Recensioni,  Romanzo storico

Recensione: “Lo specchio e la luce” di Hilary Mantel, Fazi Editore

Lo specchio e la luce Book Cover Lo specchio e la luce
Hilary Mantel
romanzo storico
Fazi Editore
ottobre 2020
cartaceo, ebook
1000

Inghilterra, maggio 1536.

Thomas Cromwell, Lord Custode del Sigillo Privato, assiste alla decapitazione di Anna Bolena per mano di un boia francese. Quindi banchetta con i vincitori, deciso a continuare la sua scalata al potere. I tempi sono difficili: i comuni del Nord insorgono, opponendosi alla dissoluzione dei monasteri e ai tributi imposti dalla Corona. L'astuzia e la tenacia di Cromwell riescono a ristabilire l'ordine, e Enrico VIII premia il suo Segretario di Stato con la nomina a Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera. Pur cominciando ad avvertire il peso degli anni, il re è felice. La sua nuova sposa - mite, riservata e malinconica - è l'opposto della precedente: e finalmente riesce a dargli l'agognato erede. Anche la famiglia Cromwell ha le sue soddisfazioni: Gregory, il primogenito, convola a nozze con la sorella della regina, e il Lord Custode scopre di avere un'altra figlia, nata e cresciuta ad Anversa. Ma le gioie non durano a lungo. Jane Seymour muore di lì a poco, in conseguenza del parto. Per quanto afflitto, il re ha bisogno di una nuova sposa: la tregua tra l'Imperatore Carlo V e Francesco I sicurezza dell'Inghilterra, già compromessa dai conflitti con il Papa.

Cromwell si rimette all'opera e, dopo estenuanti trattative, la scelta cade sulla duchessa Anna di Clèves. Ma il matrimonio, che dovrebbe favorire i rapporti tra l'Inghilterra e i principi di Germania, si rivela un fallimento: a Enrico, Anna non piace. Inviso alla vecchia aristocrazia, che non gli ha mai perdonato le sue umili origini e le sue idee riformiste, Cromwell perde poco a poco la fiducia del re. La sua stella inizia a declinare, e si profila un oscuro epilogo...

 

Terzo libro di una trilogia (Wolf Hall; Anna Bolena) che parte da un’idea molto interessante: ripercorrere parte della storia dei Tudor con gli occhi di Thomas Cromwell, uomo del popolo che, grazie al suo acume e alla sua arguzia, riuscirà a introdursi negli ambienti di potere e a diventare consigliere del re, nonché protagonista degli eventi storici di quel periodo.

Appassionata di storia da sempre, in particolare della storia inglese – basti pensare che il mio personaggio storico preferito è Elisabetta I la Grande – ho scelto questo romanzo con grandi aspettative; ma, ahimè, cocente e profonda è stata la delusione.

Per colpa di uno stile eccessivamente prolisso e dispersivo, aggravato da una mancanza totale di un buon lavoro di editing, l’autrice ha sfortunatamente reso tedioso fino allo spasimo uno dei periodi storici più affascinanti.

Parliamo, infatti, di vicende che sono state fonte di ispirazione di numerosi altri libri e film e di personaggi talmente pregnanti da risultare coinvolgenti  già dai comuni libri di storia.

Protagonisti dotati di un fascino così particolare, nel bene e nel male, che sembrano davvero fatti apposta per creare la trama di un romanzo. Ebbene l’autrice è riuscita ad annacquare  tutto ciò.

Per chi ama la storia questo è davvero irritante.

Una scrittura caotica e senza pause, dove non viene nemmeno separata la parte dialogata dalla parte narrativa.

Capitoli lunghissimi, in cui il povero lettore è bombardato da dettagli eccessivamente numerosi che lo distraggono  e lo confondono facilmente.

Personaggi anch’essi numerosissimi che entrano in scena senza un minimo di presentazione.

I Tudor - Londonita

Ogni tanto ci si imbatte in qualche dialogo, dove si percepisce l’inconfondibile humor inglese, che quasi sembra rendere piacevole la lettura, ma subito l’autrice si perde nuovamente, inondando di altre eccessive parole il lettore.

La verbosità eccessiva e l’ossessiva voglia di riempire il romanzo di nozioni e dettagli, inoltre, non ha consentito all’autrice di fare percepire adeguatamente l’anima dei personaggi. Anche in questo caso, quando cominci a gustare un poco la descrizione di un personaggio, l’autrice si perde conducendoti con sè facendoti sprofondare  nella noia.

“Ho viaggiato così a lungo per arrivare fin quassù, che adesso, sul mio ramo, niente di ciò che fanno mi irrita o mi turba”

L’attitudine a scrivere abbondantemente non risulta essere un problema quando è accompagnata da una capacità spiccata di andare in profondità nella psicologia dei personaggi. Basti pensare ai grandi autori della letteratura russa ma anche ad autori come Stephen King.

In questi casi, infatti, ci si immerge talmente tanto nell’intimo del protagonista da avere la percezione di stare vivendo quelle pagine; in quel caso neanche ti accorgi del tempo che passa mentre leggi.

La Mantel non ha avuto questa capacità a mio parere. Sono riuscita a vedere solo qualche barlume dei personaggi incontrati (e menomale che già li conoscevo); non oso pensare alle sensazioni che potrebbe provare qualcuno totalmente a digiuno di storia inglese. Non è ammissibile che per gustare un libro si debba andare a cercare gli approfondimenti sui personaggi descritti.

Inoltre, il pregio di un buon romanzo storico, ed anche ciò che alla fine lo distingue da un libro di storia, è riuscire a farti percepire quel periodo storico dal di dentro. Un bravo autore ti dona la sensazione di percorrere quelle vie, di vivere in quei palazzi, percepire quegli odori, i suoni i rumori. In poche parole la storia diventa vita vissuta.

Anche questo mi è venuto a mancare leggendo questo romanzo.

Ho avuto l’impressione che l’autrice fosse più concentrata sugli approfondimenti storici piuttosto che sul ricreare l’atmosfera dell’Inghilterra dei Tudor.

Sono consapevole di poter risultare una voce fuori dal coro perché di questo romanzo, come dei precedenti, troverete recensioni positive; c’è anche da dire che i gusti di lettura sono soggettivi. Per quanto mi riguarda considero questo lavoro come una bella ispirazione, ma eseguita in maniera fallimentare.

 

L’autrice

Hilary Mantel: why I became a historical novelist | Essays | The Guardian

Dame Hilary Mary Mantel (Glossop, 6 luglio 1952) è una scrittrice e critica letteraria britannica, vincitrice del Booker Prize nel 2009 con il romanzo Wolf Hall e ancora nel 2012 con Bring Up the Bodies, prima donna ad essere stata insignita due volte del prestigioso premio.

Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Sheffield (1973), ha vissuto in Botswana e in Arabia Saudita.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: