"Lo speziale di Steinbrueck"
Giallo storico
Fazi Editore
21 luglio 2026
Cartaceo, ebook
360
Friuli, 1738. Dopo aver girovagato per l’Europa come mercante di chincaglierie e rimedi prodigiosi, l’audace quanto sfrontato Gottlob Kramer si ritrova vicino al paese d’origine, Orgnasso, un grumo di case abbarbicato tra i monti. Sulle rive del Meduna, un fiume modesto che diventa imponente solo se gonfiato dalle piogge, si imbatte in una scena raccapricciante: il cadavere di una donna è riverso a terra, con le sottane alzate, il cranio scuoiato e nel pugno una strana pietra. Se all’inizio tutto fa pensare a un annegamento accidentale, presto gli indizi condurranno Gottlob, aiutato dall’ingenuo figlio della vittima, a una scoperta ben più macabra e pericolosa.
Mentre il mercante cerca di risolvere l’enigma, il passato si riversa sul presente e i fantasmi della sua giovinezza tornano a tormentarlo, riportandolo a un tempo in cui, ancora ragazzo, si destreggiava come apprendista nella spezieria della città di Steinbrueck.
“Lo speziale di Steinbrueck” è un coinvolgente giallo storico di Matteo Mantoani, edito da Fazi Editore.
“Il mio nome è Gottlob Kramer, sono un modesto mercante austriaco di passaggio.”
Ebbene, questo personaggio, ovvero lo speziale, sarà difficile da dimenticare.
Lo conosciamo nel 1738 quando giunge in Friuli in compagnia del figlio Torsten. In quel misero borgo di Orgnasso si imbattono in un cadavere.
“La donna stesa per terra ha le sottane alzate (…) Le braccia e il viso sono ricoperti da segni che si allargano come ragnatele vermiglie. Il viso è cinereo, come quello di tutti i cadaveri, ma la cosa che salta subito all’occhio è il cranio giallastro: le hanno scuoiato la testa.”
È stata rinvenuta da un pastore che ha riconosciuta immediatamente la donna. Si chiamava Maddalena ed era la figlia di Marietta, che lo speziale conosceva bene.
In quel borgo lui era nato. All’epoca si chiamava ancora Giacomo.
Ritorniamo indietro nel 1693 quando il protagonista era un bambino cencioso, ma con una grande fame di sapere e di libertà. Imparava ascoltando di nascosto le lezioni del prete del villaggio.
Nel 1701 ritroviamo Giacomo, ormai ragazzo, che sta per intraprendere un viaggio avventuroso in compagnia della sua amata zia Teresa. Lei sì che viveva avventure incredibili. Altro che quelle favole che gli leggeva l’altra zia, Giselda.
Il romanzo alterna le vicissitudini legate ai tre diversi periodi della vita di Giacomo, focalizzando l’attenzione sulle vicende e sugli stati d’animo del protagonista.
È sempre lui, Giacomo, ma in realtà non lo è. Crescendo lontano dal suo paese, si evolve, viene istruito, impara a parlare un’altra lingua, il tedesco, e diventa Gottlob. Un’altra persona.
È questo il fascino del libro: l’evoluzione del personaggio da bambino senza mezzi a speziale ricco ed istruito. In un costante alternarsi tra presente e passato.
“Mi sovviene il ricordo di tanti anni fa, mi sembra che una vita intera scorra all’indietro fino a focalizzarsi su qualcosa a cui non pensavo da tempo immemore.”
Il giallo ci introduce negli usi e costumi tipici di un borgo montano della prima metà del 1700.
La raffinata ricostruzione storica di Matteo Mantoani ci fa percepire i disagi dell’epoca come la repulsione ad usare l’acqua per lavarsi. Molto meglio strofinare il corpo con panni cosparsi “di cipria e spezie secche”. Inoltre, per guarire da qualche malanno, si preferiva dare credito alle dicerie popolari anziché rivolgersi a cerusici o barbieri.
Gli abitanti di Orgnasso credevano, ad esempio, che l’immersione nel fiume Meduna contribuisse a sanare qualsiasi tipo di ferita. Attraverso la pratica della dissezione dei cadaveri, eticamente disapprovata, i chirurghi imparavano a conoscere quella meravigliosa fabbrica che è il nostro corpo.
Il racconto di Gottlob del 1738 è in prima persona. È lo speziale stesso a narrare. Ascoltiamo i suoi pensieri, le sue invettive, la sua ironia e le sue domande e supposizioni.
Questo dialogo tra il protagonista e il lettore è assolutamente intrigante. Leggere i pensieri, le risposte e i dialoghi interiori dello speziale è senz’altro la parte più divertente del libro.
Uno dei personaggi iconici del romanzo è zia Teresa. Una donna colta e coraggiosa che, con astuzia, commerciava in terre straniere piante proibite, come l’erba regina.
È lei ad insegnare una preziosa lezione:
“Una porta chiusa non rappresenta per forza un ostacolo invalicabile. A volte sono proprio gli ostacoli che la vita ci pone che ci costringono a trovare nuove soluzioni facendo largo impiego d’ingegno e dispendio di mezzi.”
Gottlob Kramer è un personaggio incantevole: intuitivo, istruito, ironico. Mi auguro di leggere un’altra avventura dello speziale di Steinbrueck.
Questa storia insegna che è il destino a guidare le scelte che si fanno nella vita.
Ma se le cose fossero andate diversamente? Cosa sarebbe accaduto?
“Ma quel Giacomo non esiste, c’è Giacomo, e poi c’è Gottlob, il mercante ricco e potente, che (…) ha saputo girare l’albero maestro nella direzione dove tirava il vento, e tutto questo l’ha condotto lontano, sì, lontano da tutti.”
Un debutto strepitoso per Matteo Mantoani. Con la sua scrittura immersiva e affilata è riuscito a trasportarmi nella storia e a calarmi nella realtà del Diciottesimo secolo.
Cari lettori, se amate i gialli storici, “Lo speziale di Steinbrueck” è una lettura imperdibile.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.