L'ospite regale
romanzo
Iperborea
25 febbraio 2026
ebook, cartaceo
128
Racconto dal sapore dolce – amaro, “L’ospite regale”, dello scrittore danese Henrik Pontoppidan, edito Iperborea, ci accompagna nella tranquillità domestica di una giovane famiglia, tra la brughiera danese ai primi del Novecento.
“L’avevano scritto in faccia, sia nei lineamenti che nei colori: stavano bene ed erano contenti. All’interno del recinto che circondava la casa e il giardino, e che li proteggeva dalle tempeste dell’ ovest, si erano costruiti un piccolo paradiso terrestre…”
Attraverso una narrazione che pulsa e freme di allegorie, e che si rifà alla Genesi, l’autore mette in scena una sorta di commedia: una serata quasi picaresca, uno sconosciuto che bussa alla porta e mette in discussione una placidità consolidata. Poche ore che mettono in subbuglio non solo il rapporto tra i due coniugi, ma anche quello col resto del villaggio. Pochi personaggi, oltre al medico Arnold e alla sua sposa Emmy, gli altri sono semplici comparse, i tre bambini, le domestiche e qualche vicino, e tra loro l’ospite, il “principe del Carnevale”, esuberante e scherzoso, che arriva come un vento di novità, che porta però tempesta. L’Eden, che la casa dei due sposi aveva rappresentato fino a quel momento, è turbato dal serpente tentatore, che usa belle parole e musica, lusinghe e leggerezza, per insinuarsi nel nido domestico.
“E poi è carnevale, è addirittura quasi un dovere indossare una maschera. Le rigide leggi della quotidianità sono sospese per un breve, gioioso momento.”
Henrik Pontoppidan, premio Nobel per la letteratura nel 1917, ammirato persino da Thomas Mann, è stato un grande narratore della società, un vero e proprio cronista del suo tempo, abile nel proporre al lettore dibattito e riflessione sul mondo che lo circonda. I personaggi sono ben delineati, sia nei lineamenti, nel loro muoversi o esprimere emozioni in uno sguardo, sia dal punto di vista caratteriale. Solo l’ospite, descritto minuziosamente nell’aspetto, ci appare come una figura avvolta dall’ambiguità, e alla fine non sappiamo neppure chi sia davvero o quale lo scopo del suo arrivo. Molto ben tratteggiate le descrizioni ambientali, sia la casa dei due coniugi che la natura intorno sono pennellate con cura e dovizia di particolari.
“Il paese si stendeva sui prati cosparsi di neve con il suo mulino, il camino della cooperativa e la residenza del medico dipinta di rosso, così come l’aveva visto centinaia di volte dal fianco della collina, e tuttavia era così cambiato. Vedere casa sua non gli procurava, questa volta, nessun dolce spumeggiare di felicità dentro di sé.”
La narrazione, seppur breve, scorre che è un piacere, vibra di emozione in emozione, con quel dubbio che si insinua e striscia come un serpente, scuote, agita, muove azioni e pensieri. Anche se “L’ospite regale” è stato scritto nel 1908, risulta attuale, scorrevole e deliziosamente piacevole.
Henrik Pontoppidan è stato uno dei maggiori esponenti della narrativa naturalistica e la sua scrittura è caratterizzata spesso da una critica tagliente, in cui non fa sconti e non la vena di banale sentimentalismo, e in questo racconto breve si evince tutta la sua capacità di combinare la realtà con riferimenti allegorici.

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.