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Recensione: “L’ora della lepre. Storia di Yu-yu” di Vincenzo Malavolti, Risguardi

L'ora della lepre. Storia di Yu-yu Book Cover L'ora della lepre. Storia di Yu-yu
Vincenzo Malavolti
narrativa
Risguardi Edizioni
settembre 2015
cartaceo
219

1927

Shanghai è un'immensa megalopoli senza nazionalità, una città intrigante in cui tutto è permesso, perché intorno a lei, nella Cina sconfinata, il vuoto di un potere lasciato vacante dalla deposizione dell'Ultimo Imperatore, è ancora conteso fra i più variopinti signori della guerra.

Da qui parte il rocambolesco percorso di Yu-yu bambina cinese venduta alla stazione di Nanchino, da una coppia di poveri contadini a una aristocratica russa, amante di un commerciante d'armi, ma dal passato oscuro e dal futuro nebuloso (diverrà in seguito la compagna di un generale cinese).

Fortemente intriso di erotismo orientale, nel clima di antiche misconosciute tradizioni, attraverso gli occhi di Yu-yu, dapprima bambina felice, poi adolescente consapevolmente costretta a soggiacere ai piaceri di un alto ufficiale giapponese, il libro percorre buona parte della storia della Cina degli ultimi anni: dall'occupazione giapponese della Manciuria del 1931 alla guerra sino-giapponese e al secondo grande conflitto mondiale, fino alla guerra civile e all'affermazione del Comunismo Maoista nel 1950.

 

La recensione di oggi ha come protagonista “L’ora della lepre. Storia di Yu-yu” di Vincenzo Malavolti

 

L’ora delle lepre è una storia ambientata in Cina, a partire dal 1927, quando la Cina era ancora in mano ai signori della guerra; per passare al 1950 con l’affermazione del Comunismo Maoista e arrivare alla vecchiaia della protagonista, Yu-Yu appunto.

Yu-yu nasce in una Cina poverissima, contadina, in un momento storico in cui le bambine venivano viste come un peso all’interno della famiglia; in un momento in cui venivano spesso vendute o abbandonate.

È proprio il destino che tocca a questa bellissima bambina, dai profondi occhi neri e dai capelli setosi, ma sarà la sua fortuna, sarà la sua salvezza.

Ad una stazione ferroviaria verrà scambiata per un thermos, come se quell’utensile casalingo valesse più di una bambina, e inizierà a vivere con una aristocratica nobildonna russa, Odette, scappata dalla Russia e rifugiatasi a Shanghai. Proprio a Shanghai, per mantenersi, farà la prostituta, e lì verrà riscattata da un venditore di armi americano, invaghito di lei, che la userà come amante e come traduttrice in quel Paese diviso fra grandi cambiamenti, invasioni, rivoluzioni.

La piccola Yu-yu verrà cresciuta con un’educazione nobiliare, dalla sua maman “Odette”, e da un signore della Guerra, Yong Hankang che appena incontrerà la nobildonna per un affare riuscirà a farla rimanere nel suo palazzo ed al suo fianco, e con lei Yu-yu.

Sarà una vera storia d’amore fra loro e per qualche anno saranno una famiglia, ma la Cina non farà sconti ed il generale Yong sarà costretto a lasciarle e finire  solo.

 

“Io me ne vado leggero, con la sacca da mendicante, il mio onore, la mia onestà e la mia libertà. Questa purtroppo, durerà fino a quando a qualcuno non verrà in mente di eliminarmi, potrebbe succedere…

Un cibo che ti avvelena lentamente, si può scivolare facilmente in qualche burrone. Morirei contento per aver avuto la possibilità di conoscerti e di aver goduto qualche tempo la gioia di questa strana famiglia, con te e… con questa strana bambina.”

 

E così Yu-yu continuerà a vivere una vita che subirà invasioni giapponesi; e in cui vedrà il popolo cinese, il suo popolo, messo in ginocchio da invasori che senza troppi scrupoli tratteranno gli uomini come schiavi e le donne come concubine senza diritti e senza valore.

Crescerà allora in lei una forte motivazione a cambiare le cose che la porterà a rischiare la sua vita appoggiando gli ideali comunisti di Mao Zedong.

 

Commento personale

L’ora della lepre non è un romanzo semplice da leggere: le nozioni in questo spazio di tempo così ampio sono tante e spesso ci si perde nella difficoltà dei nomi orientali o nella storia di questo grande paese.

L’accuratezza del racconto denota una profonda conoscenza  e un impegno non indifferente nelle ricerche e nello studio di tradizioni e costumi cinesi.

Si capisce fin dalle primissime pagine che non è un libro per tutti ma un libro che va letto con concentrazione. E questo credo sia proprio il bello di questa romanzo: non vuole solo narrare una storia, vuole raccontare la storia.

A volte ci si immerge talmente tanto nella scrittura che sembra di passeggiare per le vie della fastosa e subdola Shanghai; a volte invece di trovarci di fronte ad un ufficiale giapponese che incute il suo terrore mentre conquista con forza un’altra città cinese.

È il secondo libro che leggo di questo autore e la cosa che mi colpisce sempre è la grande capacità nella scrittura, nella forma e nel ritmo, nella sua completezza; ed anche se l’argomento trattato è lontano da quelli che amo, devo ammettere che è un libro degno di nota, di attenzione.

È un viaggio in un oriente che prova a cambiare, un oriente legato al suo passato ma con sogni per il futuro, come una bambina nata contadina  che aspira a cambiare il destino di una immensa, lussuriosa e ambigua nazione.

 

L’autore

Vincenzo Malavolti, nativo di Brisighella, vive e scrive a Faenza.

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