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Recensione: “L’ombra del cattivo. L’antagonista in 10 saghe del fantastico, tra letteratura, cinema e televisione” a cura di Martina Lenti, Cento Autori

L'ombra del cattivo. L'antagonista in 10 saghe del fantastico, tra letteratura, cinema e televisione. Book Cover L'ombra del cattivo. L'antagonista in 10 saghe del fantastico, tra letteratura, cinema e televisione.
Martina Lenti (a cura di)
Saggio, raccolta
Cento Autori
10 dicembre 2020
cartaceo
192

Da Terramare a Narnia, da Harry Potter a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, passando per Il Signore degli Anelli, in ogni saga che si rispetti oltre al protagonista non può mancare l’antagonista, il cattivo di turno che si oppone all’eroe. Le qualità dell’eroe emergono proprio grazie al suo naturale contraltare: l'antagonista, ossia il Cattivo per eccellenza.

Tuttavia, non basta essere solo il nemico del protagonista per diventare un Cattivo capace di restare impresso nella mente del lettore o dello spettatore e, soprattutto, di tramandarsi per generazioni, entrando a volte a far parte dell'immaginario collettivo.

Quali sono, dunque, gli ingredienti che trasformano un tale personaggio nell'essenza del Male o della Paura per antonomasia?

Questa antologia di saggi prova a rispondere a questa domanda esaminando come l'antagonista sia stato sviluppato in dieci famose opere di genere fantastico e nelle loro relative traduzioni su piccolo e grande schermo.

“E come non c’è ombra senza luce, se uno di questi due elementi non è costruito in maniera convincente, l’Opera ne soffre inevitabilmente. Può restare ugualmente godibile (come dimostrano peraltro alcune delle saghe esaminate nel presente volume, che presentano anche Cattivi ‘di cartone’), perché nel Fantasy ci sono altri elementi in grado di puntellare egregiamente l’edificio. Tuttavia, senza un ‘buon Cattivo’, la vicenda raccontata non esprimerà appieno il proprio potenziale.”

 

Qualunque storia si prenda in considerazione, sia essa una fiaba o un romanzo di avventura, non c’è eroe senza che sia presente anche il suo opposto, ossia la figura del cattivo di turno. E non abbiamo bisogno di scomodare Vladimir Propp e la sua Morfologia della Fiaba per capirlo, soprattutto quando guardiamo alla produzione, sia letteraria che cinematografica e televisiva, del genere fantasy: una narrazione che permette la creazione e definizione di personaggi che sono impegnati in una ricerca, un viaggio, un conflitto, ecc. e coloro che a questi, per motivi diversi, si contrappongono.

Molto spesso è proprio l’antagonista, quella trasposizione del concetto di Male, che ci affascina particolarmente, anche se tifiamo per l’eroe. In fondo, il Bene e il Male sono due facce della stessa medaglia, inseparabili, proprio come l’eroe e il suo opposto, il cui scontro appassiona solo se entrambi sono ben definiti ed hanno una forte personalità.

La figura del cattivo nel fantasy assume forme diverse e, forse ancor più che in altri generi, è fondamentale affinché una storia funzioni. Partendo da questo presupposto, ne L’ombra del cattivo, raccolta di saggi nella quale vengono analizzate, come riporta il sottotitolo, “le figure dell’antagonista in 10 saghe del fantastico”, si scoprono i diversi aspetti che costituiscono la figura del cattivo; e, in alcuni di essi, si cerca anche di rispondere alla domanda di cosa fa di un cattivo un buon antagonista, narrativamente parlando.

Nelle varie saghe, da quelle di Tolkien a quelle della Rowling, passando per autori come George R.R. Martin con le Cronache del ghiaccio e del fuoco, Terry Goodkind (La spada della verità), C.S. Lewis e le Cronache di Narnia o Philip Pullman e la trilogia di Queste oscure materie, tanto per citare le più famose (ma ne L’ombra del cattivo trovano spazio anche analisi sulla trilogia di Shannara di Terry Brooks, su Spiderwick. Le cronache scritta da Holly Black ed illustrata da Tony Di Terlizzi e sulla trilogia dell’Inchiostro di Cornelia Funke), alcuni “cattivi” vengono definiti in modo più profondo e personale, mentre in altri si incarna solo ciò che pregiudizialmente pensiamo sia il Male; altri ancora sono invece proiezioni archetipe dell’inconscio e della parte più oscura del nostro essere.

Dunque, da quanto emerge dai saggi proposti, è evidente che non tutti i cattivi sono uguali e che alcuni sono più cattivi degli altri, perché diversi sono i presupposti che li assimilano al concetto di Male. Ad esempio, il cattivo nella saga de Il Signore degli Anelli è già presente nel titolo, assumendo dunque un ruolo di primo piano nello scontro universale tra il Bene e il Male; mentre per C.S. Lewis, autore delle Cronache di Narnia, i buoni e i cattivi hanno quasi una funzione didattico-religiosa, essendo le Cronache una allegoria cristiana. Nel ciclo La spada delle verità di Terry Goodkind, il cattivo è la malvagità all’ennesima potenza, senza che vengano specificati i motivi, mentre, in altre saghe, i cattivi sono spinti dalla brama di potere, dall’orgoglio, dall’invidia, dall’arroganza e da quei sentimenti che ascriviamo all’essenza del malvagio.

È interessante sottolineare come, nei saggi proposti, ci sia una ricorrente e ampia analisi della figura degli antagonisti non solo nella produzione letteraria, ma anche nella trasposizione scenografica (filmica e televisiva), dando una valida risposta alle differenze nella creazione e nella riuscita dei personaggi che spesso, nelle pellicole, si allontano, non solo a livello descrittivo, ma anche quale incarnazione del male, dalle creature nate dalla penna degli autori.

Leggendo L’Ombra del Male, ho notato che tutti gli esempi studiati nella raccolta siano per la maggior parte di produzione in lingua inglese, sia britannica che americana, (fa eccezione la tedesca Cornelia Funke), dimostrando che le prove di maggior successo del genere fantasy appartengono al mondo anglo-sassone, dove il “cattivo” viene indicato con il termine “villain”, che etimologicamente deriva dall’antico anglo-francese “vilain” (contadino, rustico) e il cui uso, per indicare il personaggio negativo nelle storie, risalga, non a caso, ai primi decenni dell’800. Curioso, vero?

Il saggio, sicuramente, sarà più che apprezzato dagli amanti del genere fantasy, ma risulta comunque molto stimolante anche per chi ama capire i meccanismi della narrativa, e per chi, come la sottoscritta, tende a preferire la figura del cattivo, trovando, che molto spesso, è il personaggio più coinvolgente. Non è pur vero che alle volte si rimane affascinati dalla figura dell’antagonista in cui è possibile scorgere quella parte nascosta dell’animo umano che razionalmente neghiamo di possedere?

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