ma, in realtà, ha una vena borghese. Secondo voi scoprirà la verità sulle sue origini?
Con “L’ultima estate in paese”, ho scoperto una scrittrice dalla verve incredibile, che sembra sia seduta accanto a te a raccontarti una storia di famiglia, a sussurrarti segreti e a farti ridere mentre ascolti umori, cadenze, borbottii, ma anche sussurri d’amore e sospiri, mentre s’immagina il futuro.
Ho adorato il suo stile narrativo così vivido, confidenziale, ma anche accurato. Una prosa che scorre e non annoia mai, anzi cattura e reca in sé senso di aspettativa e curiosità, emozione e spumeggiante umorismo. Una scoperta davvero interessante per me. Questa autrice che mi ha davvero conquistata.
I continui salti temporali rendono il mistero ancora più avvincente e la scelta stilistica mi ha decisamente convinta. E che dire dell’ambientazione? L’ho adorata! Forte delle Orchidee è un paesino molisano come tanti, tra i boschi, i prati e i gelidi inverni, le case in pietra bianca e i paesani che si conoscono da sempre ed è, secondo me, perfetto per questa storia.
“Adesso, però, io so bene – mentre allora non avrei potuto neppure immaginarlo – che tutto sommato il Forte delle Orchidee non era affatto solo un paese sperduto sull’Appennino molisano, bensì il luogo dove ne erano successe così tante che, forse, neanche a New York”
Quindi, se cercate un romanzo che vi porti in un piccolo borgo, a curiosare tra vecchi ricordi, nascite che racchiudono più di un mistero, una spumeggiante ragazza piena d’inventiva, il suo curioso e variegato gruppo d’amici, un ragazzo tanto affascinante quanto misterioso, salti nel passato tra miniere di carbone, un convento e un ritrovo culturale non tanto acculturato, se volete sorridere ed emozionarvi, recatevi a Forte delle Orchidee. Non ve ne pentirete.
Vi piacciono le storie ambientate in piccoli paesi italiani?
4 stelle ⭐⭐⭐⭐✰

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.